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323 - 21.06.07


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I nuovi atei Usa.
Le ragioni di un successo
Alessandro Lanni

Negli Stati Uniti, si arricchisce il filone dei libri sull'ateismo. Dopo i best seller di Richard Dawkins (The God Delusion) e Daniel Dennett (Rompere l'incantesimo, tradotto da Cortina in Italia), arriva God Is Not Great di Christopher Hitchens, giornalista inglese di gran successo negli Usa. Su The Nation di giugno, Richard Aronson fa il punto sulle ragioni di un successo editoriale che ha sorpreso non poco. Come hanno fatto i “nuovi atei” a conquistare un largo pubblico quando, tradizionalmente, sono una esigua minoranza della popolazione americana? Innanzitutto, sfatando il mito – e i sondaggi – di una nazione super-religiosa. Non è così, e lo hanno dimostrato varie inchieste fatte dai quotidiani americani negli ultimi mesi, come ricorda Aronson nel suo articolo. “Il grande successo dei ‘nuovi atei’ consiste nell'aver raggiunto tutti coloro che non si riconoscono in nessuna fede, aver parlato loro e in loro vece”. Malgrado siano libri differenti, scritti con intenzioni diverse e in contesti lontani, questi volumi genericamente definiti atei hanno obiettivi in comune. Da una parte, secondo The Nation, si tratta di una battaglia in favore delle premesse costituzionali di una società secolare, dall'altra c'è il desiderio di far guadagnare stima sociale all'ateismo in America. Recenti sondaggi hanno certificato che gli americani preferirebbero come presidente una donna o un afro-americano piuttosto che un ateo (o un gay). Ecco, Dawkins e Dennett, e ora anche Hitchens, starebbero combattendo una battaglia culturale per cambiare la pubblica opinione intorno all'ateismo.

Si attraversa l'oceano e si incontrano temi affini. Le Figaro del 1 giugno ha invitato un filosofo e un matematico a discutere di materialismo, scienza, dio e inevitabilmente ateismo. André Comte-Sponville e Jean Staune s'interrogano sulla necessità o meno della scienza di essere senza dio. Ne esce un dibattito colto sui valori e sul ruolo della scienza. Il filosofo sottolinea l'irriducibilità della filosofia al progresso scientifico, lo scienziato ribatte che molte delle conoscenze scientifiche (o pseudo tali) basate su assunti come la creazione oppure la centralità della Terra all'interno del sistema solare sono state superate proprio dall'evoluzione del sapere scientifico. Eppure, ricorda Comte-Sponville, il fatto che la religione esista non è indagabile scientificamente, ovvero si tratta di un tema che non può essere verificato o falsificato. Qualcosa vorrà pur dire.

Eco e Napoli à la francese

Sempre in Francia, sul Nouvel Observateur, Umberto Eco recensisce il Dictionnaire amoureux de Naples. Scritto dal suo traduttore francese Jean-Noël Schifano, il ponderoso volume (580 pagine) ha come oggetto quello che il semiologo definisce un “il topos napoletano della letteratura francese”. Eppure, sottolinea Eco, l'amore di Schifano per la città “non è quello per cui si dice che amiamo le arti o le passeggiate in campagna. Schifano è un innamorato di Napoli nel senso più sensuale ed erotico del termine, un amante violento e geloso, appassionato, febbrile e intossicato”. Eco contrappone l'immagine affascinata del libro francese a quella più cruda e violenta che di Napoli ha dato Roberto Saviano in Gomorra. A chi credere? si chiede il recensore. “A Saviano che parla di un inferno oppure allo sguardo velato di nostalgia di Schifano che ci parla di un paradiso?”
Forse, conclude Eco, è proprio in questo destino tragico e contraddittorio il fascino pericoloso e pieno di luce di Napoli.

 

 

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