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315 - 16.02.07


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Mayday mayday:
i precari hanno un problema

Martina Toti


“Hey Houston, abbiamo un problema” dicevano dall’Apollo 13 mentre la loro navicella stava per cedere e perdeva ossigeno e controllo. Nel film che ne fecero, a quelle parole il pubblico rimaneva congelato. Niente luna per l’Apollo 13. Sogni infranti. Missione fallita. Certo, lo spazio infinito e i nostri spazi quotidiani – fatti di scrivanie e computer, o di catene di montaggio e tute blu – appaiono lontani, ma chi parla oggi del nostro mondo lancia il suo mayday, come sulla navicella, come con “Hey Houston, abbiamo un problema”. E chi ascolta resta inevitabilmente congelato: niente luna per impiegati e operai. Sogni infranti. Missione fallita. Lavoro precario.

Il mayday lo lanciano in tanti: politici, sindacalisti, sociologi, ma anche gli scrittori, quelli del mestiere di scrivere, che più precario di così si muore. E da quella richiesta di soccorso nasce una letteratura su co.co.co., co.co.pro., job on call e tempi determinati vari. La casa editrice Ediesse ha raccolto alcuni di questi racconti in una bella antologia intitolata Laboriosi oroscopi e curata da Mario Desiati e Tarcisio Tarquini. Diciotto scrittori si confrontano con i temi del lavoro contemporaneo e, soprattutto, con il disagio di un lavoro che non c’è o che, quando c’è, è traballante e incerto. Attesa e paure, frustrazione e rassegnazione accompagnano le giornate e le notti di giovani che arrancano per arrivare a fine mese, che per finanziare gli studi attraversano la città di notte per un lavoro in fabbrica, che per mantenersi rinunciano a un’impossibile carriera universitaria e iniziano a vendere aspirapolveri superaccessoriate a chi, invece, ha soldi da dare.

Il lettore resta congelato perché, per ora, questi racconti, queste richieste di soccorso o “denunce letterarie” non concedono grande speranza. Per l’Apollo 13 non c’è luna, la navicella è rotta, il viaggio è interrotto. Secondo Raffaele Manica, nella prefazione che apre l’antologia, i racconti portano con sé una sensazione di stupefazione che “deriva dalla percezione vertiginosamente mutata del lavoro (…). Un mito filosofico-artistico (l’instabilità, la precarietà) è diventato il problema concreto per eccellenza, insieme alla disoccupazione, che trasfigura un altro mito (l’assenza, la mancanza)”.

Ogni racconto lascia una traccia nel lettore, rendendolo anche lui precario, dandogli la possibilità di sentire il richiamo di sensazioni, idee, progetti mancati e visioni che vivono nella quotidianità di un lavoratore temporaneo. Ci sono topi che mordicchiano cervelli negli incubi di chi vorrebbe scrivere per mestiere ma non può fare altro che lavorare in fabbrica. Ci sono i soliti amici che dicono “Cercati la raccomandazione che è meglio”. Ci sono plurilaureati che finiscono a spolverare i materassi in case di lusso. E c’è chi ha un figlio, ma al datore di lavoro, deve dire: “No, io di figli non ne ho in programma”.

Anche la scrittura, come la lettura, si fa precaria: a volte surreale, a volte realista, ogni testo dà conto in poche pagine di un mondo nuovo che impone di declinare i tempi solo al presente, di guardarsi intorno senza immaginare il dopo ma solo l’adesso e che, allo stesso tempo, rende tutti flessibilmente disponibili ad accettare quel poco che c’è.

Laboriosi Oroscopi
Ediesse, pp.162 € 15,00
a cura di Mario Desiati e Tarcisio Tarquini,
racconti di Elisabetta Liguori, Massimiliano Zambetta, Francesco Dezio, Emanuele Trevi,
Carola Susani, Angelo Ferracuti, Flavio Santi, Andrea Melone, Lorenzo Pavolini, Andrea Bajani,
Roberto Saviano, Sara Ventroni, Andrea Carraro,
Marco Di Marco, Silvia Colangeli, Giulia Fazzi,
Alessandro Piperno e Mario Desiati




 

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