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308 - 26.10.06


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Voce nel purgatorio

Mihàly Kornis



(In un dibattito televisivo una DONNA cerca da tempo di prendere la parola, ci riesce e sbotta : )

Che cos’è la morte? Posso chiederlo? Ormai vorrei davvero porre questa domanda pubblicamente.
Qua tutti si preoccupano che prima o poi moriamo… o che ne so.
Non lo so.
Cioè, grazie che moriamo. Ma che moriamo prima del dovuto.
Ma come e di cosa moriamo, quando vediamo che non muore neanche quello che dovrebbe o che ci si aspetterebbe che muoia perché, diciamo, è malato, certo nessuno ce lo vuole dire! Non sto mica alludendo ai fantasmi o ai politici, davvero!
Non è questo che vi sto domandando, giuro.
Bensì: che cos’è la morte? Chi l’ha vista? Perché minacciano?
Chi è colui che mi può provare di essere morto? Perché allora si trova qua?
Primo. O dove si trova? E se non è qua, allora chi sta parlando? Perché ci spaventa? Chi lo ha assoldato? Secondo. Da giorni c’è questa cosa in me, di cui pure gli altri si lamentano, meglio se non faccio nomi, che insomma io non so chi sono! So il mio nome, Teresa Hadas in Gyuriska, è solo che non so cosa ci sia dietro. Se c’è qualcuno dietro. C’è qualcuno dietro o è solo un gran pezzo di…Questo si che é interessante! Visto che ne parliamo…non sto annoiando nessuno, vero? In questo mondo, come pure nell’altro, ero capo contabile. Non vi dico dove, da allora la ditta è fallita, e da parte del ministero è cominciata una procedura fallimentare in cui io mi sono trovata dentro fino al collo – perché i dirigenti della Spa mi hanno bella e ingannata che mettono tutto a tacere, bèh non l’hanno fatto – e io ci starei pure.
Eppure non ci sto!
Vi dico perché? Perché ormai mi trovo in un altro mondo!
In questo.
A questo punto vedo che le mie azioni non hanno conseguenze. E non soltanto le mie. Secondo me neanche le vostre. Se mai siete morti…Non lo so, ma voi come vi sentite?
Vedete?
È di questo che sto parlando. Non c’è riscontro, eppure qualcuno sta alle mie spalle.
Mi somiglia, in passato aveva pure un bel corpicino, non devo neppure girarmi per sapere che porta il rossetto C-8, e il marito è un nessuno, ormai non conta. Cioè nel mondo reale! In questo mondo io sputo su chi mi pare, non ha importanza. E mica si puliscono, al massimo restituiscono lo sputo. Lei, cioè io, che mi sto dietro, eh, ora cominciamo con la grammatica…(pensa)
O non mi trovo qua, o non sono io quella!

(si fa pensierosa, magari si mette a sputacchiare intorno, e intanto sorridendo parla fra se:)

Sono una misera buona a nulla, alla fine ecco quello che sono. Una vipera occhialuta. Non ci sono prove. Ma ha importanza? (Parla più forte) Però prima che mi tolgano il microfono, voglio ancora domandare, come andrà a finire?
Chi può essere considerato vivo, e chi no?
Chi é che paga le tasse, e chi non le paga?
E chi paga in modo tale che paga veramente?
E chi é che non paga, se non paga? Come gli danno l’ ingiunzione finale?
E per morire non ci danno l’ingiunzione? Come stanno le cose, eh?
Fino a quando si andrà avanti così? (silenzio)
Io aspetto!


Questo monologo, tratto dall’opera “Condizione straordinaria – cabaret contemporaneo” di Mihály Kornis (trad. Monica Savoia), è stato letto all’incontro con l’autore tenutosi all’Accademia di Ungheria di Rroma il 4 ottobre 2006.



 

 

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