304 - 24.08.06


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Guerra santa
nella giungla di città

Mauro Buonocore



Torbidi colori, sordidi individui. La Los Angeles di James Ellroy è un giungla in cui crescono storie che si arrampicano e si attorcigliano intorno alla cronaca più nera della storia americana.
Gli echi dell’11 settembre, la paranoia anti-islamica, “cellule dormienti” di fondamentalisti mussulmani che tramano per colpire distruggere dall’interno i fulcri dell’immaginario statunitense. Intorno a questi nodi si tesse la trama di Jungletown Jihad, ultimo episodio del ciclo poliziesco che vede come protagonista Rick Jenson, del Lapd (Dipartimento di Polizia di Los Angeles), poliziotto perennemente sotto inchiesta da parte dei superiori per la violenza dei suoi metodi e per la sua inclinazione a premere troppo facilmente il dito sul grilletto.

Seguiamo Jenson nel suo racconto in prima persona, lo accompagniamo a caccia di arabi terroristi e di soluzioni a crimini irrisolti da anni; lui ci mostra le tenebre di Los Angeles, non solo i quartieri più derelitti, la Coonville (letteralmente: la città dei neri) più sporca e degradata della California, ci mischiamo con lui tra la sporcizia di questi quartieri e di chi li abita, affrontiamo arabi che vivono nel sudiciume di cui loro stessi, tanto trasandati e lordi da avere zecche impigliate nelle barbe, sono immagine. Con Jenson ci muoviamo tra spettacoli di lapdance con in mano le foto di vittime e sospetti, in bocca le domande per trovare testimonianze. Scopriamo con lui piani terroristici che colpiranno a breve, detective che vivono di ricatti, un intero sadico circolo di snuff movies, film pornografici che riprendono dal vivo morti reali. E allo stesso tempo accompagniamo Jenson nella passione amorosa e morbosa per Donna Donahue, la star di Hollywood di cui non può fare a meno, la donna che ogni volta Rick vuole (deve) proteggere e riconquistare.

I lettori abituati, e affezionati, a Ellroy troveranno tra le pagine di questa piccola storia poliziesca tutti gli ingredienti che caricano la scrittura dei suoi romanzi, e riconosceranno in queste pagine quel viaggio tra gli inferi degli uomini, tra manie efferate e violente che ha segnato la cifra stilistica dell’autore di American Tabloid.

Ma pur riconoscendo elementi essenziali e ripetitivi della scrittura di Ellroy, la lettura continua a correre appassionata, merito di una narrazione concitata e tesa, come si addice a una crime story, che porta il lettore ad ansimare tra i pensieri del detective, a respirare quella stessa puzza di crimine e di vizio in cui il protagonista si muove. Ogni colore di questa Los Angeles derelitta, ogni respiro di questa metropoli infernale, salta fuori, scattoso e nervoso come i movimenti di Jenson, dalla traduzione di Carlo Prosperi che riesce, con grande abilita, a ricostruire i mille intarsi di parole e neologismi.

Non è un caso che i romanzi di colui che è ormai uno dei maggiori autori di culto americani diventino film apprezzati; L.A. Confidential premiato dagli Oscar, Dalia Nera diretto da De Palma aprirà la Mostra del Cinema di Venezia. Di fronte alle viscere del cuore umano Ellroy è un maestro: non ci lascia leggere, ci porta dentro, insieme ai personaggi, nel mezzo delle scene; queste storie, orribili, ci corrono davanti agli occhi e noi, piuttosto che chiuderli, li spalanchiamo e giriamo pagina fino alla soluzione del caso, fino al prossimo romanzo.


James Ellroy
Jungletown Jihad
traduzione di Carlo Prosperi
Bompiani, 2006, pag. 127, euro 13,00


 

 

 

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