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298 - 05.05.06


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Scatti al cuore dell’Africa

Alessandra Spila



Narrazione e documento, esotismo e mistero si fondono insieme negli storici scatti in bianco e nero della mostra La crociera nera, a cura di Maria Mancini, in scena a Roma presso la Società Geografica Italiana (Palazzetto Mattei, Villa Celimontana) dall’8 aprile al 7 maggio, inserita nell’ambito del festival internazionale FotoGrafia. Sono una settantina le immagini destinate a ricostruire il senso di un’avventura straordinaria, quella di Andrè Citroen, l’emergente tycoon dell’automobile, che guidò dall’ottobre 1924 al luglio 1925 la prima spedizione automobilistica attraverso il cuore selvaggio del continente nero a bordo di otto veicoli cingolati. Obiettivo? Dimostrare la superiorità dell’automobile sull’aereo, collegare le colonie francesi dall’Algeria al Madagascar con un viaggio inedito che coinvolse oltre a nove meccanici, un ingegnere ed un comandante, pure un pittore, un medico e soprattutto un regista, Leon Poirier, che realizzò il giornale “cinegrafico” (nella mostra è prevista la visione di venti minuti del filmato), grazie all’aiuto dell’operatore Georges Spech. Frutto della collaborazione tra i due: 27.000 metri di pellicole e 8.000 foto, riprova non solo del desiderio di gloria, ma anche del desiderio di conoscenza scientifica, artistica ed antropologica volto a documentare luoghi e popoli ancora immersi, nell’immaginario collettivo degli anni ’20 del Novecento, in un fascino misterioso.

Un fascino che non lascia indifferente il visitatore di questa mostra. Non solo per i paesaggi ancora oggi, all’occhio dell’occidentale contemporaneo, ineguagliabili, come la cascata M’Bali. Né soltanto per i villaggi o le scene di caccia con leoni ed ippopotami-trofei, immortalati in una dimensione rarefatta di passato perduto per sempre. A colpire l’attenzione sono subito, e soprattutto, i ritratti. E, nello specifico, i ritratti femminili: non si può che rimanere impigliati nei volti di donne lontane nel tempo e nello spazio, avvicinate in una selezione di scatti che unisce popoli e paesi diversi (dal Niger al Ciad, dal Congo allo Zambia) con l’effetto di annullare ogni distanza, compresa quella tra fotografia e visitatore. Diffidenza, pudore e orgoglio segnano le espressioni di questi volti che osservano, rimanendo estranei, la macchina fotografica che intende invece coglierne l’anima. Una fra tutte, la “donna Targui a Tessalit (Mali)”, il cui viso, rivolto in basso quasi per sfuggire all’indiscrezione dell’uomo esploratore, è immortalata isolata e chiusa nel suo mantello. Il repertorio della mostra regala però anche altre sfumature delle donne africane incontrate dalla spedizione che, secondo le cronache, s’imbatté in popolazioni ancora sconosciute come i Sara. In alcuni casi a prevalere è, infatti, una sorta di superiore indifferenza, al limite della sfida, evidente in “Nobasodrou, donna Mangbetu” e nella donna Logo a Faradje. Ed emerge, sia pure con minore prepotenza e dunque con maggiore fascino, anche la sottile vena di una sensualità profonda quanto inconsapevole, resa con perizia nelle fotografie della donna Toubou (Niger) e della donna Mangbetu di Tuba.
Molto diversa invece la galleria dei ritratti maschili, pressocché tutti sotto il segno della fierezza e della virilità esibita. Spiccano i ritratti, quasi celebrativi, di Arungura, capo Mangbetu e di Gaba, cacciatore Sara. Oppure del cacciatore armato di lancia del villaggio di Vogpo o di Luhao, capo Wagénia. Un’aria indiscutibile di padronanza ed inavvicinabilità che viene però smentita, fino ad arrivare alla soggezione ed all’esclusione, dalle immagini in cui ruba la scena a cacciatori e capitribù l’uomo bianco. Nella sua divisa da esploratore dai toni chiari, vestito di tutto punto, l’esploratore toglie vigore all’esplorato. Danno quest’impressione due scene di caccia, quella al leone ad Am-Dafok e soprattutto quella all’ippopotamo nello stagno di Ouandja: i due uomini “bianchi” esibiscono la vittoria sugli animali mentre un gruppo di nativi rimane in disparte. Sulla stessa linea anche l’incontro tra la spedizione ed i cacciatori alle falde del Kilimangiaro. Una fotografia, quest’ultima, piena di suggestione grazie all’abilità con cui è colto lo sguardo di uno dei tre cacciatori. Rivolto indietro, osserva l’obiettivo alle sue spalle mentre due vetture trasportano la tecnologia europea dei primi decenni del secolo scorso al centro di un paesaggio ancora incontaminato, raggiungendo così un singolare effetto straniante.


La Crociera Nera
Roma, Società Geografica Italiana
Palazzetto Mattei, Villa Celimontana
Via della Navicella, 12
8 aprile - 7 maggio 2006
Ingresso libero
Orario 10,30-18,30
Chiuso il 16 aprile
Per informazioni: tel. 06/7008279


 

 

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