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298 - 05.05.06


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Hanna Arendt,
donna del XX secolo

Paola Casella



Esiste uno specifico genio femminile? E se esiste, in che cosa consiste? A questa domanda cerca di dare una risposta Julia Kristeva, la scrittrice, semiologa e psicanalista bulgara che proprio alla genialità al femminile ha dedicato una trilogia pubblicata da Donzelli, che è iniziata con un ritratto della scrittrice francese Colette e che prosegue ora con una biografia della filosofa e politologa Hanna Arendt, per concludersi, in un prossimo futuro con il profilo della psicanalista Melanie Klein. "Due ebree di lingua tedesca che hanno esplorato in inglese, a New York e a Londra, la gravità della politica e le frontiere dell'umano; e una contadina francese che ravviva la fiamma dei materialisti e del libertinaggio sofisticato", le descrive Kristeva. "I molti volti dei Tempi moderni ci vengono restituiti dal loro genio, nella loro complessità e nelle loro verità complementari".

"Il genio è un'invenzione terapeutica che ci impedisce di morire di eguaglianza in un mondo privo di aldilà", scrive Kristeva, lei stessa degna rappresentante della capacità "alta" del pensiero femminile. E, da donna, qualche riga più in là aggiunge che tuttavia "la vita si giustifica in modo più umile", rifiutandosi, nel modo olistico che hanno le donne, di tracciare un divisorio fra vita e pensiero, sentimento e razionalità, che collochi l'una in una categoria superiore rispetto all'altro. Perché il genio femminile, secondo Kristeva, sta proprio nella compenetrazione dei vari aspetti della vita, di cui il pensiero razionale è solo una parte, e non necessariamente la più nobile.
Così, nel raccontare Hannah Arendt (che indubbiamente con il pensiero razionale ci sapeva fare), non crea cesure fra i suoi scritti e la sua personalità, ricordando che, per la Arendt, l'oggetto di studio era e sarebbe sempre rimasto proprio la vita nella sua totalità, non scorporabile (e uso il termine non a caso, perché della corporeità soprattutto una donna non può fare a meno, quando si appresta a conoscere e a comunicare), perché "la vita della giovane filosofa si confonde con la storia del suo popolo e dei popoli del XX secolo, senza comunque che Hannah smetta di condurre un'esistenza di donna che prova desideri e che racconta le sue passioni".

Per questo, ai testi politici sull'antisemitismo e il totalitarismo che resero celebre l'autrice, si alternano senza soluzione di continuità altri suoi scritti assai più personali. Perché "Hannah Arendt non si riduce alla 'banalità del male' e al 'processo Eichmann', o all'identificazione fra nazismo e stalinismo", impedendo "di vedere insiemi assai più attraenti, ma anche pericolosamente più complessi".

“In particolare, Kristeva punta il suo interesse sul legame fra Arendt e la lingua, che è sempre la lingua materna", ha detto Nadia Fusini nel corso della presentazione di questo secondo volume del trittico sul genio femminile, "nel tentativo di rompere con una certa immagine della lingua femminile che la cultura imponeva. Hannah, che si difese da ogni identificazione dichiarando sempre di aver fatto solo quello che desiderava fare, ha cercato in tutta la sua opera di ricostruire la vita delle parole, anzi, una vita che si è fatta parola".

"Nessuno ignora che le donne ereditano dalla loro osmosi con la specie, che le distingue radicalmente dagli uomini, rilevanti difficoltà a manifestare il loro genio", osserva Kristeva. Ma nessuna delle tre protagoniste raccontate nel trittico pensato da Julia Kristeva lascia che questo impedisca loro di rivelarsi geniali. "Non proprio escluse, non proprio marginali, Arendt, Klein e Colette sono però fuori dal coro", scrive ancora l'autrice bulgara. "Realizzano la loro libertà di esploratrici fuori dalle correnti dominanti, dalle istituzioni, dai partiti e dalle scuole". E il compito è semplicemente (sic) quello di "ricostruire la particolarità di ciascuna".

Julia Kristeva
Hannah Arendt - La vita, le parole
Collezione Il genio femminile
Donzelli Editore
Pagg. 296 Euro 23,00

 

 

 

 

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