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296 - 24.03.06


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L’altra Africa di Kapuscinski

Tina Cosmai



Genova osserva l’Africa, attraverso uno sguardo di profonda attrazione sul continente nero, lo sguardo poetico di Ryszard Kapuscinski. Dal 10 marzo al 7 aprile 2006, nella sala espositiva della Fondazione Carige, il Centro Culturale Europeo propone una suggestiva mostra fotografica sull’esperienza africana del reporter polacco che da oltre quarant’anni viaggia in Africa, “evitando i percorsi ufficiali, i palazzi, i personaggi importanti e la grande politica”. Così Kapuscinski definisce i suoi giorni africani in “Ebano”, opera letteraria che, insieme a “Lapidarium” e “ La prima guerra del football e altre guerre di poveri”, guida le straordinarie immagini in esposizione. Le trentadue fotografie, in bianco e nero e a colori, sono accompagnate da didascalie tratte dalle parole del giornalista polacco, parole colme di un significato poetico che scruta l’Africa attraverso gli occhi e le azioni del suo popolo.

Kapuscinski sa che per parlare di un popolo bisogna accoglierlo, bisogna fare “l’esperienza del deserto”: il deserto, quindi, l’abbandono. L’Africa è un luogo dove la fratellanza è un sentimento dominante, necessario, un luogo dove bisogna essere uniti per rischiare la vita e per difenderla contro una natura forte, predominante, spesso violenta. Da qui nasce la cultura dello scambio e dell’accoglienza verso un luogo sì magnifico ma spietato. “Qui nulla mitiga i rapporti tra uomo e natura – scrive Kapuscinski – non esistono compromessi, gradualità, stadi intermedi. E’ una continua battaglia per la morte o la vita. L’africano è un uomo che fin dalla nascita sta al fronte, sempre in lotta contro la natura sottile del suo continente”.

Questa dimensione della lotta, della guerra, è espressa nelle immagini dei bambini al fronte, che impugnano le armi, che indossan????@? ??E?E????o le mimetiche, ma anche dei bambini che lavorano la terra, che sono a scuola, degli uomini e delle donne in cammino sotto la pioggia battente. Lo sguardo di questo popolo esprime dolore, drammaticità, fatica, nei ritratti, ma anche un’immensa capacità di amore verso ciò che nutre e distrugge. Gli occhi delle donne sanno dire un che non attende nulla in cambio, un vero e proprio sguardo di gratuità e di profonda accettazione verso una madre natura capace di grandi slanci, di immensi doni ma anche di profonda efferatezza. Per questo gli africani hanno “un rapporto forte con il male e con la spietatezza - dice Kapuscinski - qui il male non è un assioma, il male è nell’azione. Il peccato, nel momento in cui è punito, è cancellato. Delitto e castigo vanno di pari passo”.

Esattamente come quando la natura stravolge ogni equilibrio umano, quando ferisce con forza; ecco, in quei momenti essa è l’espressione del male ma poi, di colpo, diviene generosa, affascinante con quei suoi colori intensi, vividi, prodiga di frutti e di bontà. Queste immagini in mostra a Genova esprimono tutto questo, esse sono l’esasperazione del dolore e della comunione con la natura, in un’esistenza umana che nelle proprie azioni, non conosce il conflitto dialettico.

Kapuscinski dall’Africa – Immagini di un reportage
10 marzo – 7 aprile 2006
lunedì – venerdì ore 10.00 / 19.00
Sale espositive – Fondazione Carige
Via G. D’Annunzio, 105 – Genova
Ingresso libero


 

 

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