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291 - 26.12.05


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Liff, il melting-pot del cinema

Emanuela Evangelisti



Il Leeds International Film Festival (Liff) è uno dei più importanti eventi cinematografici del Regno Unito, insieme a quello di Londra ed Edinburgo. Principale iniziativa culturale del Nord d’Inghilterra, costituisce un melting-pot per pellicole più o meno note e rappresenta una preziosa fonte di accesso a produzioni autoriali di altrimenti difficile reperibilità.
Terminato lo scorso tredici novembre, il festival si è articolato in undici intense giornate, con più di cinquecento ore di proiezioni, incontri ed eventi distribuiti in diversi siti della città. Se è vero che negli ultimi venti anni Leeds ha vissuto un forte sviluppo economico e demografico, peraltro ancora in atto, certo è che il festival ha contribuito ad alimentarne la crescita culturale nonché l’affluenza turistica, facendo invidia ai limitrofi centri urbani come la più grande Manchester che solo da due anni può contare su una peraltro limitata manifestazione cinematografica.

Tradizionalmente il principale centro dell’industria tessile britannica, insieme alla vicina Bradford, Leeds ha presentato quest’anno la diciannovesima edizione del festival riscuotendo una numerosa affluenza di pubblico. Ciò testimonia come una sempre maggiore porzione di pubblico ricerchi opere originali e alternative rispetto alle produzioni main-stream. Come sostiene Chris Fell, direttore del Liff: “Questo fenomeno è evidenziato dall’attuale predominio sul cinema dei mercati di dvd e videogiochi, la cui diversità e continua innovazione di offerta non può essere sostenuta dai film”. Di conseguenza i film festival in tutto il mondo assumono l’urgente doppio ruolo di promuovere una quantità (quella dei film che non troverebbero altro sbocco sul mercato) e una diversità qualitativa (o originalità), legata, quest’ultima, al loro potenziale educativo e culturale.

Il ricco programma del festival si è dispiegato tra lunghi e cortometraggi, documentari e dibattiti, suddividendosi in sei principali aree tematiche tra cui una retrospettiva completa su Francesco Rosi, peraltro retro-visto anche a Edinburgo e prossimamente all’Institut français di Londra, dove sarà presente lo stesso regista. Buona parte delle proiezioni scelte è stata dedicata al cinema politico e sociale di cui Rosi rappresenta, secondo la critica inglese, the Italian master. Tra gli altri si ricorda il filippino Lino Brock il cui Manila in the Claws of Neon (Maynila: Sa Mga Kuko Ng Liwanag, 1975) offre un quadro di vita nella corrotta, pericolosa e inquinata città di Manila ed è stato considerato il più importante film delle Filippine; o ancora I am Cuba (Soy Cuba, 1964) di Mikheil Kalatozishvili, film che celebra il progresso raggiunto dalla rivoluzione cubana e presentato qui per la prima volta in una versione restaurata. Numerosi i documentari e le serate a tema come quella sugli Italian radicals con un film sull’esperienza di Radio Alice e un documentario sulla figura di Antonio Negri (Antonio NegriA Revolt That Never Ends, di A. Weltz e A. Pichler, 2004). L’Italia è ancora sorprendentemente presente nella selezione ufficiale con due film di Vincenzo Marra (Tornando a Casa, 2001; Vento di Terra, 2004), tra i nuovi interessanti personaggi del cinema italiano contemporaneo.

Altra curiosità di questa edizione è stata la cosiddetta Legend of Louis Le Prince, che riguarda il fatto storico secondo cui le primissime due registrazioni filmiche a noi disponibili risalgono al 1888 e furono entrambe girate a Leeds da tal Louis Le Prince, inventore francese scomparso misteriosamente alla vigilia di una dimostrazione pubblica sui risultati di anni di intenso lavoro da pioniere.


Tra le varie altre interessanti pellicole in proiezione si ricordano The Sleeping Child (L’Enfant Endormi, 2004) della regista Yasmine Kassari, coproduzione belga-marocchina con amene e lente riprese di una piccola porzione del paesaggio africano e affascinanti interpretazioni delle due protagoniste; Written on the Earth (2005) del regista iraniano Ali Mohammad Ghasemi, visione folle e spietata della disperazione di un uomo che uccide bambini e bambine nonché “dannata condanna” del fanatismo e della violenza religiosa. Infine si vuole qui citare l’intenso e coinvolgente Allegro del danese Christopher Boe (2005) il cui espressionismo realista ha sedotto e commosso e la cui fantascienza poetica ha attratto e colpito senza trascurare il diletto sommesso complice del gioco d’amore.

 

 

 

 

 

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