CaffèEuropa.it si è trasferito su Reset.it

Caffe' Europa
290 - 12.12.05


Cerca nel sito
Cerca WWW
Le derive metafisiche
di Giorgio De Chirico

Gianna Bentivenga



Vincenzo Trione
Atlanti Metafisici
Skira editore, 2005
pag.384, euro 24,50


Atlanti Metafisici è un invito, e tentativo al tempo stesso, di viaggiare entro traiettorie metafisiche di un'altra mente, proprio come sfogliando le innumerevoli immagini che si susseguono sulle pagine di un atlante geografico. La mappa geografica di luoghi lontani in cui paralleli e meridiani si intersecano nel loro più ampio significato di relazione tra letteratura, filosofia, pittura, e che vedono quale primo protagonista, il padre della Metafisica.

Il libro di Trione racchiude, appunto, l'intrigante percorso che De Chirico compie, attraverso tappe fatte di incontri con Nietzsche, Jung, Eisenstein, il mondo della Grecia, quello suo attuale, senza giungere mai a un totale arrivo. Più che di arrivo in lui si parla di deriva.
Un viaggio interminabile che, come un Ulisse diretto verso la sua Itaca, lo porta e conduce semplicemente di fronte alla sublimità dell'opera d'arte.
Le sue radici di sicuro affondano in un terreno dal sapore antico, quale quello della Grecia, fatto di misurazione, canoni prestabiliti, prospettiva ricorrente, perenne presenza del simbolo della statua che nella sua immobilità vive contesti cristallizzati di una città in continuo divenire.

De Chirico "nemico degli alberi, amico della statua", come lo ebbe a definire Apollinaire, è il continuatore di una tradizione di ibridazione che nasce già nell'Ellenismo, nella Grecia, paese in cui nasce il post-moderno.
La trasposizione della statua greca a Roma è appunto una forma di ibridazione, attraverso cui De Chirico atarassicamente arriva a creare una continuazione tra accecamento della statua greca e il nordismo, ed in tal maniera, quasi come un nomade nell'ambito dei trascorsi storici, porta con sè sempre nuove culture, attraverso il processo del dimenticare a memoria.

Dimenticare a memoria il passato insegnamento degli antichi, e procedere il viaggio, come un nomade, per il conseguimento di una propria scoperta.
De Chirico è il bambino che gioca con il mondo.
Per lui la critica non ha alcuna importanza, poiché l'opera d'arte è di per sé un pensiero eloquente che, in quanto tale, non necessita di didascalia alcuna.
In questa maniera si può guardare De Chirico come un'icona; come un artista che è vissuto in posa; un artista in cui è vibrante il senso infantile del vivere, il senso del vuoto di chi è vissuto corpo a corpo col deserto.
Mentre nel Rinascimento la prospettiva rappresenta l'ottimismo, l'egocentrismo dell'uomo divenuto copula mundi e faber sui, in De Chirico simboleggia il vuoto silenziosamente rappresentato.

I quadri di De Chirico appaiono come degli altari, privi di sociale, in cui è impossibile rintracciare e scorgere una benchè minima vitalità.
Come afferma Breton: "da un lato l'artista che sceglie di stare in una città solida come una roccaforte, con portici e frontoni, illuminata dalle albe e dai tramonti dei 'soli dello spirito'. Dall'altro lato il pittore che decide di schierarsi tra gli assediati della stessa città, da lui disegnata per essere inespugnabile".

Atlanti Metafisici, dunque, un ponderoso libro che nasce dal frammento per sfociare nel dettaglio di guardare l'opera d'arte nei suoi molteplici particolari.
Opera letteraria in cui vi sono riferimenti geografici, osservazione al dettaglio.
Esplorazioni geografiche che Trione pensa siano una strategia su cui la critica non ha mai posto la dovuta attenzione.
Guardare De Chirico attraverso le sue molteplici sfaccettature, e provare a viaggiare attraverso i suoi illimitati viaggi, peraltro privi di arrivo.
Viaggiare significa muoversi nel tempo e nello spazio.
Sprofondare in una idilliaca fessura che conduce da un territorio a un altro.
Continuo procedere, andare avanti che, alla fine, appare vano. Correre verso un luogo, ma mentre la destinazione si avvicina divenendo reale, il luogo di partenza si allontana e sostituisce la destinazione nell'irrealtà del ricordo.
Il nomade si illude di essere giunto in un luogo, ma non approda mai nella terra del desiderio. Ogni navigazione sfocia in un naufragio inevitabile.

 

 

 

Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci il vostro punto di vista a
redazione@caffeeuropa.it