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289 - 25.11.05


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I fratelli Mann alla
scoperta dell’Italia

Giorgia Capoccia



Nell'estate del 1896 due giovani studenti tedeschi arrivano a Roma: sono fratelli, figli dell'alta borghesia di Lubecca e a muoverli ci sono la passione per la letteratura, gli echi del Grand Tour e il fascino esercitato dal Bel Paese, “dove uomini e donne belli gridano il loro 'Buon Giorno'”, sul loro poeta nazionale, Goethe.
Il più giovane, subito prima della partenza, scrive in una lettera: «Parto dopodomani e per essere più preciso vado in Italia. Se non riesco ad ideare in questo paese almeno una dozzina di novelle, allora non sono un artista!». Ha 21 anni, lavora “provvisoriamente” per una società d'assicurazione ed ha da poco pubblicato una novella, Perduta, scritta durante le ore d'ufficio. Anche il maggiore dei due fratelli è scrittore e si trova in Italia da due anni per curare una malattia polmonare.
Sembrerebbe una storia come tante, ma non lo è.
I due fratelli, infatti, si chiamano Heinrich e Thomas, di cognome fanno Mann e il più giovane dei due, Thomas, proprio nel corso di questo primo viaggio in Italia getterà le basi di quel romanzo, i Buddenbrook, che nel 1929 gli varrà un Nobel per la Letteratura.

Quel primo soggiorno – e gli altri che seguiranno – e il rapporto tra i fratelli “dissimili” della letteratura tedesca e l'Italia ce li racconta la mostra Heinrich e Thomas Mann in Italia, inaugurata lo scorso 13 ottobre a Roma, presso la Casa di Goethe, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della scomparsa di Thomas Mann.
Nelle tre stanze dell'allestimento troviamo dapprima le tracce della Lubecca che i due scrittori lasciano alla volta dell'Italia, con gli oggetti appartenuti alla famiglia Mann, per poi proseguire con le testimonianze degli autori che hanno accompagnato, nelle loro letture, Heinrich e Thomas: Stendhal, Burckhardt e von Platen.
Grande l'influenza esercitata dalla musica. L'opera, soprattutto Verdi e Puccini: Thomas porterà Verdi e la sua Aida ne La Montagna Incantata, mentre l'autore della Turandot sarà di ispirazione per Heinrich nella stesura del romanzo La Piccola Città, ambientato proprio a Palestrina, dove i fratelli Mann erano stati ospiti presso casa Bernardini e dove Thomas ambienta un capitolo importante del Doktor Faustus.
La morte a Venezia, Mario e il Mago; Die Gottinnen: l'Italia è un riferimento costante nell'opera di Thomas e Heinrich Mann, che proprio in Italia sembra trovare ispirazione, da un articolo di cronaca letto su un giornale fiorentino, per il suo romanzo più famoso, Professor Unrat.
Appunti, diari, fotografie, libri: tracce del quotidiano processo creativo, come gli appunti di Heinrich annotati su carte da gioco, che ci lasciano entrare nell'esistenza e nell'officina dei fratelli Mann.
La mostra, ideata dalla Casa di Goethe di Roma in collaborazione con l'Heinrich-und-Thomas-Mann-Zentrum di Lubecca, prosegue fino al 21 gennaio 2006 e l'anno prossimo lascerà le stanze dell'appartamento romano di Goethe per trasferirsi in forma stabile a Palestrina.

Heinrich e Thomas Mann in Italia
13 ottobre 2005 – 21 gennaio 2006
Casa di Goethe
Via del Corso, 18, Roma
info@casadigoethe.it


 

 

 

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