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Dada, gesto e caso

Luca Sebastiani



“Per fare un poema dadaista prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che volete dare al vostro poema. Tagliate l’articolo. Poi con cura tagliate ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacchetto. Agitate dolcemente. Tirate fuori ogni frammento uno dopo l’altro. Copiate coscienziosamente nell’ordine con cui escono dal sacchetto. Il poema vi assomiglierà. E ecco uno scrittore infinitamente originale e d’una sensibilità affascinante ancora incompreso dal volgare.” (Tristan Tzara)

Questo è Dada: gesto e caso. O meglio: il Gesto e il Caso. E l’Opera è presto fatta, ready-made. Cessi o ruote o portabottiglie. Il valore non sta nell’oggetto, ma nell’atto. L’Opera è il Gesto a cui l’oggetto al limite rimanda. Non metafora, metonimia. Il valore non è dato dalla rappresentazione né dalla significazione né dal mercato. Di fronte a Dada mercanti, clerici e dotti non hanno strumenti: possono farsi dada o scomparire o farla scomparire.

Dada assume il proprio statuto dalla propria nascita, avvenuta per caso con una gestazione di qualche secondo: sfogliando un dizionario e tirandone una parola qualsiasi. Nella nascita di Dada c’è il suo essere caso, il suo essere insignificante, il suo essere gesto. Dada non significa come qualsiasi altra parola, Dada è un atto nel mondo. Esiste sotto, sopra, a fianco del linguaggio.

Dada è un onda d’urto. Invade ogni spazio. Poesia, letteratura, teatro, pittura, scultura, musica, fotografia, cinema. Dada è una fissione del contesto storico-linguistico. Contro tutta l’Arte, contro tutta la Politica, contro tutto ciò che rende immobile, delimita e definisce. Dada è mobile, indelimitabile, indefinibile. Non ha confini. Dada è il Riso. Irridente irridentesi.

Dada muore quando questo finisce, quando la si organizza, quando ognuno la definisce.

Dada è morta, viva Dada!

Nata a Zurigo nel 1916 letteralmente dalle mani di Tzara che scorreva un vocabolario, e raggiunti tutti i più importanti centri artistici dell’epoca (Francia, Germania. Stati Uniti, etc.), Dada perde la sua forza di propulsione intorno al 1923, quando le varie scuole si contenderanno la paternità e la direzione di ciò che non ha padri e direzioni. Sotterraneamente Dada continuerà a vivere e riemergerà sotto varie sembianti per tutto il secolo: nell’inconscio surrealista, nella pop art, in Francia, negli Stati Uniti, ovunque.

Alla fase storica del movimento è dedicata l’esposizione attualmente al Centre Pompidou di Parigi fino al 9 gennaio. Un’esposizione che nella sostanza e nella forma restituisce il senso pieno di quel passaggio che ha segnato la storia dell’arte.

Sono più di mille i pezzi esposti, tra quadri, sculture, riviste, film, pezzi musicali, oggetti provenienti da tutto il mondo. È la misura stessa che Dada assunse, quantitativamente, geograficamente, ideologicamente: un’idea, un movimento a cui liberamente parteciparono tutti quelli che all’arte non attribuivano nessun significato celebrativo e nessun carattere nazionale.

Apolidi, pacifisti, essenzialmente anarchici, venivano dal mondo tutto e si burlavano dei confini. Si ritrovarono esuli a Zurigo contro la guerra, il primo massacro mondiale. Al Cabaret Voltaire con pantomime e assurdità varie Tzara, Ball, Huelsenbeck, Janco e Arp accesero la miccia. Seguirono le serate agitate al Club Dada di Berlino, le risse alle soirées parigine e poi l’espansione planetaria.

Postilla: in Italia dopo la guerra, fra ritorni all’ordine e fascistizzazione futurista, il solo referente, o quasi, di Tzara e Dada fu nientemeno che Giulio Cesare Andrea, detto Julius, Evola.

Breton, Duchamp, Ernst, Picabia, Ray, Grosz, Hausmann, Dessaignes, Cravan, Schwitters, Eluard, Argon, Dix, Schad, Hoch, protagonisti dell’arte a venire, animarono questa stagione vitale e poco classificabile dal punto di vista degli oggetti e dei confini. I collages-decollages-sculture-quadri-oggetti del movimento sono esposti a Parigi secondo un percorso non predeterminato. Tra le cose e le nazionalità il visitatore può muoversi liberamente facendosi guidare dall’improvvisazione locale, dal nesso casuale. Il modo migliore per esibire Dada.

“Dada mette avanti l’azione e sopra a tutto: il dubbio. Dada dubita di tutto. Tutto è Dada. Diffidate di Dada.” (Tristan Tzara)


 

 

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