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286 - 14.10.05


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Ma cos’era
questo Paz?

Paola Casella



Molti, invece di chiedersi chi era Andrea Pazienza, si chiedono che cos'era: cioè, che cosa ha rappresentato, in termini di cultura popolare, di arte figurativa, di simbologia politica. Sono tutte domande legittime, perché effettivamente il "fumettista" Pazienza ha rappresentato un tempo (la fine anni '70 e la prima metà degli '80), un momento politico (il '77), un'espressione artistica sempre in bilico fra divulgazione e sperimentazione creativa. Ma c'è anche un altro Paz da ricordare, ed è il figlio, l'amico, il fratello, il fidanzato, l'eterno ragazzo vulcanico e fragile morto per overdose a 32 anni, quando ormai quella della droga "ricreativa" sembrava già una fase superata, individualmente e collettivamente.

La mostra Andrea Pazienza 1956-1988 , al Complesso del Vittoriano di Roma fino al 9 ottobre, racconta entrambi, attraverso decine di tavole a fumetti, di poster e copertine di dischi, di quadri grandi e piccoli che raccontano l'evoluzione della traboccante abilità espressiva di Pazienza, ma anche attraverso i suoi disegni di bambino, i giornalini del liceo, gli autoritratti come figlio dei fiori o come cavaliere errante, e due video interviste in cui Andrea appare nella sua dimensione umana: Andrea che guarda in camera malinconico come un Tenco prima maniera, Andrea che si commuove mentre canta Albachiara, Andrea che quando disegna racconta aneddoti della sua vita quotidiana.

Pazienza era nato a San Benedetto del Tronto nel '56. A due anni faceva già caricature, alle elementari inventava interi giornalini a fumetti, che poi metteva in vendita per tirar su qualche soldo (ed entrambi sono ben rappresentati alla mostra del Vittoriano). Oggi la sorella Mariella, che il giorno dell'inaugurazione ha accompagnato il gruppetto di giornalisti e aficionados in una commovente visita guidata, lo racconta così: "A 13 anni ha lasciato casa per andare a seguire il liceo artistico a Pescara. Soffriva di solitudine, ma questo non gli impedì di esprimere la sua voglia di comunicare. Durante gli anni pescaresi fu fra i soci fondatori della galleria d'arte Convergenze, creò decine di storie a fumetti di cui erano protagonisti i professori, inventò con un amico una finta rivista venatoria dal titolo Caccia e Fresca che faceva recapitare ogni giorno a un ignaro cacciatore locale, che per anni si chiese da chi gli arrivassero quelle spedizioni quotidiane, ma che per fortuna le conservò tutte, così che oggi ne esiste ancora la raccolta completa".

A 21 anni Pazienza era già considerato un punto di riferimento per la sua generazione. "Andrea si è raccontato… passando dal narcisismo alla spietatezza, dalla malinconia all'ironia, dalla poesia alla tenerezza", scrive nel bel catalogo della mostra (edito, significativamente, non da una classica casa editrice di tomi d'arte, ma dalla Fandango Libri) Vincenzo Mollica, il curatore dell'antologia del Vittoriano, che di Pazienza è stato amico intimo, e che mantiene tuttora rapporti molto stretti con la famiglia dell'artista.

La retrospettiva si articola in nove sezioni: Inediti pescaresi, Quadri anni Settanta, Storie (autobiografiche e non), Zanardi, Illustrazioni, Pertini, Animali ed Ecologia, Enrico Pazienza (il padre di Andrea, definito dal figlio "il più notevole acquerellista ch'io conosca", ndr) e Quadri anni Ottanta. "Abbiamo cercato di evocare Andrea", ha detto Mollica durante l'inaugurazione, usando un termine terribilmente appropriato, perché su questo collage di opere e testimonianze aleggia lo sforzo collettivo, quasi medianico di richiamare al mondo dei vivi una persona cara passata dall'altra parte troppo presto, e troppo in contrasto con la vitalità che, oltre a caratterizzare tutto il suo lavoro, caratterizzava l'uomo, il ragazzo, il bambino Andrea.

"Questa mostra è, per usare il titolo di una delle canzoni preferite di Andrea, la costruzione di un amore", ha detto Mollica. "Non è la prima che gli è stata dedicata, ma è la più ampia e la più compatta, con un 30% di materiale assolutamente inedito, recuperato in tante case e tante città diverse. E' la prima antologica a mostrare tutte le diramazioni della sua arte , il tentativo di raccontare quello che Stefano Benni ha definito non un disegnatore di fumetti ma uno scrittore, un pittore, un poeta". E se avessimo dubbi sul fatto che Pazienza fosse anche poeta, possiamo rileggerci una delle sue citazioni stampate sui muri delle sale del Vittoriano: "Di me amate il riflesso, quella memoria che sale dalle cose che tocco".
La scelta del fumetto come principale forma espressiva, spiega la sorella Mariella, è dovuta alla sua fortissima esigenza di comunicazione al più ampio pubblico possibile. Quanto all'impegno politico, continua Mariella, "Le straordinarie avventure di Pentothal raccontano meglio di qualsiasi discorso retorico quello che succedeva a Bologna in quegli anni. Andrea preferiva raccontare che partecipare direttamente, credeva fosse quello il modo più efficace per condividere le sue convinzioni". Ma nel contesto dell'antologica ci sono anche i grandi quadri di denuncia e gli enormi pannelli per le manifestazioni di piazza, le illustrazioni per il Caro Diario dell'associazione Tenco e quelle per La città delle donne di Fellini o per illustrare la poesia La livella di Totò. "Sotto il profilo culturale, questa è la mostra che ha reso ad Andrea più giustizia", ha detto Mollica. "Paz entra nel Vittoriano, che gli dedica le sue sale più importanti, dalla porta principale".

Andrea Pazienza
Roma - Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
sabato 17 settembre - domenica 9 ottobre 2005
INGRESSO LIBERO
Orario: tutti i giorni ore 10.00 - 19.00
Per informazioni: tel. 06/6780664

 

 

 

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