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283 - agosto 2005


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Lolò, il principe
dei curiosi

Giorgia Capoccia



Magda Szabò
Lolò il Principe delle Fate
Edizioni Anafora, 2005,
pp. 190, 11 euro


Fino ad oggi, probabilmente, il nome di Magda Szabò era conosciuto presso il pubblico dei lettori italiani soprattutto per il suo romanzo L'altra Ester, tradotto e pubblicato nel nostro paese da Feltrinelli per la prima volta nella prima metà degli anni Sessanta, e, più di recente, per il romanzo La porta, considerato il suo capolavoro e pubblicato per i tipi della Einaudi proprio nel corso di questo ultimo anno. La porta, storia del rapporto conflittuale tra una scrittrice e la donna che la aiuta per tutta la vita nei lavori domestici, è valso all'autrice ungherese prestigiosi riconoscimenti anche in Italia, tra i quali il Premio Strega per la migliore opera straniera.

Proveniente da una famiglia dell'alta borghesia di Decebren – la città che, tra l'altro, ospita la più importante comunità protestante d'Ungheria - Magda Szabò nasce nel 1917 ed esordisce nella letteratura a ridosso della Seconda Guerra Mondiale: le sue poesie vengono accolte da subito con grande favore e il suo talento viene riconosciuto come una delle migliori promesse della letteratura ungherese dell'epoca. L'immediato successo ha una drammatica interruzione alla fine degli anni Quaranta, con l'insediamento del regime comunista in Ungheria e l'avvento del socialismo reale. Vicina al gruppo che fa riferimento alla rivista Novilunio, accusata dal regime di non occuparsi, nelle sue opere, della vita contadina e operaia, come molti altri autori ungheresi Magda Szabò sceglie la via dell'esilio: il suo non sarà un esilio fisico ma artistico, che la porta al silenzio letterario come forma di protesta nei confronti del regime. Durante gli anni del silenzio, Magda Szabò non interrompe l'attività intellettuale che porta avanti come insegnante e traduttrice.

Il suo ritorno e l'arrivo della fama internazionale avvengono alla fine degli anni Cinquanta: scoperta – o per meglio dire, riscoperta – da Herman Hesse, grazie all'interessamento dello scrittore tedesco viene tradotto e pubblicato in Germania nel 1959 Affresco, tuttora considerato come uno dei capolavori della letteratura europea del Novecento.

Di questa elegante e prolifica autrice ultraottantenne, considerata nella sua terra d'origine una vera icona vivente della letteratura e della cultura magiara, si conosce in Italia, quindi, l'attività di romanziera, autrice di racconti e poesie; tra i più attenti è conosciuto anche l'impegno come drammaturga: meno nota al pubblico è, forse, la sua produzione destinata ai più piccoli che arriva in Italia grazie alla milanese Edizioni Anfora e alla pubblicazione, con la traduzione di Vera Gheno e grazie al contributo della Fondazione per il Libro Ungherese, di un piccolo grande classico della letteratura per l'infanzia Tündér Lala, Lolò il Principe delle Fate.

È bella la vita nel Regno delle Fate: strade di madreperla che trasportano senza sforzo gli abitanti da un capo all'altro del regno e che attraversano monti dalle vette multicolori; al posto delle case globi scintillanti dei colori dell'arcobaleno; terre, cieli e mari popolati di creature insolite. Tutti sono immortali: anche Lolò, il principino dai capelli d'oro zecchino, figlio donato alla regina Iris dal magico albero di fico nel giorno della sua incoronazione. Ma Lolò non è un “fatino” come tutti gli altri: è coraggioso e temerario più di ogni altra fata e soprattutto è curioso: vuole sempre “fare cose diverse da quelle che si addicono alle fate. Non gli piaceva ballare la danza dei rubini, viaggiare in una bolla di sapone, esercitarsi negli incantesimi di base che si studiavano nelle prime classi della scuola delle fate, e non gli piaceva neanche stare, di tanto in tanto, a non fare niente, seduto a chiacchierare tra i fiori, cosa che solitamente era un passatempo gradevole per ogni fata”.

Studioso ma irrequieto, Lolò vuole conoscere quel mondo degli umani che sta oltre la porta del Regno delle Fate e che fino a quel momento ha studiato soltanto sui libri del precettore Omicron: assunto di nascosto il convertor, pozione magica che permette a chi la assuma di trasformarsi in qualsiasi essere o oggetto, il coraggioso Lolò prende le sembianze di un piccolo umano e con la sua camicina rossa, i pantaloni azzurri e le lentiggini si avventura oltre i confini del regno. C'è un tempo per tutto, nel Regno delle Fate, e la regina Iris sa che Lolò è ancora troppo giovane per sperimentare in prima persona quello che può incontrare sulla sua strada nel mondo degli umani: la morte, il dolore e tutte le emozioni umane sono qualcosa di troppo grande per un piccolo “fatino” come il principe. A peggiorare la situazione, c'è anche il mago Aperpater che trama contro la regina e minaccia l'armonia del regno. Ma se Lolò non fosse davvero un fata? E se l'albero magico gli avesse donato un cuore umano? E se gli uomini e le fate non fossero, in fondo, poi così diversi?

Accompagna Lolò nelle sue avventure tutto un coro di personaggi fantastici e curiosi: il coraggioso capitano Amalfi, il tranquillo e protagonista suo malgrado farmacista Brill, l'unicorno d'oro Gigi nel cui corno svitabile si leggono le verità che non si possono non dire; Beata, la bambina dai capelli rossi, e suo zio Pietro, il pittore. Sullo sfondo, il Regno delle Fate, universo parallelo costruito come metafora del mondo degli uomini.

È l'affresco fantastico di un mondo incantato, Tünder Lala: romanzo scritto e pensato per i più piccoli ma che proprio per la sua forte carica simbolica si presta a diversi livelli di lettura e può, a buon diritto, entrare a far parte della stessa famiglia della quale fanno parte Il Piccolo Principe, Pinocchio e Alice nel Paese delle meraviglie: storie per bambini, ma che non mancano di affascinare anche quegli adulti che, come i bambini, non hanno ancora perso la curiosità e come il piccolo Lolò hanno viva la voglia di guardare sempre oltre i limiti del conosciuto.

 

 

 

 

 

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