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283 - agosto 2005


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Le maschere dell’amore

Tatiana Battini



Milán Füst, Il Cicisbeo e altri racconti
Edizioni Anfora, pp. 178, € 13,60


“La vecchiaia è come una città morta che conserva ancora tutti i suoi edifici, ma non c’è più nessuno che canti alle finestre…”

Tra i massimi esponenti della letteratura ungherese di tutti i tempi, Milán Füst (nato nel 1888 e scomparso nel 1967) torna nelle librerie italiane con un volumetto del quale dobbiamo essere grati alla piccola casa editrice milanese Anfora, che si dedica alla letteratura e alla cultura dell’Europa centrale. Il libro si compone di due romanzi brevi, il Cicisbeo (del 1945) e Il piatto d’oro (1920) e una novella, Ricordo di Amine, del 1933. Tutta l’opera di Füst guarda ai misteri e alle passioni dell’animo umano, ai rapporti tra l’uomo e la donna e all’indagine ironica e smaliziata del deteriorarsi fisico e spirituale degli uomini di mezza età.

Il romanzo che apre il volume, Il Cicisbeo, ha per protagonista un marito geloso che intende appurare a tutti i costi la fedeltà della giovane moglie. Il racconto inizia con una lettera indirizzata a un amico sconosciuto, nella quale il maestro Alessandro Démoué si sfoga e si rammarica della sua condizione di uomo maturo, in contrapposizione alla fresca giovinezza della moglie Fiammetta. “Non hai idea di che cosa terribile sia invecchiare”, scrive all’amico, preoccupandosi del fatto che la sua donna abbia scelto, quale Cavalier servente, un giovane bello e biondo “come San Giorgio a cavallo”. Sentendosi già tradito nel fisico e nell’animo, il maestro mette a punto tutta una serie di astuzie per far in modo di sorprendere al momento giusto Fiammetta insieme al Cicisbeo. Olia le porte delle stanze di tutta la casa, in modo che possa aprirle di soppiatto in piena notte e spiare nelle camere senza problemi, calza sempre un paio di pantofole silenziose, grazie alle quali può girovagare in ogni angolo della casa senza far rumore. Certo di essere stato tradito, incapperà in una sorpresa che lo sconvolgerà molto di più di una prova di tradimento. A volte, suggerisce Füst, sarebbe molto meglio non sapere.

Il secondo romanzo, Il piatto d’oro, è la storia del miliardario americano S. che un giorno, a bordo del proprio yacht, decide di confidare ad un conoscente la storia di un suo sofferto amore di gioventù. Torniamo indietro nel tempo e conosciamo S. ragazzo, studente ad Oxford, che trascorre il suo tempo libero nella regione montana di M., sempre in Gran Bretagna. Passeggiando senza meta lungo una strada di campagna fa la conoscenza di una ragazza del luogo, è timida e impacciata, ma una strana caparbietà brilla nei suoi occhi: “… ha l’incertezza di un giorno d’aprile”, chiosa alla perfezione Milán Füst, parafrasando Shakespeare. Questa ragazza diviene ben presto la dolce ossessione di S., che ha grandi progetti per la loro vita futura. Per ufficializzare il fidanzamento incontra il padre di lei e intesse felice una relazione con la ragazza. Non è però del tutto sincero con lei e la sua famiglia, non rivela di essere un ragazzo ricco, al contrario, si finge povero come loro e, senza volerlo, mette alla prova la sincerità di lei. Ne avrà in cambio un’amara sorpresa. La giovinezza è splendida, si legge tra le righe, ma spesso è anche terribilmente ingenua.

La novella che conclude il volume, Ricordo di Amine, narra la vicenda di un arido proprietario terriero, convinto di poter amare solo se stesso. Maschilista ed egocentrico, lascia la moglie e i figli in campagna per andare a Budapest, dove solitamente si reca per giocare forti somme di denaro a carte. Dopo aver perso tutti i suoi soldi al tavolo verde, conosce occasionalmente una donna misteriosa di cui si innamora perdutamente. Lei gli si concede una notte e poi i due si perdono di vista. Il protagonista torna alla sua vita di campagna, finché, ancora scottato dalla breve esperienza amorosa con la donna misteriosa, decide di tornare a Budapest e provare a rintracciarla nello stesso albergo in cui avevano consumato il loro amore. Non troverà l’amante in carne ed ossa, ma uno strano dono da parte della donna sarà lì ad aspettarlo.
Ancora una volta, il vizio e la virtù si fronteggeranno ad armi pari, come sempre accade nelle opere di Milán Füst.

Queste tre storie rappresentano in maniera perfetta lo stile dell’autore. Milán Füst è poeta ed esteta, oltre che narratore. In ogni sua opera non è in primo piano l’azione, il movimento che interessa Füst non è infatti quello dei corpi nello spazio, quanto piuttosto il moto dell’anima e il modo in cui questo si palesa. La prosa di Milán Füst è intrisa di poesia e ironia,

nei tre romanzi de Il Cicisbeo e altri racconti, viene esaltata la capacità di narrare la vita attraverso i minimi accadimenti, i quali divengono miracolosi e straordinari grazie al talento dello scrittore.
Ogni racconto è una pillola di saggezza di cui lo scrittore fa dono al lettore, pillole sull’amore e il modo in cui si scatena la scintilla passionale tra uomini e donne, la gelosia e il tradimento, l’egoismo e l’avidità umana. Il modo in cui Milán Füst rende manifesta la sua visione degli uomini e del loro agire è attraverso il contrasto. Il marito anziano ha paura di essere tradito dalla giovane moglie e scade nel patetico e nel ridicolo pur di scoprire la verità sulla condotta della consorte; il rampollo di buona famiglia perde la testa per la povera fanciulla e, non volendo, mette alla prova la sincerità di lei uscendone sconfitto; il marito annoiato preferisce una misteriosa donna fatale alla moglie ordinaria, ma, passata la tempesta amorosa, tornerà alla sua vita di sempre. Non c’è tipo umano che l’autore non abbia almeno sfiorato, se non profondamente analizzato, nel corso della sua carriera letteraria. Come fossero su un grande palcoscenico, ecco allora sfilare le maschere allegre o torve create dall’autore: l’anziano orgoglioso e geloso, la donna fragile e seducente, la ragazza povera e determinata, il giovane dal cuore puro, la moglie scontrosa e petulante e così via, in un eterno gioco di rimandi tra universi opposti che non avrà termine finché un uomo e una donna incroceranno il loro sguardo.

 

 

 

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