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281 - 13.07.05


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Una ferrovia sotto l’oceano

Riccardo Venturi



Da qualche giorno circola, nelle stazioni della metro di Parigi, una pubblicità singolare o meglio sensazionale, che annuncia l’imminente apertura di un cantiere, quello della linea ferroviaria Parigi-New York. Niente di nuovo: da anni i treni passano sotto la Manica e collegano Parigi a Londra in poco più di due ore. Tuttavia questa nuova impresa è di altro tenore, visto che a dividere le due città è l’oceano Atlantico: se il tratto della Manica si attraversa in soli venti minuti, ora è in gioco un viaggio abissale di ben otto ore. L’affiche ritrae un passeggero che, dal treno, scruta l’oceano grazie alla galleria trasparente: un’immagine poco veritiera, perché a quelle profondità l’oscurità inghiotte ogni cosa e la pressione richiede altro materiale che il vetro; del resto il tunnel della Manica è stretto e buio. Ma si tratta pur sempre di una pubblicità, che preferisce evocare più una visita all’Aquario di Genova che l’interno di un sommergibile. Il lancio pubblicitario ha del resto raccolto consensi: molti, aspettando la metro, si trascrivono l’indirizzo del sito, e non si tratta solo dei nevrotici che nutrono poca simpatia per l’aereo. Difficile non immaginare, ad esempio, come sarebbe stato Eyes Wides Shut se a Kubrick – che oltre a non salire sull’aereo utilizzava raramente anche la macchina, soprattutto senza casco in testa – fosse stata offerta questa possibilità futuristica.

Per saperne di più, non resta che rimettersi al sito – graficamente impeccabile – con tanto di logo e slogan della società: www.transatlantys.com. Qualche cifra, per cominciare: 5800 km di tunnel, costruiti con 54.000 lastre da 110 m ciascuna, binari in titano; 11 anni di lavoro per portare a termine l’impresa (dunque bisognerà attendere fino al 2016). Il treno Océano avrà una capienza di 1500 posti, la velocità di ‘crociera’ sarà di 600 km/h, grazie ad un propulsore di 8700 cavalli. Qualche intervista, per continuare, accompagnate dalle rispettive foto, come quella al presidente Jean-Luc Stefenson, un distinto signore di 61 anni che ha lavorato al progetto della sua vita per otto lunghi anni. Vincitore del concorso Lépine per aver brevettato una caffettiera elettrica, confessa di essere stato attratto sin da piccolo dai racconti sulle esplorazioni e, non poteva mancare, dalle mirabolanti invenzioni di Leonardo.

Altra intervista a Jason Meunier, pilota selezionato tra 1200 candidati, che ricorda come la formazione per manovrare il primo treno transatlantico sia più simile a quella di un astronauta – parte dell’apparato tecnologico è stato del resto offerto dalla NASA – e richiede otto anni di studio. Senza dimenticare la breve testimonianza della hostess, spigliata e bilingue, e di un ambizioso ristoratore. Qualche curiosità, per distrarsi: un ingegnere biologico ha rilevato la pericolosità dell’Anteanelo, un animale marino della famiglia dei Gasteropodi che secreta una sostanza viscosa e acida che danneggerebbe il cemento della galleria. Due brevi flash biografici sono poi dedicati a Cristoforo Colombo e a Jules Verne, padri putativi dell’impresa, nel campo della realtà e in quello della fantasia.

A questa presentazione che elude tuttavia gli aspetti tecnici dell’impresa segue, per finire, una sorpresa: un concorso per vincere cinque biglietti A/R, Parigi-New York, per due persone; i nomi dei vincitori saranno pubblicati sul sito. Peccato che non siano validi, come l’internauta è portato a credere, per il treno, ma per l’aereo. Già, che strano, tutti questi sforzi e poi…Ebbene sì, neanche una parola di quanto racconta il sito è vera, come voci sempre più insistenti su internet e persino alla radio hanno cominciato a segnalare. In realtà si tratta di una trappola pubblicitaria, orchestrata occultamente dalla SNCF – la società ferroviaria francese – sul cui portale si trovano effettivamente anche offerte per viaggi in aereo. Visto che pochi sono a conoscenza di quest’ultimo servizio, si trattava di legare nel modo più efficace possibile la figura dell’aereo a quella del treno.

Eppure non era difficile fiutare l’imbroglio, per quanto ben congegnato: ad esempio, non è mai esistito in Francia il porto di Trebistel, da cui il treno sarebbe dovuto partire, così come il nome del presidente Stefenson è ricalcato su George Stephenson, creatore del primo treno nel 1827. Su internet è cominciata così la ricerca sull’origine degli altri nomi criptati, neanche si trattasse di personaggi di Star Wars. Da qualche giorno, per rendere meno ingannevole l’operazione, durante il loading dell’home page, compare una finestra della SNCF con il seguente messaggio: “visto che in treno non si può andare dappertutto, voyages-sncf vi propone anche l’aereo, e il soggiorno...”. Cliccando inoltre nei credits ci accorgiamo che il dominio è stato depositato proprio dalla SNCF e che il sito appartiene alla DDB Digital, agenzia leader nel marketing su internet.

Si tratta, in altri termini, di un modello di disinformazione o meglio di quello che viene generalmente chiamato marketing virale (si veda il sito www.hoaxbuster.com) e che, nato ai margini dei circuiti commerciali, viene sempre più utilizzato dalle grandi marche per lanciare i loro prodotti, accanto alla campagna pubblicitaria ufficiale. Il principio è semplice: sfruttare il rumore che nessun mezzo produce e propaga più di internet, pilotarlo in modo abile e anonimo, e lasciare che siano i consumatori ad attivare e ispessire la circolazione. Del resto se al lancio del Parigi-NewYork, il motore di ricerca Google registrava solo quattro ingressi per transatlantys, in pochi giorni sono diventati quasi duemila. Il tam tam tra gli utenti di internet fa montare il caso, l’interesse cresce finché si autoproduce l’evento.

Alla società che ha lanciato il sasso non resta dunque che nascondere la mano e assistere divertita alle reazioni a catena, fino al contraccolpo paradossale in cui i suoi portavoce negano pubblicamente di aver innescato e ordito il complotto promozionale. Nei casi più estremi – come quello recente di alcune foto che ritraevano persone in posizioni equivoche e che indossavano scarpe della Puma – le società dichiarano ufficialmente che la diffusione di queste immagini è vietata e illegale, lasciando aperta la questione sui veri mandanti della pubblicità occulta. Questo doppio gioco rende spaesato il consumatore che, sottratto alla sua passività, è costretto a gestire una libertà di azione limitata, visto che ogni sua presa di posizione – cui questo articolo è solo l’ennesimo esempio – servirà la causa pubblicitaria.

La critica è stata già prevista e digerita dal sistema che si vorrebbe combattere: sono le grandi aziende, del resto, a presentarsi come le prime vittime di un congegno da loro stessi innescato. Il marketing virale è insomma una sorta di paradigma autoimmunitario, o meglio una sua simulazione, visto che da ogni reazione contraria non può che trarre vantaggi economici.

Nel caso dell’abile operazione del primo transatlantico sulle rotaie è bastato veramente poco: utilizzare come specchio per le allodole una storia alla Jules Verne di Ventimila leghe sotto il mare per vendere qualcosa che si avvicina più a Cristoforo Colombo, che oggi vola su un aereo a tariffa ridotta.

 

 

 

 

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