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279 - 14.06.05


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Instabile come il mio lavoro

Giorgia Capoccia



Ottiero Ottieri, Volponi col suo Memoriale, Luciano Bianciardi e, più tardi, Vogliamo tutto di Balestrini: forse questi i nomi che per primi vengono in mente quando si parla di letteratura e lavoro in Italia. Allora, lavoro era sinonimo di fabbrica: oggi, accanto alla fabbrica ci sono i “nuovi lavori”, c’è l’interinale, il contratto di formazione, il co.co.co.; ci sono gli stages in azienda (“lo stascg, si dice stascg…si pronuncia alla francese”, precisa il direttore del personale all’operaio che reclama un contratto dopo un anno di formazione in Nicola Rubino è entrato in fabbrica dell’esordiente Francesco Dezio); c’è il lavoro a progetto, il lavoro in affitto. Parola d’ordine: flessibilità. Il lavoro/non-lavoro, smembrato, vaporizzato, ridotto a pura forza e merce di scambio. Ci sono i “nuovi lavori” e negli ultimi mesi la narrativa italiana è tornata a raccontarli: che si tratti di tendenza editoriale o emergenza sociale è difficile stabilirlo o forse neanche troppo importante. La letteratura torna a raccontare il lavoro per parlare del mondo.

Vite ridotte a parentesi tra un colloquio e la speranza di un'assunzione, tra formazione e contratti che non arrivano mai, storie di spersonalizzazione della vita aziendale, operai macchina automatica no anima, unità di produzione alle quali è proibito accedere ad un’idea di futuro, orfane di qualsiasi progettualità: questo il lavoro raccontato in Pausa caffè di Giorgio Falco (Sironi Editore), Cordiali saluti di Andrea Bajani (Einaudi) e Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio. Due esordienti, Dezio e Falco, al suo terzo romanzo invece il torinese Bajani, per tre opere nelle quali le esperienze degli autori e l'invenzione si sovrappongono, storie tra autobiografismo e realtà deformata – ma nel caso di Pausa caffè il lettore viene messo di fronte a un coro di 68 voci dal precariato colte nella loro quotidianità, unite dal mal di lavoro. Tre autori, accomunati anche dal dato anagrafico - tutti intorno ai trent'anni – ed altrettante opere che raccontano storie in cui il lavoro/non-lavoro entra nella vita togliendole spazio fino a sostituirsi ad essa.

La fabbrica di Dezio – che non è la fabbrica dell’Albino Salluggia di Volponi, isolata fino all’astrazione - è il miraggio della grande occasione per Nicola Rubino, operaio pugliese trentenne assunto da una multinazionale “leader nel settore” con un contratto di formazione e la promessa di posto fisso che non arriverà mai. La classe operaia è ben lontana dal paradiso – e soprattutto non è più classe, quando l’unico collante è l’insoddisfazione - e la fabbrica è un inferno di vessazioni e abusi perpetrati con la minaccia di un licenziamento che può arrivare in ogni momento. La minaccia della perdita del posto, quei Cordiali saluti con i quali si concludono le lettere di licenziamento piene di retorica aziendale stese dal ghost writer protagonista del romanzo di Bajani che nelle note di quarta si definisce autore che “vive e cambia lavoro a Torino”. Il killer, questo l'appellativo che il protagonista di questo breve e agile romanzo si trova affibbiato, gli impiegati ridotti a esuberi di cui disfarsi per conto dell'azienda, da un lato; il ramarro, due bambini e un gatto, una paternità nuova grazie alla quale riscoprire la bellezza e la complessità dell'esistenza e ripensare ad ognuno di quei volti ai quali ha indirizzato i cordiali ma sbrigativi saluti del direttore del personale, dall'altro: questi gli scenari paralleli attraverso i quali si snoda la vicenda. Cordiali saluti, una formula sterile e formale che smaschera il gioco della finta emotività nascosta dietro l’epica della valorizzazione del personale, e che porta alla luce il lato oscuro, la disumanizzazione vera del lavoro, giunto ad un tale punto di smaterializzazione da non lasciare più spazio neanche all’alienazione – parola che ha perso il suo senso all’interno di un contesto dove flessibile vale solo come sinonimo di instabile.

Instabile, precario come gli interinali delle storie di ordinaria infelicità raccontate negli ultimi mesi da Aldo Nove sul quotidiano Liberazione (disponibili in rete sul sito www.nazioneindiana.it) e i protagonisti di Pausa caffè che, spiega l’autore, non vuole essere né un romanzo né una raccolta di racconti ma “un tavolo anatomico sul quale sta distesa , in tutta la sua nudità, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori precari, temporanei, interinali, a termine, a contratto”.
Storie di esodi e passaggi tra le cattedrali del lavoro flessibile, storie di irate sensazioni di peggioramento.

 

Andrea Bajani
Cordiali saluti
Einaudi, 2005,
pp. 100, 9,50 euro


Francesco Dezio
Nicola Rubino è entrato in fabbrica
Feltrinelli, 2004,
pp. 184, 10 euro


Giorgio Falco
Pausa caffè
Sironi 2004,
pp.343, 14 euro

 

 

 

 

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