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278 - 31.05.05


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Una porta aperta
sulla Slovacchia

 



È un paese giovane la Slovacchia. Ma negli ultimi anni la sua storia sembra essere attraversata da una forte accelerazione che ha portato cambiamenti epocali nel giro di pochi anni. Novembre dell’89: la Rivoluzione di Velluto cecoslovacca sancisce la fine del comunismo; 1 gennaio ’93 la Cecoslovacchia si divide negli stati indipendenti di Repubblica Ceca e Slovacchia; 1 maggio 2004 la Slovacchia entra definitivamente a far parte dell’Unione europea.

Un paese giovane, dunque, una terra che ha iniziato una nuova storia che la lancia tra le protagoniste della realtà europea. Ma poco si sa della Slovacchia. Poco si sa della politica interna che vede al governo una coalizione di centro destra guidata Mikulas Dzurinda; poco si sa del fatto che la Slovacchia è il paese dell’Europa Centrale con la più rapida crescita economica, ma questa allo stesso tempo sta pesando sui ceti più deboli della popolazione perché ha duramente colpito lo stato sociale con forti tagli a pensioni e sanità.
E poco si sa della cultura slovacca, delle sue tradizioni e della sua letteratura. Ma qualcosa si sta movendo grazie anche a due iniziative particolari, una articolata intorno ad una serie di eventi che portano la firma della Fondazione Bellonci, e un’altra che vede come protagonista la giovane casa editrice Anfora con due nuove pubblicazioni.

La Fondazione Bellonci ha lanciato un progetto intitolato I Paesi della Giovane Europa per sollecitare lo scambio tra le reciproche culture e consolidare il rispetto della diversità all’interno della “casa” europea. E allora spazio ai nuovi membri dell’Ue per scoprire la nostra storia condivisa tra letterature e tradizioni. Un atlante geografico (edito da De Agostini) dedicato ai dieci nuovi entrati, la pubblicazione del secondo “Quaderno della Fondazione Bellonci” dal titolo Terre di confine, con interventi di Pedrag Matvejevic¹ (che racconta la Slovenia e i Balcani), Franco Marcoaldi (Viaggio baltico) e Giuseppe Conte (Cipro). Ma non è ancora tutto. La Fondazione Bellonci ha inviato una selezione di opere letterarie rappresentative dei dieci membri della “giovane Europa” ad alcune scuole invitandole a partecipare ad un concorso sul tema dei nuovi entrati nell’Ue. Infine, a ciascun paese sarà dedicata una conferenza per fissare l’attenzione su realtà che poco si conoscono ma che stanno diventando sempre più vicine, sia sul piano culturale che politico.

La seconda protagonista della curiosità che si anima intorno alla Slovacchia è la casa editrice Anfora, nata nel 2003 con l’esatto intento di valorizzare la letteratura dell’Europa Centrale creando uno spazio di visibilità all’interno del mercato italiano, che da questo punto di vista era un po’ distratto. Ne è un esempio proprio la Slovacchia: al di fuori dei romanzi di Jarmila Oc¹kayová (che è slovacca, ma vive in Italia e scrive in italiano pubblicata da Baldini & Castoldi), oltre la sua traduzione delle favole di Pavol Dobs¹inky´ (Il re del tempo, Sellerio), non si trovano autori di lingua Slovacca tradotti nella nostra lingua. O meglio, non si trovavano, perché compaiono sugli scaffali delle librerie E’ Sempre Verde... di Pavel Vilikovsky´ e Le Campane di Einstein di Lajos Grendel. Due autori che bene rappresentano una letteratura capace di raccontare storie che ci parlano di un paese vicino, ma che per anni è stato nascosto ai nostri occhi tra le pieghe della storia. Due romanzi che dimostrano una scrittura agile e avvolgente, che sa caricarsi di ironia e gonfiarsi in ampie volute fino a sfiorare barocchismi formali. Ma sono libri, soprattutto, che aprono la porta a un mondo pieno di suggestioni che ci appartengono. A partire dalla condivisione della cultura europea.

 

 

 

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