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276 - 29.04.05


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Il poeta dei prodigi
Tatiana Battini

La Terra il Mare il Cielo l’Universo per te, con te, poeta dei prodigi, varcammo in sogno oltre la Scienza. Pace al tuo grande spirito disperso, tu che illudesti molti giorni grigi della nostra pensosa adolescenza
(G.Gozzano, In Morte di Giulio Verne)

Così il poeta salutava il romanziere. Al crepuscolare abbraccio di Gozzano si unisce idealmente l’Europa intera, lungo tutto l’arco del 2005 sono in programma convegni, serate, mostre e pubblicazioni di opere in memoria di Jules Verne (1828-1905). Ma chi era veramente quest’uomo e perché il suo ricordo fa emergere in ciascuno di noi una punta di nostalgia? Sembra che perfino il navigato Hugo Gernasback, fondatore di Amazing Stories, la prima rivista fantascientifica della storia, dopo aver letto i romanzi di Verne rimase vittima di una sindrome delirante, che lo costrinse a letto per settimane. Questo era l’effetto che Jules Verne riservava ai suoi lettori: quei romanzi misti di fantasia e pura scienza facevano breccia nei cuori e nelle menti di adulti e ragazzi, che per la prima volta potevano alzare gli occhi al cielo e sperare di poter conquistare davvero la Luna, di poter navigare davvero nelle profondità marine.

In poche parole, Jules Verne fu lo scrittore che più di ogni altro concretizzò le bramosie di conquista dell’uomo sul Pianeta e anche oltre, smanie istintive, ancestrali nell’essere umano. Affiancando alla fantasia avventurosa quel tanto di rigore scientifico che noi conosciamo come fantascienza, Verne si guadagnò un posto nella storia della letteratura inventandone un nuovo genere, aprendo così la strada alla fervida immaginazione delle generazioni future.

Dobbiamo proprio chiedercelo: cosa sarebbe stata la fantascienza senza Verne? Probabilmente si sarebbe sviluppata in maniera diversa, all’epoca del suo massimo fulgore, infatti, i giornalisti che si trovavano ad intervistarlo non perdevano occasione di paragonarlo ad un altro scrittore fantascientifico, l’inglese H. G. Wells, molto più giovane del francese e molto meno legato alla teoria scientifica, secondo il giudizio infastidito di Verne. Qual è dunque la caratteristica che rende uniche opere come Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, Viaggio al centro della Terra? E’ proprio la qualità della sua macchina narrativa; la sua immaginazione non compie voli folli, ma corre sicura su traiettorie fisse; il suo metodo è deduttivo come quello di Sherlock Holmes (che guarda caso a Verne piaceva tanto) e il suo stile è rigoroso, come quello adottato nel metodo scientifico. I racconti sono fantasiosi eppure realistici, le avventure, anche le più bizzarre, sono sempre il frutto di letture scientifiche, di ricerche approfondite.

Se prendiamo ad esempio Viaggio al centro della Terra, notiamo come il ritorno in superficie dalle viscere del Globo avviene attraverso un’esplosione del vulcano Stromboli la cui conformazione è descritta da Verne con la capillarità di un geologo. Certo, non si può negare che molto spesso la fantasia del romanziere abbia soverchiato il rigore del saggista/scienziato, non sono poche infatti le “scivolate” o le “dimenticanze” di carattere fisico e scientifico nelle quali è incappato Jules Verne, come sottolineano tutti coloro che hanno analizzato i suoi romanzi con cipiglio da professore. Resta comunque indubbia la precisione con la quale ha descritto nei romanzi molti fenomeni fisici che sviluppano in natura.

È altresì interessante appurare quante e quali tra le sue famose “intuizioni” si siano effettivamente concretizzate nei secoli successivi. Nel romanzo Dalla Terra alla Luna lo scrittore immagina che un proiettile gigante sia sparato letteralmente da un cannone e raggiunga la superficie lunare (una scena tradotta per la prima volta sul grande schermo dal regista Mélies agli inizi del ‘900 e divenuta memorabile) effettivamente, la prima missione dell’Apollo che fece rotta verso la Luna aveva proprio le sembianze di un proiettile “sparato” in orbita da una sorta di enorme cannone.

Nelle pagine di Ventimila leghe sotto i mari, Verne fantastica sulla possibilità di creare una macchina in grado di navigare le profondità marine e, con dovizia di particolari, dà forma al Nautilus, il sottomarino del Capitano Nemo. Un’altra intuizione divenuta realtà. Lo scrittore arrivò persino a concepire un tipo di energia senza fiamma, oggi la chiameremmo elettrica, o nucleare. Un precursore dei tempi, Jules Verne, visionario per alcuni, profeta per altri, ha sicuramente il pregio di aver creato un nuovo tipo di letteratura, dosando in una perfetta alchimia fantasia e scienza.
“La Fantascienza è un genere letterario che noi astrofili apprezziamo perché spesso si trovano in questo tipo di produzione letteraria, considerata minore rispetto alle altre, delle felici intuizioni sul mondo e sullo spazio”, spiega Paolo Alessandrini, membro dell’Associazione Astrofili Veronesi, che in occasione del centenario della morte di Jules Verne ha organizzato un convegno in sua memoria. “Un aspetto che ci ha interessato particolarmente – continua Alessandrini – è stato l’evidenziare i punti di contatto tra la sua opera di scrittore e padre della fantascienza moderna con l’astronomia e i viaggi spaziali. Abbiamo quindi preso in considerazione il romanzo Dalla Terra alla Luna, un’opera che per la prima volta presenta valide connessioni tra scienza astronomica e astronautica”.

Effettivamente questo è il romanzo che maggiormente ha contribuito a creare il mito di Jules Verne quale anticipatore del progresso tecnologico del XX secolo. “Abbiamo evidenziato le sorprendenti coincidenze tra la descrizione del fantastico viaggio sulla Luna – spiega Alessandrini – e della missione che avvenne realmente un secolo dopo con l’Apollo. Cercando di analizzare quanto verosimili e scientificamente plausibili siano le soluzioni che vengono ipotizzate nelle storie di fantascienza, abbiamo sottolineato la notevole capacità, spesso evidente nella letteratura fantascientifica, di anticipare le scoperte della scienza e della tecnologia. È in questo campo che Jules Verne è un maestro. Prendiamo ad esempio la missione Apollo 8. È sorprendente come lo scrittore abbia previsto quale nazione avrebbe raggiunto la Luna per prima (gli Usa), la località del lancio del veicolo spaziale (la Florida), il numero di uomini a bordo (3), le caratteristiche del veicolo e le modalità dell’orbita attorno alla Luna, il sistema del rientro a Terra (ammaraggio nell’Oceano Pacifico) e persino il mese della missione (dicembre) e, con ottima approssimazione, il costo complessivo del progetto”.

Niente male. Se a queste capacità profetiche si aggiunge un ottimismo quasi illuministico, una fiducia illimitata nelle capacità della scienza e della tecnologia, la convinzione che questa potesse risolvere facilmente i problemi dell’umanità, abbiamo il quadro completo dell’uomo Verne. Un vero poeta dei prodigi.
La fantascienza è un genere letterario che, solitamente, piace a chi si interessa di astronomia, non solo perché propone storie suggestive e intrecci narrativi ambientati in scenari spaziali di grande fascino. “Bisogna dire – puntualizza Alessandrini - che noi astrofili siamo appassionati, oltre che di astronomia, anche di astronautica e Verne è protagonista anche in questo campo, è stato indubbiamente tra i primi a rendere, dal punto di vista narrativo, la suggestione dei viaggi spaziali”.

L’Unione Astrofili Italiani, che raccoglie e coordina a livello nazionale le associazioni locali, ha raccomandato di onorare la memoria di Jules Verne con iniziative e serate di vario tipo, sottolineando il forte legame che unisce tutti noi allo scrittore, oggi (purtroppo) meno popolare che in passato. A detta di Paolo Alessandrini Verne incarna il prototipo dello scrittore di fantascienza che ha interpretato la scrittura come modo per “andare oltre”, per soddisfare il bisogno di superare le frontiere del quotidiano oltrepassando i propri limiti.
“E’ famosa la vicenda di Jules Verne che, undicenne, scappò di casa per imbarcarsi come mozzo su una nave in partenza per le Indie – conclude Alessandrini - il padre riuscì a rintracciarlo in breve tempo e al primo scalo il piccolo Jules fu costretto a scendere dalla nave per ritornare a casa; ai rimproveri del padre, il futuro scrittore promise che non avrebbe mai più viaggiato se non in sogno. L’aneddoto della fuga del piccolo Jules è la prova di un’ansia di novità e di un desiderio di evasione e scoperta che accomuna sia gli scrittori di fantascienza che gli scienziati. Questo è il filo rosso che lega e legherà sempre l’opera narrativa di Verne con la scienza, è il punto di contatto tra la speculazione fantastica degli autori di fantascienza e la ricerca scientifica. Ovviamente gli strumenti utilizzati e gli obiettivi sono profondamente diversi, ma il motore che anima queste due ricerche condivide spinte simili”.

Peccato che i narratori del Novecento abbiano gradatamente abbandonato “l’ottimismo scientifico” di Verne per abbracciare un più realistico pessimismo post bellico. La fantascienza, mutando a contatto con la realtà, si incupisce, la fiducia nel progresso diminuisce a favore di un serpeggiante pessimismo nelle capacità umane di saper controllare ciò che ha creato, quasi si trattasse di un moderno Dottor Frankenstein che non sa più come gestire la sua orrenda creatura. Anche Mary Shelley fu una buona profetessa, ma questa è un’altra storia.

 

 

 

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