CaffèEuropa.it si è trasferito su Reset.it

Caffe' Europa
271 - 12.02.05


Cerca nel sito
Cerca WWW
“Il mio elogio della letteratura”
Stephen Vizinczey con Paola Casella


“Un buon libro deve accendere la nostra immaginazione, permetterci di vivere altre vite, aiutarci a capire meglio il nostro mondo e soprattutto nutrire il nostro spirito”.
La letteratura, per Stephen Vizinczey, è il veicolo che viaggia verso la comprensione del mondo. Perché fa luce sulla realtà, perché, per raccontarla, la scava fino alla sua essenza più profonda; e perché non si affida soltanto alla visione e all’interpretazione dello scrittore, ma si completa solo nella lettura, in quel “brivido che viene da un buon libro che è in grado di esercitare il nostro cervello”.
La letteratura, quella vera e immortale, è fatta per esercitare le menti, tenerle attente e agili di fronte al mondo e alla natura umana, in una investigazione che va oltre le apparenze e cerca la natura più intima delle cose. Come l’ Elogio delle donne mature di Vizinczey racconto di un’educazione sentimentale che sembra appartenere a tempi lontani dai nostri.

Crede che al giorno d’oggi i giovani siano ancora interessati a procurarsi il tipo di educazione sentimentale che lei descrive in Elogio delle donne mature?

A molti uomini giovani non interesserebbe, ed è un vero peccato. Stanno facendo loro il lavaggio del cervello con il culto della giovinezza e vengono brutalizzati dalla cultura di massa. Ma ciò non significa che non possano cambiare. Il genere umano è in continuo cambiamento, e la nozione oggi prevalente che il presente sia anche il futuro - lo stesso, solo di più - è un altro dogma imbecille e autodistruttivo della cultura di massa dell'irrazionalità. Ancora oggi la maggior parte dei giovani uomini possiede istinti sani, intelligenza e una grande capacità di sentire, una gran fame d'amore, esattamente come un secolo fa - hanno solo bisogno di resistere alle perniciose influenze della vita moderna.

Il mio ruolo di scrittore è quello di incoraggiare e ispirare la gente mostrando loro che esiste una realtà umana e dignitosa che non si conforma ai trend e ai culti senz'anima del momento. Elogio delle donne mature voleva essere una risposta al materialismo nordamericano e al culto della giovinezza - del quale, tra l'altro, soffrono soprattutto i giovani: Elogio delle donne mature originariamente era infatti il titolo di un mio racconto in cui non compariva nemmeno una donna matura, ispirato da una ragazza di Montreal che pensava di suicidarsi all'idea di compiere 21 anni.

Non esiste società civile senza legami forti fra le generazioni, e niente unisce generazioni diverse - almeno per quanto riguarda l'amore e la comprensione - più del sesso. Chi ha rapporti con gente più vecchia o più giovane acquisisce una sorta di senso della storia. Questo, in aggiunta al piacere e alla gioia - o ai dolori della crescita - dell'esperienza in sé. Il culto della giovinezza va di pari passo con il culto dell'orgasmo, e invece io volevo mostrare quanto di più ci sia nel sesso. Una mezza dozzina di insegnanti di liceo in svariati Paesi ha inserito Elogio delle donne mature nel proprio programma scolastico come testo obbligatorio, e alcuni studenti - fra cui quelli di Eton - si sono passati l'un l'altro le copie del libro finché non sono cadute a pezzi. Questo tipo di notizie mi fa pensare di aver contribuito all'umana felicità e al progresso della società civile.

L'educazione sentimentale è ancora un obiettivo?

L'unico obiettivo della società occidentale contemporanea è quello di fare soldi. Ma quegli individui che hanno la fortuna di acquisire un'educazione sentimentale avranno una vita più felice di quelli fissati con le cose materiali.

Oggi che il giornalismo, soprattutto quello di guerra, è tanto limitato dalle restrizioni imposte dai governi, crede che la letteratura possa far luce su come stanno veramente le cose?

Solo la letteratura può far luce su come stanno veramente le cose. In un grande romanzo non solo seguiamo la trama, ma acquisiamo anche una conoscenza approfondita dell'altrui natura e nel contempo capiamo meglio come siamo fatti noi stessi, e in che modo entriamo a far parte dello schema generale. Inoltre la letteratura è l'unico ambito in cui uno scrittore possa essere libero. Ho lavorato come sceneggiatore, redattore, produttore, per mass media troppo costosi per essere liberi da condizionamenti commerciali e politici. Solo quando scrivo un romanzo sono completamente libero di dire ciò che sento, ciò che vedo e penso. Solo i romanzi costano abbastanza poco da consentire agli scrittori di dire fino in fondo la verità - se ne hanno il talento e il coraggio, naturalmente.

Ne I dieci comandamenti di uno scrittore ha parlato di alcuni dei grandi maestri della letteratura. Chi fra i contemporanei crede che rimarrà nella storia?

Sono certo di non conoscere la maggior parte di coloro che potrebbero superare l'esame del tempo. Purtroppo mi intendo solo di letteratura contemporanea in lingua inglese e conosco pochi autori stranieri, che ho letto nella versione tradotta. Fra gli scrittori statunitensi e canadesi ancora in vita, credo che resteranno nella storia della letteratura Kurt Vonnegut, Philip Roth, Paula Fox e Alice Munro. Fra gli scrittori inglesi, Howard Jacobson è di prima classe, e nutro grandi speranze per Tibor Fischer. Uno scrittore spagnolo che ha grandi possibilità di sopravvivere è Pedro Sorela, così come sopravviveranno, secondo alcune persone del cui parere mi fido, molti scrittori latino-americani: ma non conosco lo spagnolo abbastanza bene da leggerli in lingua originale, e molti non sono tradotti in inglese. Gli unici due scrittori italiani contemporanei che conosco bene sono morti, ma sono certo che Moravia e Sciascia resteranno nella storia. Così come sopravviverà senz'altro Primo Levi. Ma mi imbarazza stilare questa lista, perché è possibilissimo che nell'appartamento accanto al mio, a Londra, abiti uno scrittore migliore di tutti noi.

Secondo lei al giorno d'oggi dove si può riscontrare il maggior interesse per la letteratura?

In quei paesi che sono poveri ma non poverissimi, quelli dove la gente ha abbastanza per mangiare e avere un tetto sopra la testa, ma non può concedersi dei lussi. Ad esempio nell'Ungheria ai tempi di Stalin, la gente si interessava soprattutto agli altri esseri umani: potevano amarli od odiarli, ma erano comunque la loro preoccupazione principale - la loro fonte di svago, se volete. Perciò gli ungheresi cercavano di capire il prossimo, e anche coloro che possedevano un livello di istruzione modesto si interessavano alla buona letteratura - soprattutto alla poesia, ma anche alla grande prosa. Non avevano alternative. Gli amici, gli amanti, i parenti, i nemici erano il loro unico divertimento, l'unico che potevano permettersi, visto che era gratis. E quanto ai lussi, si concedevano i libri, che non costavano quasi niente, e che si potevano anche prendere a prestito nelle biblioteche.

Oggi almeno metà delle librerie ungheresi sono diventate negozi di video. Nei paesi ricchi la gente viene distratta dalle cose, dalla ricerca dell'auto più bella da comperare e del modo più economico di procurarsela, e così via. La maggior parte delle persone tende a fare la cosa più facile e gli oggetti sono più facili da gestire degli esseri umani. La prosperità crea sempre una distanza fra gli individui e diminuisce il loro interesse per la letteratura. Alla fine arriva addirittura a distruggere le civiltà, perché permette alla gente di vivere senza pensare. In un Paese dove anche gli intellettuali stanno così bene economicamente da poter mettere a confronto i pregi di un vino costoso rispetto a un altro, la letteratura passa automaticamente in second'ordine.

Al contrario vuol dire ancora molto per quei Paesi in cui la gente intelligente e istruita non è impegnata a decidere quale macchina comperare. Quando sono andato in Messico, un mese dopo la pubblicazione di I dieci comandamenti di uno scrittore, sono stato accolto all'aeroporto dai giornalisti e sono finito sul telegiornale. Tra l'altro il Messico è stato l'unico Paese in cui il mio libro è diventato un best-seller, cosa impensabile in un Paese ricco. Naturalmente il fatto stesso che io sia apparso in televisione era già un segnale che i bei tempi dei piaceri intellettuali stavano per finire.

Che cosa deve fare un buon libro per essere tale?

Un buon libro deve accendere la nostra immaginazione, permetterci di vivere altre vite, aiutarci a capire meglio il nostro mondo e soprattutto nutrire il nostro spirito. Il che può succedere solo se quel libro è anche emozionante, drammatico e divertente, purché non sia solo questo. Tolstoj l'ha detto perfettamente: "Proprio come coloro che pensano che ci si nutra per puro piacere non possono capire il vero senso del cibo, così coloro che pensano che lo scopo dell'arte sia il piacere non possono capire il senso e lo scopo che essa ha. La gente capirà che il senso del mangiare è il nutrimento del corpo solo quando cesserà di considerare il piacere come lo scopo di questa attività. Lo stesso vale per l'arte".

Lei ha scritto che leggere è un atto creativo. Quali sono le qualità di un buon lettore?

Come scrivo in uno dei saggi de I dieci comandamenti, il libro stampato è solo un libro a metà. E' come uno spartito musicale e il lettore è come il musicista che trasforma le note in suoni. Per fare un altro paragone, se uno legge la frase "Un uomo entra in una stanza", deve immaginarsi sia l'uomo che la stanza. Se uno invece guarda la stessa scena alla televisione o al cinema, sia l'uomo che la stanza sono già lì, non bisogna immaginarsele, si può rimanere con mezzo cervello addormentato. Quando si legge bisogna fare tutto il lavoro creativo di regista, attori, scenografo, compositore, cameraman per trasformare la parola scritta in immagine. Il lettore deve preparare la scena, procurare i costumi, visualizzare i personaggi, recitarli, portando in vita i loro sentimenti e i loro pensieri. Quindi le qualità di un buon lettore sono l'immaginazione, l'intelligenza e la capacità di emozionarsi. Il brivido che i lettori provano quando leggono un buon libro non deriva semplicemente dal libro in sé, ma dalla possibilità di esercitare il proprio cervello.

Secondo i suoi saggi, sembra che lei consideri l'auto-inganno come il peggiore dei peccati. E' così?

Qualunque sia il peccato al quale sto pensando in un dato momento, quello mi sembra il peggiore. Commettiamo così tanti peccati che è difficile sceglierne uno su tutti. Gli auto-ingannatori però sono quelli che fanno più danno agli altri, oltre che a se stessi. Certo ci sono anche forme innocue di auto-inganno. Tutto dipende da qual è l'oggetto del proprio auto-ingannarsi.

Che differenza c'è fra la vanità, che lei condanna nel suo saggio, e il tipo di presunzione che lei invece loda, quella senza la quale "nessun artista potrebbe avere il coraggio delle proprie opinioni"?

Credo che la vanità sia il desiderio di apparire grande, e di credere che tutto ciò che uno fa sia grande. Questo tipo di amore di sé è letale per un artista. L'ho imparato in teatro. Ero uno studente di sceneggiatura all'Accademia Ungherese per le Arti Teatrali e Filmiche, il che significava che dai 18 ai 23 anni facevo da assistente ai vari direttori del Teatro Nazionale - durante gli anni che precedevano la rivoluzione, quando c'era un'esplosione di talento in ogni campo. Il Teatro Nazionale vantava grandi registi e attori, che in quell'ambiente venivano considerati come semidei. Tuttavia ciò che mi sbalordiva era che tutti - persino il tecnico delle luci - potevano mettere in discussione il regista o criticare gli attori, e loro ascoltavano attentamente e spesso accettavano le critiche, indipendentemente dallo status di chi li criticava.

Per quanto mi riguarda, credo che i miei romanzi, Elogio delle donne mature e Un milionario innocente, siano capolavori, così come lo sono molti dei saggi della raccolta I dieci comandamenti di uno scrittore. Sta agli altri giudicare se ho ragione oppure mi auto-inganno, peccando di vanità. Ma quando scrivo qualcosa che va contro le convenzioni e mi sembra che il risultato sia buono, mi sento davvero come un dio - altrimenti non mi prenderei la briga di scrivere. Immagino che tanto i bravi scrittori quanto quelli cattivi si sentano come dei mentre scrivono - dunque quelli cattivi sono vanitosi, quelli bravi invece hanno un senso adeguato del proprio valore.

Quando rileggo ciò che ho scritto, non mi lascio influenzare dal fatto che l'ho scritto io, e ne butto via più del 90%. Mi ci vogliono mesi per completare anche un solo saggio; ad esempio ho lavorato a quello su Kleist (pubblicato ne I dieci comandamenti di uno scrittore, ndr) per quasi un anno (con interruzioni). E ho continuato a riscrivere Un milionario innocente per 14 anni. Dunque la differenza fra vanità e una divina sicurezza di sé consiste forse semplicemente nella capacità di rileggere ciò che si è scritto con lo sguardo scettico di un estraneo.

Lei ha dicharato che scrive solo di ciò che le interessa. Che cosa suscita il suo interesse, in questo momento?

Attualmente sono ossessionato da quei personaggi che tradiscono i loro migliori istinti e il loro talento per acquisire status e ricchezza, salvo poi, quando sono vecchi, accorgersi che non ne valeva la pena. L'eroe del mio nuovo romanzo è un violoncellista di talento che diventa top manager in un periodo in cui il business sembra convinto che il modo migliore di fare soldi sia licenziare la gente. Il mio protagonista licenzia dunque migliaia di persone, e alla fine lui stesso viene licenziato. Prende decisioni sbagliate ad ogni momento chiave della sua vita, e poi è troppo tardi per porvi rimedio. A quel punto lui è troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per ricominciare, perciò cerca di suicidarsi. Ma è allora che gli viene data la possibilità di ritornare giovane - di vivere e amare, forte del senno di poi.

Alcune verità sulla nostra esistenza possono essere messe in maggiore evidenza usando l'elemento fantastico. Ne I dieci comandamenti di uno scrittore parlo di Kleist e Mark Twain, che erano maestri di questo tipo di realismo. E così come succede con molti altri aspetti di questa mia raccolta, quando scrivo di altri autori, sto anche cercando di risolvere i miei problemi di scrittore.

 

 

 


Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci il vostro punto di vista a
redazione@caffeeuropa.it