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266 - 27.11.04


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Casa Bianca e affari sporchi
Paola Casella


Dan Briody, Il triangolo di ferro,
traduzione di Bruna Tortorella,
Fusi Orari, pp. 213, Euro 12

Politicamente parlando, sono una casalinga di Voghera (con tutto il rispetto per le casalinghe, di Voghera e non): le cose mi vanno spiegate chiaramente, in termini semplici e con esempi rapportabili alla quotidianità - insomma, esattamente il contrario di quanto faccia il politichese, e spesso anche il giornalismo politico.

Davanti a un saggio come Il triangolo di ferro di Dan Briody, mi riconcilio con la mia capacità di comprendere argomenti "tecnici" anche complessi. Perché Briody, da buon giornalista anglosassone, mi spiega in termini nitidi l'intricato scenario di uno dei temi più scottanti della politica e dell'economia americana - il rapporto fra la Casa Bianca e il Carlyle Group, la società di investimenti più controversa d'America - descrivendolo appunto come uno scenario teatrale, anzi, televisivo: una telenovela tragicomica che nulla ha da invidiare a Dinasty.

Tant'è vero che il saggio comincia con un elenco di Personaggi e interpreti, dove compaiono i nomi di George Bush, père et fils, del segretario della Difesa Donald Rumsfeld e di Re Fahd d'Arabia, di Colin Powell, dell'ex primo ministro inglese John Major e di uno dei tanti fratelli di Osama bin Laden, tutti citati come comprimari di una vicenda che riguarda tanto il mondo della finanza americana quanto quello della politica internazionale.

Accanto all'elenco dei personaggi in scena, c'è la cronologia, riassunta per date, laddove alle date delle acquisizioni più clamorose orchestrate dal Carlyle Group - di solito fabbriche d'armi, rilevate con l'agevolazione amichevole di ex componenti del governo statunitense, più o meno direttamente legati alla Difesa - ci sono alcune giornate memorabili nella storia americana, dall'inizio della Guerra del Golfo all'11 settembre.

Dopodiché, capitolo per dettagliatissimo capitolo, si dipana l'avventura di un gruppetto di finanzieri senza scrupoli e si delinea la rete che collega in America industria bellica, governo e forze armate - il "triangolo di ferro" del titolo -, potere politico e potere economico, interessi privati e pubbliche cariche. Una rete intessuta con pazienza e metodo da compagni di università e di partite a tennis (verrebbe da dire: di merende), che decidono delle sorti del mondo nella lobby di un hotel (il Carlyle che ha dato il nome al Gruppo) o su un campo da golf, che assumono l'uno la moglie dell'altro, per meglio definire la struttura "familiare" (nel senso meglio conosciuto in Italia - quello mafioso) degli accordi.

Ripeto, niente da invidiare a Dinasty, solo che qui si parla di vita vera, e di una politica internazionale che ci riguarda tutti. L'autore del saggio, Dan Briody, quello che è stato intervistato da Michael Moore per Farenheit 9/11, sarà pure di parte, ma non lo dà a vedere: spara a 360 gradi, facendo i nomi dei politici Democratici quanto di quelli Repubblicani coinvolti nell'affaire Carlyle, e si limita ad elencare, senza quel sovrappiù di faziosità che spesso penalizza i docu-film di Michael Moore, una serie di fatti (e "I fatti" sia chiama la collana della quale questo libriccino fa parte) che parlano da soli, e che non sono mai stati smentiti dai diretti interessati.

Fatti che descrivono una storia di "scorrettezze aziendali, conflitti di interesse e sfruttamento della propria influenza politica". Sounds familiar?

 

 

 

 

 

 

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