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265 - 13.11.04


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Se lo fanno tutti, posso farlo anch'io?
Jean-Pierre Bacri e Agnès Jaoui con Paola Casella


Più che una coppia, sono una macchina da guerra: i francesi Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, compagni di lavoro e di vita, entrambi attori, entrambi sceneggiatori, lei da pochi anni anche regista, producono successi a catena: da Aria di famiglia di Cédric Klapisch a Smoking-No smoking e Parole, parole, parole di Alain Resnais, da Il gusto degli altri, debutto alla regia della Jaoui scritto e interpretato dalla coppia, a Così fan tutti, la commedia agrodolce appena uscita sugli schermi italiani diretta da Agnès e recitata da entrambi, per la quale Bacri e Jaoui (collettivamente soprannominati Jacri) hanno vinto il premio per la sceneggiatura all'ultimo Festival di Cannes.

A Cannes il lavoro del duo è stato paragonato a quello del miglior Woody Allen, e spesso i loro film a struttura corale vengono accostati ai capolavori di Robert Altman. Tutti però concordano nel dire che c'è qualcosa di specificamente europeo nel loro modo di raccontare le storie, nei dialoghi solo apparentemente leggeri, e invece densi di riflessioni profonde sulle complicazioni della natura umana.

Che cosa, secondo voi, rende il vostro cinema "europeo"?

Bacri: E' difficile generalizzare, definire una volta per tutte in che cosa consista l'europeità, al cinema come in qualsiasi altro settore. Preferisco parlare dei singoli film, indipendentemente dal fatto che siano europei o americani. E devo dire che ultimamente non vedo grandi differenze fra gli uni e gli altri, in negativo: in Francia ad esempio siamo già al terzo sequel di Taxi, una porcheria del tutto identica a certi filmacci d'azione hollywoodiani, solo fatta meno bene. D'altro canto ho amato moltissimo certi film americani e avrei voluto averli scritti io: un esempio è proprio un film di Woody Allen, Crimini e misfatti.

Jaoui: L'unica definizione di cinema europeo che mi viene in mente nasce anche per me dal contrasto con il cinema americano. I nostri film non sarebbero mai riassumibili in un pitch, quella breve sintesi che viene usatea per vendere il film ai potenziali produttori o distributori delle major hollywoodiane. Non c'è un'idea tanto semplice e forte da poterla riassumere in due parole. La differenza fra noi e gli americani si vede anche a livello di trailer: i loro trailer hanno un inizio, un centro e una fine, che di solito è un happy ending; quelli dei miei film e dei film europei in generale sono più vaghi, non si capisce subito dove andranno a parare e il tipo di piacere che lo spettatore potrà trarne. Per un film americano di solito è importante dove si arriva, per uno europeo, come ci si arriva.

E' vero che il cinema francese è molto aiutato dal governo?

Jaoui: In Francia, sia nel dopoguerra che nel periodo in cui Jack Lang era ministro della Cultura, sono state varate numerose leggi che hanno contribuito a rendere forte il cinema nazionale, e che ancora oggi ci permettono di produrre oltre cento film l'anno e di vederli ben distribuiti in patria e all'estero. E' difficile per una cinematografia nazionale svilupparsi e progredire di generazione in generazione senza una volontà politica e un sostegno da parte dello stato, soprattutto per quanto riguarda la promozione internazionale. Ne sapete qualcosa voi italiani: avete grandi talenti cinematografici, ma soffrite di un problema politico, per cui i vostri autori non vengono messi in condizione di opporsi allo strapotere della televisione e del cinema americano. Forse non tutti lo sanno, ma i distributori delle major hollywoodiane hanno metodi quasi mafiosi: agli esercenti europei dico, "Se volete l'ultimo Spielberg dovete pigliarvi queste cinque merde, e tenerle in sala per settimane anche se a vederle ci sono solo due spettatori". E' difficile combattere contro questo tipo di protezionismo, se non contrapponendogliene uno altrettanto forte, come succede appunto in Francia. Ma anche noi dobbiamo stare attenti a non abbassare la guardia.

Qual è, secondo voi, il tema principale di Così fan tutti?

Jaoui: Proprio i rapporti di potere, non solo sul lavoro ma anche nei rapporti familiari e nelle relazioni d'amore. E' un tema che volevamo affrontare da molto tempo, e finalmente ce l'abbiamo fatta. A testimonianza che ci abbiamo pensato a lungo, la sceneggiatura originaria era troppo lunga, prevedeva un film di due ore e mezza. E i personaggi erano anche più numerosi di quelli che compaiono nel film finito, perché volevamo affrontare l'argomento da tante angolazioni diverse. La nostra fatica principale è stata quella di sfrondare il copione fino a far rientrare il fim in termini, e tempi, accettabili.

Bacri: Il problema non è che ci sia al mondo gente potente: il potere esiste, e qualcuno lo deve per forza esercitare. Ma si può farlo bene o male, e soprattutto se ne può abusare. Così come ci sono un sacco di persone pronte a subire gli abusi di potere senza nemmeno provare a ribellarsi.

Perché avete ambientato il film nel mondo dell'editoria?

Jaoui: Rispetto al Gusto degli altri, dove volevamo sottolineare il fatto che il pregiudizio albergasse proprio fra gli intellettuali liberal della borghesia francese, in Così fan tutti ci interassavano i rapporti di potere in generale, non il fatto che avvenissero in un ambiente particolare. Ma l'ambiente intellettuale borghese è quello che personalmente conosciamo meglio.

Bacri: In altre parole, siamo troppo pigri per allargarci ad altri. (Ride)

Come mai per l'uscita italiana è stato scelto il titolo Così fan tutti, quando il titolo originale era Comme une image?

Jaoui: "Lo fanno tutti" è la scusa che la maggior pare della gente adduce per giustificare il proprio cattivo comportamento: "Se lo fanno tutti, posso farlo anch'io". Ovviamente il titolo richiama anche l'opera di Mozart Così fan tutte, che tra l'altro viene utilizzata nel film, ma volevamo sottolineare che sono tutti - uomini e donne - a comportarsi male qualche volta, quando hanno l'occasione di farlo. E' molto facile mantenere una certa integrità quando non si conta niente, quando non sia ha niente da perdere. Ma quando ci ritroviamo fra le mani un po' di potere, spesso cadiamo in tentazione e poi in errore.

 

 

 

 

 

 

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