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262 - 02.10.04


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L'isola della discordia
Dervis Zaim con Paola Casella

Con il suo film Fango, che ha partecipato nel 2003 alla Mostra del Cinema di Venezia vincendo il premio dell'UNESCO, Dervis Zaim è il stato il primo regista turco ad affrontare di petto la storica rivalità fra turchi e greci a Cipro. Fango raccontava la storia di quattro personaggi, rappresentanti di entrambe le metà dell'isola, e illustrava il fondo storico dei rancori che animano le due "fazioni", proponendo però una soluzione conciliatoria che aveva un po' il sapore della fiaba. A Zaim chiediamo un aggiornamento sullo stato delle cose a Cipro e sul clima politico e sociale della Turchia in procinto di entrare a sua volta nell'Unione.

"Fin dal 1974, la Turchia e i turchi-ciprioti sono stati bollati come i principali ostacoli a una soluzione pacifica (del conflitto turco-greco a Cipro, ndr) da una gran fetta della comunità internazionale. Le istituzioni europee hanno accusato per anni la parte turca di Cipro di boicottare ogni progetto di riunificazione dell'isola, tanto che l'Unione aveva deciso di consentire l'accesso solo alla metà greca. Con l'avvicinarsi del primo maggio 2004 è stato fatto un ultimo tentativo di recuperare un piano di riunificazione di Cipro dell'Onu, la cui approvazione è stata messa ai voti in entrambe le metà dell'isola lo scorso aprile. Questa volta il 65% dei turco-ciprioti ha votato per il sì e il 75% dei greco-ciprioti ha votato per il no. Ciononostante l'Unione ha aperto le porte solo alla parte greca di Cipro, come se potesse rappresentare in Europa anche gli interessi dei turco-ciprioti".

Qual è stata la reazione dei turco-ciprioti?

Naturalmente si sono risentiti, hanno avuto la sensazione di essere stati "puniti" dall'Unione. I turco-ciprioti sono già isolati dal resto della comunità internazionale da numerosi embarghi e restrizioni, ancora in vigore quattro mesi dopo l'entrata di Cipro nell'Unione, nonostante da Bruxelles avessero promesso di abolirli o almeno alleggerirli. I turco-ciprioti sono anche convinti che i greco-ciprioti non abbiano alcuna intenzione di condividere con loro la "Cipro unificata", ma continuino a considerarli una minoranza con diritti limitati al loro essere una minoranza. E' per questo che i greco-ciprioti hanno votato contro la riunificazione di Cipro?

Precisamente. L'élite politica greco-cipriota, sia di destra che di sinistra - con l'eccezione dei liberal - si rifiuta di integrare al governo i turco-ciprioti come partner a tutti gli effetti, su un piano di parità. E anche la popolazione della metà greco-cipriota ha un atteggiamento molto negativo nei confronti della popolazione di origine turca.

Come mai questa animosità è tanto forte?

Ci sono motivazioni storiche, politiche e psicologiche, e anche pregiudizi ormai radicati nel tempo. Ma non credo che i greco-ciprioti arriveranno a opporsi all'entrata della Turchia nell'Unione, perché il loro atteggiamento e le loro accuse, che sono spesso state riconosciute come calunnie, sono mal tollerati a Bruxelles.

Che cosa si può fare per migliorare la situazione a Cipro?

E' fondamentale ripristinare la fiducia fra le due popolazioni. I rapporti interpersonali a livello individuale sono abbastanza semplici e pacifici. Ma ogniqualvolta le comunità si confrontano come gruppi sorgono immediatamente un mare di difficoltà. Ci vorrà tempo per ripristinare una corretta rappresentazione e percezione delle due popolazioni, al di là dei filtri ideologici. Userò una metafora per descrivere la situazione: il modello di comunicazione relazionale fra turchi e greci è simile a un groviera: i turchi e greci interagiscono attraverso i buchi del formaggio, e la speranza è che i buchi si allarghino sempre di più, in seguito ai contatti diretti fra le persone. Così, spero, crescerà a poco a poco anche la fiducia reciproca.

Crede che l'Unione debba aprire le porte alla Turchia?

Sono convinto di sì, ma riconosco che è un problema molto complesso e ricco di sfaccettature, perché la Turchia ha molte caratteristiche, sia in positivo che in negativo. In positivo, una tradizione secolare di democrazia, una popolazione in aumento, un'economia che sta attraversando un vero e proprio boom. In negativo, la Turchia è una nazione ancora relativamente povera, che confina con Paesi tormentati come l'Irak e l'Iran, è soggetta ai colpi di stato e, soprattutto in passato, si è resa colpevole di numerose violazioni dei diritti umani. Infine è un Paese mussulmano.

Ma secondo lei la Turchia appartiene all'Europa?

E' difficile stabilire quali siano le qualità esatte che qualifichino un Paese come europeo. A seconda degli occhiali che si portano - il proprio background, le proprie convinzione e ideologie - si può concludere che la Turchia debba entrare nell'Unione. Se l'Unione volesse prendere la sua decisione sulla base dei parametri di Copenhagen, dovrebbe accogliere da subito la Turchia, che soddisfa già tutti i requisiti economici, politici e giudiziari. In questo senso, la Turchia dovrebbe essere annessa anche prima della Romania e dell'Ucraina.

Ma ho paura che l'Unione sia motivata da altri criteri, criteri non scritti. Qualcuno, ad esempio, obietta che la Turchia non faccia parte geograficamente dell'Europa. Ma se il punto di osservazione è Bruxelles, Cipro si trova ancora più ad Est della Turchia, eppure fa già parte dei 25. Le dimensioni stesse della Turchia costituiscono un grosso problema per Bruxelles, perché trattandosi di un Paese povero rischia di necessitare di sovvenzioni economiche per anni. Ma molti turchi controbattono dicendo che preferirebbero di gran lunga ricevere dall'Unione investimenti industriali piuttosto che elargizioni in denaro.

Infine c'è la questione religiosa. Secondo quei criteri non scritti, includere nell'Unione un Paese mussulmano è un problema: io credo invece che potrebbe rappresentare la risposta più efficace al dibattito sullo scontro delle civiltà. Dopo l'allargamento alla Turchia, si potrà dire (con più facilità) che l'Islam e la democrazia sono compatibili, e allo stesso tempo si potrà prevenire altre nazioni mussulmane dal pensare che in Europa sopravviva un pregiudizio contro l'Islam.. Dal punto di vista geografico, culturale, economico, politico e sociale, la Turchia è un Paese ponte fra l'Est e l'Ovest, il Nord e il Sud: una collocazione che finora è stata vista solo come fonte di difficoltà, ma che invece è la sua principale ricchezza , il suo grande punto di forza.

 

 

 

 

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