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260 - speciale agosto 2004


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Avanti, a 360 gradi
Paola Casella

"In tutta coscienza, porteremo a Venezia i più grandi film dell'anno". Marco Müller, il nuovo direttore artistico della Mostra del cinema, se la canta e se la suona, senza falsa modestia. Ma non ha tutti i torti, almeno a giudicare dal programma nutrito - e tuttavia gestibile, dal punto di vista di critici e spettatori - che è stato presentato alla stampa a fine luglio, e che sembra un capolavoro di equilibrio - o equilibrismi? - fra esigenze commerciali e sperimentazione artistica.

A leggere la lista dei titoli presenti nelle sezioni principali - In concorso, Orizzonti (che sostituisce Controcorrente, ed è "un punto di vista provvisorio sulle nuove tendenze del cinema") e Mezzanotte ("il cinema di alta spettacolarità") - si ha la netta sensazione che Müller e soci si siano seduti attorno a un tavolo armati di bilancino, a calcolare esattamente il numero di Paesi rappresentati e le proporzioni fra film di cassetta e film di nicchia e supernicchia, abbastanza oscuri da far contenti anche quei critici severi che dicono di preferire oscuri film tailandesi ai blockbuster americani (ma poi te li ritrovi accanto alle proiezioni notturne dei kolossal yankee). In questa edizione della Mostra c'è anche spazio per la sperimentazione tecnologica, con grande attenzione al digitale come strumento di innovazione creativa e di democratizzazione dell'industria cinematografica.

"Abbiamo cercato di muoverci in avanti, ma a 360 gradi", ha detto Müller. E noi proviamo, a scatola ancora parzialmente chiusa, a scoprire in quali direzioni si sia mosso, e a individuare le aree di interesse di questa 61esima edizione della mostra, seguendo le esplicite indicazioni del suo direttore.

I NUMERI - 1900 i titoli visionati per la selezione, 30 i Paesi rappresentati, 71 i lungometraggi, di cui 21 In concorso ("ne volevamo solo 60, ma poi abbiamo ceduto alla passione per il buon cinema e abbiamo allargato le maglie"), 3 opere a testa In concorso per Italia, Francia e Stati Uniti (i più rappresentati in questa sezione), 4 film dell'Estremo Oriente in lizza per il Leone d'oro, 4 i mesi che ha avuto a disposizione Müller per mettere a punto il suo programma, "di cui uno se ne è andato per discutere l'incompatibilità del mio ruolo di produttore con quello di direttore" - il che non gli ha impedito di "fare prenotazioni a tappeto", come ha detto Irene Bignardi con una nota polemica nel presentare il programma di Locarno 57, aggiungendo: "Altri festival dopo di noi si avvantaggeranno dei buoni film che non hanno potuto trovare spazio in Laguna".

I MAESTRI - Ce ne sono moltissimi, tanto in competizione quanto al di fuori delle due sezioni principali. In concorso per il Leone d'oro c'è Wim Wenders, con La terra dell'abbondanza, fuori concorso c'è il trio Michelangelo Antonioni, Wong Kar-Wai e Steven Soderbergh con l'attesissimo Eros, ci sono i nuovi film di Claude Chabrol, Manoel De Oliveira (che sarà insignito - finalmente! - del Leone d'oro alla carriera) e Steven Spielberg, che con il suo Terminal inaugurerà la kermesse.

GLI ALTRI GRANDI REGISTI - Gianni Amelio e Mike Leigh, Amos Gitai e Mira Nair, già vincitrice del Leone d'Oro con Monsoon Wedding, ma anche nomi relativamente nuovi ed eccitanti come François Ozon, Alejandro Amenabar e Todd Solondz, partecipano tutti nella sezione In concorso. Nella sezione Orizzonti alcune grandi speranze, come l'indipendente americano Gregg Araki e l'argentino Alejandro Agresti. Molti i registi di qualità fuori concorso, soprattutto americani: fra tutti spiccano Jonathan Demme, Michael Mann e Spike Lee, che fa anche parte della giuria che assegnerà il Leone d'Oro in questa edizione della Mostra.

GLI ITALIANI - Con 20 titoli sparsi nelle varie sezioni del festival, sono in assoluto il gruppo maggiormente rappresentato a Venezia, con buona pace di chi credeva che l'italo-svizzero Müller, ex direttore artistico del festival di Locarno e produttore di film provenienti dai Paesi del Terzo mondo, avrebbe privilegiato gli stranieri, e in particolare gli asiatici. Tre i titoli In concorso: Le chiavi di casa di Gianni Amelio, basato sul romanzo autobiografico "Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia, Ovunque sei di Michele Placido e Lavorare con lentezza di Guido Chiesa (prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, che Müller ha definito pubblicamente "il più illuminato d'Italia"). Altri tre italiani nella sezione Orizzonti: Vento di terra, opera seconda di Vincenzo Marra (dopo Tornando a casa, che a Venezia vinse il premio della Settimana della critica), Te lo leggo negli occhi di Valia Santella (prodotto da Nanni Moretti, che vi appare in un cammeo) e Saimir di Francesco Munzi.
Fuori concorso il già citato Eros con il segmento diretto da Antonioni, L'amore ritrovato di Carlo Mazzacurati, Come inguaiammo il cinema italiano - La storia di Franco e Ciccio di Ciprì e Maresco e Il resto di niente di Antonietta De Lillo. Nella sezione Mezzanotte infine figurano il thriller di Eros Puglielli Occhi di cristallo con Luigi Lo Cascio e Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio con Giorgio Pasotti. Invece i produttori di Nel mio amore, il primo film da regista di Susanna Tamaro, non ne hanno accettato la collocazione nella sezione Fuori Concorso-Eventi, dunque il film sarà presentato ai primi di settembre in occasione di una grande iniziativa della Comunità di Sant'Egidio.
La presenza degli italiani al Lido non si limita a registi e interpreti dei film presenti nelle varie sezioni: fra i giurati di In concorso ci sono Mimmo Calopresti e il montatore Pietro Scalia (finalmente un montatore in giuria! e uno che ha vinto due Oscar, per JFK e Black Hawk Down), e Fiorella Infascelli è membro della giuria della sezione Venezia digitale. Allo scenografo Dante Ferretti è stato affidato il compito di "portare simbolicamente all'esterno la storia del cinema custodita finora all'interno del Palazzo", come ha detto Müller, e l'architetto Matteo Thun ha ideato un grande schermo, alto 11 metri, che coprirà la facciata del Palazzo del cinema con una pellicola traslucida.

IL CINEMA DIGITALE - In questa sezione gli italiani giganteggiano con ben sette film, tra i quali anche un cortometraggio: due in competizione - La vita è breve ma la giornata è lunghissima di Lucio Pellegrini e Gianni Zanasi e Un silenzio particolare di Stefano Rulli - e cinque come eventi - Bellissime di Giovanna Gagliardo, Colpi di Luce di Matteo Spinola, Stefano Della Casa e Francesca Calvelli, L'ora della lucertola di Mimmo Calopresti, Cuoco contadino di Luca Guadagnino e Killer Shrimps di Piero Golia. Direttore della giuria è Mike Figgis, uno che di nuove tecnologie se ne intende: suo uno dei primi lungometeraggi "firmati" interamente in digitale, Time Code.

IL CINEMA D'ANIMAZIONE - La novità principale è la partecipazione In concorso, per la prima volta nella storia della Mostra del cinema di Venezia, del cartoon Howl's Moving Castle di Hayao Miyazaki, l'autore giapponese già premio Oscar per La città incantata. Altro film evento, ma fuori concorso, è Shark Tale della DreamWorks, che aveva portato all'ultima edizione del festival di Cannes (in concorso) il suo Shrek 2. E la sigla del festival è stata realizzata da William Kentridge, il maggior artista sudafricano di cinema d'animazione.

IL SUDAFRICA - Il principale gesto politico Müller l'ha fatto proprio rendendo omaggio al decennale della fine dell'apartheid in Sudafrica, non solo attraverso la sigla del festival di Kentridge, ma anche attraverso i due film sudafricani presenti nella sezione Orizzonti: Yesterday di Darrell James Roodt e Zulu Love Letter di Ramadam Suleman. Per non farci dimenticare il suo passato di produttore prima per Fabrica e poi per Downtown Pictures.

L'ESTREMO ORIENTE - Se numericamente Müller ha cercato di non sommergere la Mostra di titoli provenienti dal Sudest asiatico a lui così caro, i nomi presenti nelle varie sezioni sono di primissima scelta, e faranno felici gli estimatori della cinematografia orientale. In concorso ci sono Café Lumière del cinese Hou Hsiao-Hsien e Ha-ryu-in-saeng del coreano IM Kwon-taek, entrambi beniamini dei festival europei, più il già citato Howl's Moving Castle di Hayao Miyazaki. Nella sezione Orizzonti un solo nome, ma di altissima qualità: Shinya Tsukamoto, il regista giapponese di A Snake of June, che a Venezia presenta il suo Vital.
Ma la vera chicca rischia di essere quella che passerà nella sezione Mezzanotte: si tratta di Three... Extremes, diretto da un trio "estremo" che da solo può raccontare il nuovo cinema del Far East: il coreano Park Chan-wook, il giapponese Miike Takashi e Fruit Chan, il regista di Hong Kong che due anni fa scandalizzò - ma anche estasiò - il pubblico di Venezia con il suo Public Toilet, interamente girato nei bagni pubblici del suo Paese. A Mezzanotte anche La principessa del monte, del malese Ledang Saw Teong Hin. Due asiatici in giuria: In concorso la produttrice di Taiwan Xu Feng; in Venezia digitale il produttore giapponese Shozo Ichiyama.

LE STAR - "Oltre l'80% degli interpreti dei film che partecipano alla Mostra saranno presenti al Lido", ha annunciato Marco Müller, e anche qui non le ha sparate grosse. Ci saranno davvero (quasi) tutti, da Nicole Kidman, protagonista di Birth di Jonathan Glazer (a sorpresa In concorso) a Tom Cruise, prim'attore in Collateral di Michael Mann; da Tom Hanks che apre le cerimonie con Terminal di Steven Spielberg (ma che non avrà accanto la coprotagonista Catherine Zeta-Jones, impegnata nelle riprese del seguito di Zorro) ad Al Pacino, star di Il mercante di Venezia di Michael Radford, affiancato da Jeremy Irons e Joseph Fiennes; da Johnny Depp, protagonista di J.M. Barry's Neverland, film biografico sull'inventore di Peter Pan interpretato anche da Kate Winslet, Julie Christie e Dustin Hoffman a Denzel Washington (anche star del thriller Man on Fire) e Meryl Streep, protagonisti di The Manchurian Candidate di Jonathan Demme, remake del thriller diretto nel '62 da John Frankenheimer con Frank Sinatra (conosciuto - ahimé, poco) in Italia col titolo Và e uccidi; da Jude Law e Gwyneth Paltrow, protagonisti di Sky Captain and the World of Tomorrow, a Colin Farrell in per Una casa alla fine del mondo, ispirato all'omonimo romanzo di Michael Cunningham (quello di The hours).

La giuria basterebbe da sola ad attizzare la curiosità dei cacciatori di star: ne fanno parte il già citato Spike Lee e Scarlett Johansson (al festival anche come interprete con John Travolta di A Love Song for Bobby Long), più l'ultima arrivata (in giuria, non nel mondo del cinema) Helen Mirren, grande interprete inglese due volte nominata all'Oscar (per Gosford Park e La pazzia di Re Giorgio). Quentin Tarantino sarà il testimonial della retrospettiva "Storia segreta del cinema italiano"; Robert De Niro e Martin Scorsese presenteranno Shark Tale, al quale hanno prestato le proprie voci e per il quale arriveranno a Venezia anche Angelina Jolie e Will Smith. Infine George Clooney sarà al Lido in qualità di produttore del thriller Criminal (nella sezione Orizzonti): no Clooney, no party.

 

 

 

 

 

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