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260 - speciale agosto 2004


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I giorni di Capri
Teresa Cirillo

Teresa Cirillo è docente di letteratura ispano-americana all'Universita' Orientale di Napoli e consulente storico-letteraria di "Pablo Neruda, passi in Italia". Questo suo intervento è ripreso dal catalogo della mostra.

Per un uomo come Neruda che, alle soglie della cinquantina, ha vissuto una vita intensa, difficile e avventurosa in tre diversi continenti, i mesi in cui soggiorna in Italia rappresentano un momento di quiete e uno snodo importante per le conseguenze nell'attività artistica e nella vita privata. In Italia prende slancio la storia d'amore con la cantante cilena Matilde Urrutia: è un amore profondo che induce il poeta a maturare, tra rimorsi ed esitazioni, la decisione di lasciare di fatto la moglie e di cominciare una nuova vita a Capri.

Una sera di fine gennaio del 1952, Neruda sbarca a Capri insieme con Matilde. Esule politico dal Cile e sorvegliato dalla polizia, solo pochi giorni prima, durante una movimentata manifestazione di protesta organizzata da artisti e uomini politici romani, era stato quasi strappato dalle mani degli agenti che lo stavano scortando verso la frontiera. Il ministro dell'Interno, Scelba, aveva emesso un un decreto di espulsione dall'Italia su richiesta del governo cileno che aveva destituito Neruda, aspramente critico nei confronti del presidente, dalla carica di senatore.

Matilde e Neruda vanno ad abitare nella Casa di Arturo, la villa di via Tragara che ha messo a disposizione Edwin Cerio, fine scrittore e studioso, fondatore del Centro Caprense 'Ignazio Cerio', un personaggio di spicco nella vita culturale e mondana dell'Isola cosmopolita.

Per la prima volta insieme in una casa tutta per loro, gli amanti possono misurare la profondità del loro sentimento. Vivono solitari, in una atmosfera di compiuta felicità, alimentando un amore intenso, esaltante. Nei mesi passati sull'Isola il poeta completa e fa stampare a Napoli, anonimo per riguardo verso la moglie, un libro di poesie d'amore, «appassionato e doloroso», I Versi del Capitano, composti col pensiero rivolto a Matilde. Scrive anche quasi tutti i componimenti dedicati, in parte, all'Italia e a Capri, che col titolo L'uva e il vento, usciranno nel 1954, quando il poeta e Matilde sono ormai ritornati in Cile.

A un orefice di Capri, Neruda ordina per Matilde un anello dove fa incidere la dedica: 3 maggio 1952. Il tuo Capitano. Serve per una cerimonia che si svolge in una notte di plenilunio. Lei, ottima cuoca, ha preparato una cenetta, lui ha decorato tutta la casa con festoni di carta e di fiori e ha scritto a grandi lettere variopinte Matilde, ti amo. Scambiandosi una promessa di amore eterno, sulla terrazza della casa, chiamano a testimone della loro unione una benevola, splendente luna caprese.

« Per me sei il resoro più carico/ d'immensità che non il mare e i suoi grappoli/ e sei bianca, e azzurra e vasta come/ la terra nella vendemmia./ In questo territorio,/ dai tuoi piedi alla tua fronte,/ camminando, camminando, camminando,/ passerò la mia vita»
(L'infinita nei Versi del Capitano)

 

 

 

 

 

 

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