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259 - speciale agosto 2004


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Confessioni di un esule per scelta
Paola Casella

Jean-Marie Gustave Le Clézio,
Stella errante,
il Saggiatore, pag. 288, euro 14,98

Jean-Marie Gustave Le Clézio descrive i suoi romanzi come "letteratura dell'esilio", e se stesso come un esiliato, benché nessuno l'abbia mai cacciato dalla sua nativa Nizza. Di madre francese e padre mauritano, Le Clézio ha vissuto e vive in giro per il mondo, fra Albuquerque in New Mexico e le Mauritius, l'Inghilterra e la Costa Azzurra, alla continua ricerca di un'identità non limitabile ad alcun confine nazionale.

Con il suo primo romanzo, Il verbale, pubblicato a 23 anni, ha vinto il prestigiosissimo premio francese Renaudot, e da allora ha firmato oltre quaranta libri, fra saggi, romanzi, racconti brevi e traduzioni, diventando uno dei più noti autori francesi contemporanei, nonché uno dei candidati possibili al premio Nobel per la letteratura. Pur essendosi formato alla scuola del noveau roman anni Sessanta, Le Clézio ha poi gradualmente virato verso la forma tradizionale del racconto, soprattutto quella che ha per tema il viaggio (l'esilio, direbbe lui). I critici lo accostano a Zola e Joyce, a Stevenson e a Lautréamont, ma lui preferisce citare fra i suoi modelli Rimbaud e alcuni contemporanei americani, da N. Scott Momaday ad Henry Roth.

I temi ricorrenti dei suoi romanzi, oltre al viaggio, sono la filosofia, l'amore per la natura, il recupero del pensiero religioso e spirituale in contrapposizione al razionalismo occidentale. I titoli? Terra amata ('67), Deserto ('80), Onitsha ('92), La quarantena ('95), Diego e Frida ('97) e Le due vite di Laila, ('99). Ancora inedito da noi è il romanzo autobiografico Révolutions (2003), in cui Le Clézio racconta la sua vita migrante . E lo strazio di dividersi fra Paesi diversi è il tema del suo ultimo romanzo, Stella errante, il terzo pubblicato da il Saggiatore dopo Diego e Frida e Le due vite di Laila (in Francia il suo editore è, naturalmente, Gallimard).

La protagonista di Stella errante - sono spesso le donne al centro dei romanzi di Le Clézio, raccontate con una conoscenza profonda dell'animo femminile - è Esther, una ragazzina ebrea che crescerà in fuga continua, prima per scampare alle persecuzioni dei nazisti, poi per sottrarsi al conflitto in Israele. Accanto a Esther comparirà, breve ma fulminante apparizione, la giovane Nejma, il suo alter ego palestinese, a dimostrazione di quanto il destino di esule a vita della ragazza ebrea non sia affatto unico al mondo, né appannaggio di alcuna etnia.

Di più: il diritto a un Paese di appartenenza di Esther significa contestualmente (ma non necessariamente, suggerisce Le Clézio) la privazione dello stesso diritto per la palestinese Nejma. Come ha spiegato l'autore francese, da poco passato per Roma dove ha partecipato al Festival Letterature, "da qualche parte in Palestina, o in Sudamerica, o in Africa, c'è sempre un bambino ucciso da una pallottola, e c'è sempre bisogno che qualcuno ne parli".

I ricordi dell'infanzia e della prima adolescenza appaiono e riappaiono quasi ossessivamente in Stella errante. "Flannery O' Connor ha detto che ogni romanziere racconta solo i ricordi che ha accumulato fra i 9 e 15 anni", ha detto Le Clézio nel corso della presentazione romana di Stella errante presso la sede de il Saggiatore. La narrazione varia continuamente di tono e di soggetto: qui è in prima persona, con Esther ragazzina che descrive senza intermediazione razionale le sue emozioni a contatto con il dolore, il lutto e la fuga; là si passa alla terza persona, dove Esther, osservata dall'esterno, diventa il simbolo oggettivo di una condizione di vita, come dice il titolo, errante, e la sua esperienza individuale si trasforma in tragedia collettiva.

"La letteratura è un genere polimorfo", dice Le Clézio, "è flessibile per sua natura, e rappresenta un'apertura verso altre culture, altri linguaggi. Per questo può funzionare da antidoto alla cultura occidentale, che è diventata monolitica, che mette l'accento solo sulla tecnica e reprime i sentimenti, considerandoli manifestazioni espressive di serie B. Nei miei romanzi invece i sentimenti, soprattutto quelli femminili, sono la storia, e se chi li esprime ha radici europee, come la Esther del mio romanzo, considero un mio privilegio quello di permetterle di manifestarli a dispetto delle censure impostele dalla nostra cultura".

 

 

 

 

 

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