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Caffe' Europa
259 - speciale agosto 2004


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Cinema, non fateveli scappare
Paola Casella

Una delle abitudini più piacevoli dell'estate nelle grandi città italiane è quella di inserire nei cartelloni delle cosiddette arene estive - cinema all'aperto, circoli culturali, festival open air - i film dell'anno appena trascorso, dando così agli spettatori la possibilità di recuperare, magari anche solo per una sera, le chicche che si sono lasciati sfuggire nel corso della stagione precedente

Abbiamo dunque pensato di fornire ai lettori di Caffè Europa una piccola mappa di alcuni film europei che, se riproposti quest'estate, non vanno lasciati scappare una seconda volta. Paese per Paese, ecco i titoli migliori, fra quelli meno gettonati, usciti durante la stagione cinematografica 2003-2004.

Italia

Crechiamo di essere almeno un po' nazionalisti, perché qualche buon film italiano passato in sordina andrebbe davvero inseguito, prima che passi definitivamente agli scaffali dell'home video. Noi consigliamo L'amore ritorna di Sergio Rubini, forse il più pubblicizzato fra i film italiani a raccogliere poco pubblico in sala: è la storia quasi autobiografica del regista-attore pugliese, che con autoironia e un tocco di realismo magico racconta la sua vita e quella dei volti noti che lo circondano (Margherita Buy, ex moglie sia nel film che nella vita, Asia Argento interpretata nel film da Giovanna Mezzogiorno). All'estremo opposto - poco entertainment e tanta gravità espressiva - l'inquietante Pater familias di Francesco Patierno, poco visto anche per la sgradevolezza del tema principale - la violenza domestica - e invece assolutamente degno di nota, soprattutto come esordio.

Esordiente anche il Salvatore Mereu di Ballo a tre passi, film di quella che ormai viene definita la nuova "scuola sarda" (come del resto La destinazione di Piero Sanna, altro esordio cinematografico da segnalare avvenuto lo scorso anno), una piccola storia con la forza archetipale della leggenda mitologica. Infine è ancora nelle sale, ma per poco, E' più facile per un cammello..., l'ottimo debutto cinematografico dell'attrice Valeria Bruni Tedeschi, italiana di nascita e francese di adozione, che come Rubini racconta se stessa e la sua singolare famiglia (fra cui la sorella top model e cantante Carla, interpretata magistralmente da Chiara Mastroianni) con una leggerezza che nasconde grande profondità e con un'originalità espressiva che fa sperare nella nascita di un'autrice veramente innovativa.

Francia

Visto che abbiamo sconfinato oltralpe con Valeria Bruni Tedeschi, ricordiamo almeno un paio di piccoli film francesci usciti nel corso dell'ultimo anno che avrebbero meritato maggiore attenzione: il collage cinematografico Il costo della vita di Philippe Le Guay, che raccoglie svariate storie incentrate sul rapporto fra gli uomini e il denaro (o, più specificatamente, fra gli europei e l'euro) dal tono agrodolce, e la commedia I sentimenti della regista e sceneggiatrice Noémie Lvovsky, dove un tradimento coniugale diventa metafora della difficoltà che abbiamo tutti nell'assecondare i cambiamenti del nostro cuore. Entrambi i film sono ottimi esempi di cinematografia quintessenzialmente francese: toni light e dialoghi brillanti, ma un sottofondo di crudeltà e di amarezza. Ed entrambi vantano un cast di prim'ordine, esempio della vivacità e del buon livello professionale del cinema dei nostri cugini.

Spagna

Per restare fra i paesi latini, ecco almeno un film spagnolo che non potete perdervi, se lo ritrovate in cartellone durante questa lunga estate. E' Ti dò i miei occhi, di Iciar Bollaín (avete notato quante delle nostre segnalazioni riguardano film diretti da donne?), che come Pater familias ha subìto lo scotto di trattare il tema difficile della violenza domestica. La vicenda di un matrimonio sconvolto dall'incontrollabilità fisica del marito è raccontata con grande delicatezza e con la comprensione profonda riservata ad una storia d'amore che, pur nella sua devianza (ampiamente condannata dalla regista), mantiene comunque quell'intensità emotiva e quelle buone intenzioni di partenza che rendono la tragedia ancora più pregnante.

Paesi Scandinavi

Sempre di violenza domestica, ma in questo caso psicologica e culturale, tratta L'amore di Marja, diretto da un'ennesima donna, l'italo-finlandese Anne Riitta Ciccone. E' la storia vera di una donna scandinava (la madre della regista, interpretata dalla luminosa Laura Malmivaara) che per amore si trasferisce nel sud dell'Italia anni '70 e subisce lo sciovinismo italico perpetrato persino più dalle donne locali che dagli uomini. Il sacrificio di Marja, che si immola per il bene delle figlie, ricorda i martirii tutti al femminile raccontati da Lars Von Trier. E allora come non esortare gli spettatori estivi a recuperare Dogville di Von Trier, parabola contemporanea di un'eroina tragica che ha il volto trasparente di Nicole Kidman? Solo Arancia meccanica è stato altrettanto diretto ed esplicito nel raccontare l'ineludibile componente di violenza della società occidentale. Degno seguace di Von Trier, il danese Per Fly ha firmato invece una tragedia scespiriana ambientata a Copenhagen, L'eredità, dove soldi e potere hanno lo stesso potere di corruzione della violenza in Dogville.

Islanda

Ma torniamo alla leggerezza (non superficiale). Alla scuola di cinema di Lars Von Trier si è formato anche Dagur Kari, il regista di Nòi Albinòi, delizioso film ambientato fra i ghiacci islandesi che racconta come una metafora la vicenda di un outsider, l'albino Nòi, bianco come il suo Paese ed emarginato come tutti noi, chi più chi meno consciamente. Un film premiatissimo, ma da noi passato sotto un silenzio glaciale.

Russia

Molti si sono persi persino il film che ha trionfato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, il russo Il ritorno di Andrey Zvyagintsev. Peccato, ma peccato grave: è vero che un drammone in bianco e nero con i tempi biblici del primo Tarkovskij non è un bocconcino per tutti, ma davvero questo poetico racconto on the road su due figli alla riscoperta di un genitore per molto tempo assente è una grande lezione di cinema e un notevole spunto di riflessione, per chi si chiede cosa ne sarà della Russia senza padri e senza ideologie, a parte quella del consumismo più sfrenato.

Inghilterra

Dalla Mostra del cinema di Venezia - ma addirittura quella del 2002 - è approdato sugli schermi italiani nella stagione passata un altro film profondamente critico del consumismo occidentale: si tratta di Piccoli affari sporchi di Stephen Frears, film d'azione-drammatico-romantico (impossibile ascriverlo ad un solo genere) che tratta lo scottante argomento del traffico degli organi per raccontare una Londra multietnica in cui persino le vite umane sono prezzate sul mercato - e valgono di più come pezzi di ricambio che nella loro interezza. Non solo dramma ma anche tanta ironia: da antologia la scena in cui una serie di "extracomunitari" mette a segno una truffa approfittando della propria invisibilità agli occhi del Primo mondo: "Noi siamo quelli che voi non vedete", dice proprio uno dei protagonisti, e in un istante ci viene fatto notare come milioni di esseri umani siano, per molti di noi, semplicemente sfondo.





 

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