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256 - 26.06.04


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Piccolo viaggio nell'anima tedesca
Paola Casella

Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi, Piccolo viaggio nell'anima tedesca, Feltrinelli, 141 pagine, Euro 10,00

Per parlare del carattere di una nazione e dei suoi abitanti si pu… partire dalle parole che esistono solo nella lingua di quella nazione, di quegli abitanti. Tantopi¦ se si tratta dell'idioma pi¦ preciso e maggiormente capace di astrazione del mondo occidentale.

E' questa la premessa dalla quale prende le mosse il saggio Piccolo viaggio nell'anima tedesca (Feltrinelli), cofirmato da due giornaliste di prim'ordine: Vanna Vannuccini, inviata speciale de "la Repubblica", a lungo corrispondente da Berlino, e Francesca Predazzi, autrice di corrispondenze per "La Stampa" dalla Germania. Ed œ proprio dalla lingua tedesca che le due giornaliste partono per spiegare la mentalitù di un popolo "esatto ed efficiente", come lo descrivono Vannuccini e Pedrazzi, cui si devono non solo "i boschi pi¦ verdi e le case pi¦ silenziose" (per non parlare dei pi¦ solidi conti in banca), ma anche contributi fondamentali ai patrimoni universali della scienza, la poesia, la filosofia.

Attraverso l'analisi minuziosa (ma non pedante), di alcuni termini che esistono solo nella lingua tedesca, le autrici riassumono - letteralmente, in poche parole, e in sole 141 pagine - un mondo e una visione essenzialmente teutonici. A cominciare da quel Weltanschauung che significa proprio "visione del mondo", ma non solo: secondo la definizione del dizionario Devoto-Oli, citato dalle due giornaliste, la Weltanschauung œ anche la concezione individuale della posizione occupata dall'uomo nel mondo, anzi, "abbraccia una triade: Dio, l'Uomo e il Mondo".

A una definizione tanto ampia corrisponde, secondo le autrici, la capacitù tutta tedesca di abbracciare vastissimi orizzonti, anche solo concettualmente, e di com-prendere la vita nelle sue pi¦ sottili manifestazioni. Di qui espressioni - e concetti - come Zeitgeist, cioœ lo "spirito del tempo", che descrive cos– efficacemente gli umori, le spinte intellettuali, le suggestioni di un'epoca da essere stato adottato (come il termine Weltanschauung, del resto) dai vocabolari di mezzo mondo, cos– com'œ, senza nemmeno un tentativo di traduzione. O come Zweisamkeit, cioœ "solitudine a due", quell'isolarsi dal mondo di una coppia, fino a formare un universo composto solo da due individui che tutti conosciamo (quelli di noi che si sono innamorati almeno una volta nella vita), ma per cui solo i tedeschi hanno trovato un termine unico.

Poi ci sono parole che sintetizzano brillantemente archetipi comportamentali elogiati o vilipesi dalla Germania intera: ad esempio l'amicizia fra uomini (MØnnerfreundschaft) come valore positivo, o il Nestbeschmutzer, "l'insozzatore di nido" (a spanne, colui che svergogna il gruppo a cui appartiene) come paria sociale. Ci sono parole tedesche che riassumono un intero travaglio storico, come VergangenheitsbewØltigung ("il confronto col passato") e altre che predono antto, sinteticamente, di nuove figure della modernitù, come la Quotenfrauen ("la donna in quota").

Si potrebbe scrivere un libro analogo partendo dall'unicitù della lingua italiana, francese o inglese? Forse s–, magari partendo da certi neologismi entrati di forza nel vocabolario coll'avanzare di epoche e sentimenti nazionali. Ma lo stratagemma funziona particolarmente bene per raccontare l'anima tedesca, ampia e nitida per definizione, e costituzionalmente refrattaria alla grossolanitù, soprattutto espressiva.

Le espressioni intraducibili della lingua tedesca raccontano un'identitù attraversata da lacerazioni storiche profonde, poich¹, scrivono Vannuccini e Predazzi, "la Germania si œ liberata solo di recente di quegli eccessi di autoritarismo e conformismo che hanno accompagnato la sua storia pi¦ a lungo di quella di altri popoli europei". Ma "se tante cose stanno cambiando in Germania, a una i tedeschi restano fedeli: all'importanza della parola".

 





 

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