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254 - 29.05.04


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Poeti a Levante

Cristina Fassian…s


Joyce Lussu, Tradurre poesia, Robin Edizioni, pagg. 268

L'Europa raccontata attraverso i poeti e le forme poetiche dei Paesi dell'Est che vissero il socialismo e lo stretto confine con l'Oriente. Sono le terre di Hickmet, di Michalski, di Popa, di Agolli. Poeti esposti a levante. Joyce Lussu, fiorentina di genitori marchigiani, li ha conosciuti, ne ha tradotto le liriche, ha visitato i loro Paesi, ne ha condiviso le abitudini, i valori, il senso della vita. "Tradurre poesia - spiega la Lussu nel suo libro Tradurre Poesia - non œ arido esercizio accademico e filologico, ma œ sforzo per comprenderla, œ quasi riviverla. E' indispensabile avere col poeta il denominatore comune della posizione dell'uomo nei confronti della vita. E ci… œ facile quando le radici della poesia vanno ricercate nel presente e sono quindi, proprio per questo motivo, volte al domani".

Il testo si apre con la narrazione dell'incontro tra Joyce e Nazim Hickmet. Avvenne a Stoccolma, ad un congresso per la pace. Fu cos– che la moglie di Emilio Lussu, antifascista, partigiano, ministro nei governi Parri e De Gasperi e presidente del gruppo parlamentare socialista, cominci… a tradurre poesia. Cos– comincia il viaggio attraverso le liriche, nella storia della Turchia, sino ai passaggi vissuti in Danimarca, Polonia, Albania, Kurdistan.
Hickmet œ nella fase ultima della sua vita; vive a Mosca e la sua poesia ormai, ha il senso reale della morte. Morte "estranea e fatale", appuntamento inesorabile dell'esistenza.

Ripercorrere la vita del poeta di Salonicco œ ritrovare il segno di un passaggio, forse ancora non concluso, di una umanitù che rischiava d'essere esclusa dalla Storia. La transizione dall'impero Ottomano al movimento nazionalista di Kemal Pasciù fece sognare la Turchia e Hickmet, sulla conquista dell'indipendenza e la liberazione dalla miseria e dalla servit¦. I contadini e i pastori dell'Anatolia sfruttati e privati d'ogni diritto civile dall'impero ottomano, ora potevano far parte di una nuova Turchia, repubblica laica, indipendente e moderna. Era il sogno di Hickmet diciassettenne: la riforma agraria e l'inserimento nello Stato della maggioranza contadina. Un sogno che Hickmet visse nella rivoluzione marxista e che il governo kemalista non riusc– a perseguire. Nazim va in Unione Sovietica, œ il 1921, "scopre tutta un'altra umanitù e comincia a scrivere in un altro modo", ma sempre in ottomano, la lingua madre. E' l'inizio della sua lotta al potere kemalista. Ma œ anche l'esplosione della sua poesia, "senza ombre di sole allo zenit - spiega Hickmet - che non nasconde nulla del bene e del male. Se la poesia regge a questa gran luce, allora œ vera poesia".

Ed œ vera poesia quando c'œ narrazione della realtù, anche emotiva; quando l'uomo e il poeta coincidono. Quella di Nazim fu una cavalcata nella Storia, tra le due guerre e il regime socialista, tra il carcere e la difesa dell'ideale comunista, di una Europa che lottava per le sue minoranze etniche. Il Kurdistan. " Nazim Hickmet mi aveva lasciato una specie di ereditù morale - racconta l'autrice nel suo libro - mi aveva parlato spesso dei curdi e del Kurdistan. Dopo la sua morte, continuando la traduzione dei suoi poemi, ogni volta che apparivano i curdi, riemergeva l'eco della simpatia e del rispetto che Hickmet aveva sentito per quel popolo infelice, sempre sopraffatto e mai rassegnato alla servit¦". La tenacia curda del non asservimento affascina la traduttrice che inizia il suo viaggio nel Kurdistan, per conoscere l'origine di quella poesia antica, risalente in forma scritta al nono secolo. La strada œ quella per Baghdad, dove Joyce Lussu riesce ad ottenere, non senza problemi, il nullaosta per passare in Kurdistan, a Suleimanye, cittù curda ma presidiata dagli iracheni. Conosce Jalal Talabani, capo dei peshmargù, i partigiani curdi: " Mi sentii in mezzo a loro - scrive - come se li conoscessi da vent'anni, e con Talabani parlammo subito di tutto, come vecchi amici".

La Lussu ama il popolo curdo per il coraggio e l'amore per la libertù. La poesia œ proprio l–, nella battaglia senza fanatismo, per l'affermazione civile. E poi la lingua dal suono caldo e musicale, "qualcosa tra il russo e il persiano". La lingua esprime la difesa della cultura, " di quel Kurdistan che esiste solo nelle loro coscienze - dice Joyce - e su nessuna carta geografica. Perci… tutto diventa poesia, la discussione sul lavoro, sulla politica, sulla guerra. Forse la poesia œ proprio questo: portare dentro di s¹ un mondo che non c'œ, ma che ci dovrebbe e ci potrebbe essere, migliore".

Un sentimento di fierezza misto a semplicitù che la Lussu ritrova anche nella poesia albanese. L'Albania le somiglia, nella dura lotta antifascista, compagni nella Resistenza e nel rifiuto categorico di appartenere. L'Albania non ader– n¹ alla Nato n¹ al Patto di Varsavia. E l'accoglienza avuta dai partigiani albanesi fa nascere in lei il desiderio di portare la loro poesia in Italia. Una poesia dalla lingua complicata, di ceppo illirico. Ne œ affascinata perch¹ racconta del rifiuto all'assimilazione, tema caro a Hickmet. Le liriche albanesi sono cariche del valore dell'autonomia e dell'indipendenza e intrise di amore per la natura. Canti popolari che intrecciano i significati antropomorfi ai fenomeni naturali; "una poesia rapsodica" la definisce l'autrice, che scandisce tutti i momenti esistenziali dell'uomo, dalla nascita, all'amore, alla guerra, alla morte. In questa Europa dove i confini sono legati, dove le terre sono passaggi tra culture diverse eppure vicine, Joyce Lussu giunge in Polonia ma non senza la compagnia di Hickmet. "Con Hickmet non solo avevo scoperto la sua poesia e il suo mondo, ma avevo imparato un metodo per scoprire altre poesie e altri mondi".

A Varsavia c'œ Munevver, la prima moglie di Nazim, con i suoi figli. Joyce ci va per continuare, con il suo aiuto, le traduzioni sul poeta turco. L– conosce Ozga Michalski, la cui poesia œ l' "icona" dei Paesi socialisti; contadino, partigiano e vicepresidente del partito contadino polacco. Ama la vodka e la poesia, perch¹ "il mondo œ sempre pi¦ stretto - sostiene - la poesia l'allarga. Ci vuole pi¦ poesia adesso, con lo sviluppo folgorante della tecnica. Quando trovo un po' di tempo per scrivere una poesia, mi affretto verso il tavolo come ad un appuntamento amoroso".

Ma il poeta difficile per Joyce fu Vasco Popa, intimista, cantore delle tenebre, del momento esistenziale della poesia, cos– diverso dai versi bucolici di Michalski o degli albanesi. Popa, il poeta della solitudine della coscienza individuale. Il decadente, come lo definisce l'autrice, riferendosi all'attenzione che l'artista aveva per i momenti negativi, per l'incomunicabilitù e la sfiducia in s¹. Ma la poesia, per Joyce Lussu, rimane la battaglia per la difesa della propria umanitù, rimane Hickmet e la sua energia lirica; quel desiderio di cambiare il mondo perch¹ lo si ama.









 

 

 

 

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