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250 - 03.04.04


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Un artista a tutto tondo
Hans Christoph von Tavel


Quello che segue ▓ un estratto dell'intervento di Hans Christoph von Tavel pubblicato sul catalogo della mostra "Paul Klee", in visione presso il Complesso del Vittoriano di Roma fino al 27 giugno.

Proprio per l'eclettismo del suo talento artistico, ▓ difficile comprendere pienamente la quintessenza dell'intera opera di Klee. Egli apparteneva alla classica borghesia colta della prima met÷ del XX secolo, una borghesia di cui egli combatt│ molto spesso e in prima fila le convenzioni anche insegnando per pi­ di dieci anni a giovani artisti progressisti. Negli ultimi anni della sua vita, in considerazione del terrore nazista in Germania e presagendo la sua morte imminente, egli cre¸ la sua immensa opera tarda, che lo liber¸ per sempre dalla qualifica di "maestrino", consacrandolo come uno dei pi­ grandi artisti dell'arte europea. L'opera tarda ▓ il punto focale della nostra mostra.

Sicuramente per ci¸ che concerne l'arte figurativa, la produzione di Klee occupa attualmente il primo posto nell'interesse mondiale, tuttavia la sua vena poetica attraversa tutta la sua opera, quadri e disegni inclusi, che egli era solito corredare di titoli eccentrici inconfondibili. Li scriveva ben leggibili sui supporti su cui montava i quadri, e li trascriveva quasi sempre in modo identico nel suo inventario manoscritto delle opere, che redasse a partire dal 1911, con una precisa numerazione e datazione.

Quest'ultimo, aggiornato da Klee con le opere precedenti il 1911, serve da base per l'elaborazione del Catalogue raisonn│ scientifico, del quale fino a oggi sono stati pubblicati otto volumi su nove1. Questi includono migliaia di titoli di quadri. Le lettere, i diari tenuti fino al 1918, le critiche musicali e artistiche, le conferenze tenute durante il suo insegnamento al Bauhaus negli anni venti, e una serie di poesie comprendono un'opera poetica e letteraria conosciuta solo in piccola parte.

Una lettera alla fidanzata Lily del 30 settembre 1903 ci fa capire che gi÷ allora Klee si preoccupava della relazione tra titolo e immagine, creando le basi necessarie per tutta l'opera futura: "Convinto erroneamente a credere di dover partire da un'idea poetica (lirica, filosofica, letteraria), spesso ho provato a darmi un soggetto a priori per poi dargli forma. Ci¸ che succedeva regolarmente era che: o non ero per niente disposto ad una scoperta figurativa, come, sicuramente ispirato a livello poetico, avevo immaginato, o lo ero e mi inventavo qualcosa di figurativo, che per¸ non era possibile uniformare all'idea 'poetica'. Mi venivo a trovare nella situazione apparentemente 'sgradevole' di dover trasformare il soggetto secondo il concetto figurativo, quando al contrario, la mia coscienza artistica credeva di dover fare delle obiezioni. Se non si fosse trovata su quella base falsa ed imperfetta dell'errata convinzione essa avrebbe taciuto, perch│ l'arte figurativa non inizia mai con una suggestione o un'idea poetica, ma piuttosto con la costruzione di una o pi­ figure, con l'accordarsi di alcuni colori e gradazioni, o con il calcolo di condizioni spaziali ecc.".

Nella stessa lettera Klee indica come esempio estremo il titolo dell'acquaforte di Max Klinger Die erste Zukunft / Il primo futuro con la tigre in fondo a un abisso poco profondo, mentre al contrario, il titolo Eurythmie / Euritmia del quadro di Ferdinand Hodler con gli anziani che avanzano in fila armoniosa, gli sembra pervenuto da una "reale conoscenza". Anche il titolo Im G╣nsemarsch (In fila indiana), che un critico deridendolo ha dato a questo quadro di Hodler, Klee non lo percepisce come comico, bensĎ come "un'idea appartenente all'arte figurativa" e come indicazione sensata per il "ritmo di figure in fila sequenziale e che, a seconda dell'obiettivo, pu¸ avere un effetto commovente o ridicolo, commovente nel senso dell'arte figurativa se ▓ stato composto con arte, ridicolo se ▓ stato fatto da un incapace". Riguardo all'acquaforte Greiser Ph¨nix / Vecchia fenice (cat. 7) in data 20 marzo 1905 scrive a Lily: "Vecchia fenice come simbolo dell'insufficienza delle cose umane (anche delle pi­ alte) in tempi critici"; e continua: "La contemplazione dell'immagine spiega l'uso dell'aggettivo vecchia, poich│ molto fragile e prossima alla fine; quel che risulta dalla morte della fenice lo considero conosciuto, altrimenti potrei rimandare ad Ovidio. Qui dovrebbe avere un effetto spiritoso nascosto". Ecco create le basi per i titoli dei quadri di Klee fino alla fine della sua carriera. Klee non fu solo pittore e poeta, ma per tutta la vita rimase fortemente legato alla musica classica. Suo padre era insegnante di musica al Berner Lehrerseminar e lo avvi¸ allo studio del violino fin da bambino. Paul Klee lo studi¸ a lungo e arriv¸ a una grande maturit÷ professionale e durante tutta la vita suon¸ sia il violino che la viola soprattutto come musicista da camera; nel 1902 fu ingaggiato come suonatore di viola al Berner Stadtorchester e, quasi quarantenne, gli fu offerto il posto accanto al primo violino. Non a caso fu una pianista - Lily Stumpf - la donna con la quale si fidanz¸ nel 1901 a Monaco di Baviera. La spos¸ nel 1906 e l'anno successivo lei gli diede il suo unico figlio, Felix. Per molto tempo fu lei a provvedere al mantenimento della famiglia come insegnante di pianoforte. Ä naturale, dunque, che Klee in quanto artista figurativo, scrittore, poeta e musicista si interessasse in particolar modo di teatro - opere, operette e rappresentazioni teatrali. In esse vi trovava quell'unificazione delle arti che forse ebbe in mente per tutta la vita. Dalla lettura dei suoi diari si evince che durante la giovent­ egli fu intimamente ispirato sia dall'arte figurativa sia dalla poesia. A vent'anni, dopo la maturit÷, Klee opt¸ inequivocabilmente per il mestiere di artista figurativo e inizi¸ gli studi pertinenti a Monaco di Baviera. In questo modo egli proiett¸ la sua vita verso l'esterno, senza per¸ distaccarsi interiormente dalla poesia e dalla musica. La chiarezza della sua capacit÷ di orientamento analitico gli impedĎ qualsiasi tentativo di fare di tutte le arti un'unica opera, tenendo coerentemente separati il visibile, il leggibile e l'udibile; per questo motivo scrisse i titoli delle opere meticolosamente sotto l'immagine, sul supporto, e mai direttamente sul quadro. Fu proprio il teatro, luogo dove s'intrecciano realt÷ e trasformazione, immagine, linguaggio e musica, a divenire una delle pi­ importanti tematiche dei quadri di Klee e dei loro titoli. Egli non fece mai del teatro n│ cre¸ delle scenografie, ma lo inscen¸ nei suoi quadri. Le marionette e gli sfondi scenografici costruiti e dipinti per Felix furono le uniche opere da lui create per fare teatro, e dato che non erano destinate alla vendita e alle mostre - nonostante si tratti di opere d'arte di altissimo livello - ma erano da considerare giocattoli per bambini, Klee non le inserĎ nel proprio inventario delle opere.

 

 

 

 

 

 

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