250 - 03.04.04


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Se l'Italia ha paura di aprirsi al presente
Nicol÷ Massazza con Paola Casella


MASBEDO ² un acronimo che sta per Nicol÷ Massazza e Jacopo Bedogni: un team formato nel 1999 da due giovani che utilizzano linguaggio multimediale e nuove tecnologie per affrontare gli argomenti di sempre - l'eros l'incomunicabilitö, la solitudine.

Fino al 18 aprile il Museo di arte contemporanea di Roma (MACRO) mette a disposizione dei MASBEDO gli spazi della sua seconda sede nella capitale, ovvero l'ex mattatoio di Testaccio. Nell'atmosfera un po' lugubre di MACRO al mattatoio, piccole stanze buie accolgono il visitatore e focalizzano la sua attenzione su immagini drammatiche proiettate a tutta parete e accompagnate da musiche ipnotiche (una delle quali porta la co-firma di Eugenio Finardi).

Nelle video installazioni dei MASBEDO in mostra al MACRO, una relazione erotica ossessiva assume forme violente; un trittico colloca l'uomo e la donna agli antipodi, costruendo fra di loro una barriera insuperabile; un uomo nudo corre verso la luce come un drogato in cerca della dose. Il pezzo forte, quello pið gettonato da un pubblico a metö fra il curioso e lo spiazzato, ² 11.22.03, dove la recitazione di due attori e un testo di Michel Houllebeq (sÒ, proprio l'autore de "Le particelle elementari") danno corpo e voce all'incomunicabilitö fra due partner.

La mostra richiama quella che, al Domus Artium di Salamanca, ha registrato l'anno scorso un flusso record di visitatori. Perch³ i MASBEDO - un milanese e uno spezzino - hanno riscontrato pið successo in Spagna che in Italia, realizzando il detto "nessuno ² profeta in patria". Nicol÷ Masazza parla a Caff² Europa a nome del duo, e afferma che, per un artista italiano, vale la pena scommettere sull'Europa invece che rimanere entro i propri confini nazionali.

Come siete arrivati in Spagna?

L'anno scorso avevamo portato a termine 11.22.03, un lavoro complesso, perch³ ² una grande video-audio installazione di11 minuti, una durata e una dimensione che in qualsiasi fiera di arte contemporanea italiana, come ad esempio quella di Bologna, non sarebbe stata accettata. Il nostro gallerista, Marco Pontin, che da anni partecipava alla fiera spagnola Arco Madrid, ha detto: voglio portarci 11.22.03, perch³ ad Arco c'² una grandissima attenzione da parte dei critici spagnoli e dei direttori dei musei, ma anche dei giornali, che dedicano alla fiera almeno una pagina al giorno, perch³ la quattro giorni di Arco attira oltre 200 mila visitatori.

CosÒ abbiamo partecipato alla fiera madrilena, e per noi ² stato il boom. El Mundo ci ha dedicato una pagina intera, e anche El Pais ² stato molto colpito da quell'opera, perch³ il dialogo scritto con Michel Houellebeq era in spagnolo: prima ancora di sapere che saremmo finiti in Spagna, ci era piaciuta l'idea di usare una lingua aspra e fredda per i dialoghi asciutti dello scrittore francese. Da Arco sono nati tutti i contatti: ad esempio quello con Javier Panera, il direttore della Domus Artium, che ci ha proposto la personale di Salamanca. Poi abbiamo scelto una galleria in Spagna, la Pilar Parra di Madrid, per esporre in modo continuativo i nostri lavori, e stiamo giö lavorando su altri progetti da esibire il prossimo anno presso altri grandi musei spagnoli.

Qual ² l'atteggiamento della Spagna nei confronti dell'arte contemporanea?

La Spagna ha un grado di attenzione molto alto verso il mondo dell'arte in generale, e verso quella contemporanea in particolare. La realtö museale spagnola ² magnifica: negli ultimi dieci anni sono stati costruiti 24 nuove istituzioni. Ogni cittö, non solo quelle grandi ma anche quelle di centomila abitanti, apre un museo di arte contemporanea di sei-settemila metri quadrati facendo grandissimi investimenti e dando spazio agli artisti internazionali. C'² grande disponibilitö, gli spagnoli fanno le cose davvero in grande. E i musei non si fanno concorrenza tra loro, anzi ognuno di loro ² ben contento se a venti minuti di distanza costruiscono un altro spazio di arte contemporaena.

Tuttavia sono pochi gli artisti italiani contemporanei conosciuti in Spagna.

Forse sono gli italiani a giocare troppo in casa. Eppure per noi, come per tutti gli altri artisti, l'interesse ci sarebbe: a Salamanca 11.22.03 ha registrato pið di 5000 visitatori in 4 settimane. In Italia un'affluenza cosÒ te la scordi.

Per un giovane artista ² pið facile ricevere finanziamenti in Spagna che in Italia?

Non c'² dubbio: quasi tutta la produzione della mostra di Salamanca ² partita dal Domus Artium, che ha veramente fatto le cose in grande, pagando tutti gli allestimenti, pubblicando il catalogo e distribuendolo a livello mondiale, e comprando alcuni nostri lavori. In Italia ² tutto molto pið difficile. Non ² colpa dei direttori dei musei, che magari hanno tutto l'entusiasmo del mondo, c'² proprio un problema di scarsissimi investimenti sull'arte contemporanea. Rndiamocene conto: il Dio danaro nella realtö occidentale ² il sangue stesso dell'arte, se non c'² movimento economico non c'² rappresentazione artistica, soprattutto quella che comporta l'utilizzo delle nuove teconologie.

I fondi dei musei spagnoli sono statali o privati?

Quasi tutti statali. La Domus Artium ² stata costruita nel 2002 quando Salamanca ² diventata cittö della cultura europea. Hanno preso un ex carcere e ci hanno edificato all'interno un museo di arte contemporanea con i fondi del comune, che poi ha organizzato introno al museo un grande progetto per gli anni seguenti, investendo per realizzare cataloghi e mettere in calendario esposizioni.

In Italia, dove i fondi statali per i musei sono carenti, purtroppo c'² pochissimo interesse anche da parte degli sponsor privati, che invece dovrebbero ereditare il ruolo del mecenate, e prestare attenzione soprattutto alla realtö contemporanea. E' facile farsi belli di una mostra di Picasso, ma quello non ² mecenatismo: ² marketing. Investire sull'arte contemporanea significherebbe invece compiere un atto puro e coraggioso: puntare sul presente, sui giovani.

A proposito di giovani: in Spagna l'arte contemporanea viene insegnata nelle scuole?

Eccome: il primo giorno di allestimento della nostra mostra alla Domus Artium ci hanno mandato dieci classi di ragazzini, tutti molto attenti e desiderosi di fare domande. L'arte contemporanea, magari anche inconsciamente, viene capita dai bambini, che la considerano una specie di gioco impegnato. Certo, va spiegata, bisogna che qualcuno faccia loro capire perch³ vale la pena studiare il lavoro di uno sconosciuto. E questo vale anche per gli adulti: ² chiaro che Picasso attira di pið di Matthew Barney, ma se la gente viene invitata a conoscere un artista contemporaneo e riceve due o tre indicazioni, ben volentieri inizia a seguirlo.

Pið che verso l'arte in s², in Italia c'² diffidenza verso tutto ci÷ che ² contemporaneo: succede anche con la musica, o la letteratura. Leggere oggi Pasolini ² utilissimo, perch³ ² stato un innovatore, ma ² anche utilissimo leggere Houelbeq, che ² un innovatore del presente. Invece, forse a causa della "pesantezza" della sua tradizione, l'Italia ha paura di aprirsi al presente.

Anche la Spagna ha una tradizione artistica alle spalle, eppure....

Infatti, e lo stesso vale anche per altre nazioni europee con un passato artistico importante, come la Francia. Per questo noi MASBEDO giriamo molto in Europa: oltre che in Spagna, siamo stati in Inghilterra e in Svizzera, e attualmente stiamo presentando un progetto in Norvegia. Puntiamo sulla realtö internazionale perch³ l'arte ² un linguaggio universale. In Spagna poi ci siamo rimasti colpiti dall'entusiasmo della gente: quest'anno all'inaugurazione del Domus Artium di Salamanca c'erano persone anziane che sono state per sei ore a girare per vedere tutte le mostre presenti.

Quali sono gli elementi a favore per l'arte contemporanea in Spagna?

Una cosa che funziona benissimo ² la "competizione buona" fra i 24 musei attualmente presenti in Spagna, che invece di farsi la guerra per accaparrarsi un acquisto internazionale, lo acquistano insieme, per valorizzare insieme l'arte contemporanea nel loro paese. Inoltre in Spagna non esiste quella divisione mentale e politica che c'² da noi, secondo la quale la destra si occupa di economia e la sinistra di arte. E i media sono molto attenti alle novitö dell'arte contemporanea: l'altro giorno il Cultural, che ² il giornale pið importante di Spagna, ci ha dedicato due pagine e mezzo. Ma quando mai in Italia la Repubblica o il Corriere darebbero questo spazio a due artisti emergenti? Invece in Spagna i giornali parlano volentieri dei giovani, tutti i direttori di musei diventano interessati, e ci si pu÷ ritrovare al Reina Sofia a trent'anni. E' un'intera organizzazione nazionale che si attiva sul contemporaneo.

Quale consiglio dareste ai giovani artisti italiani?

Quello di non rimanere in Italia, non limitarsi a quel piccolo giro esclusivo nostrano dove lo sbocco internazionale ² raro. In Italia gli artisti emergenti si fanno la guerra per entrare nella classifica di Flash Art. Da noi c'² ancora un'etichetta di esclusivitö, dev'essere il curatore a scoprirti, devi avere un certo tipo di curriculum, devi lavorare con un certo tipo di gallerie. Restare in Italia, in questo senso, ² assolutamente limitante.

E' necessario trasferirsi all'estero?

Niente affatto, anzi, trasferirsi in certi casi pu÷ essere addirittura dannoso. In questo momento a Berlino, per esempio, ci sono 4000 giovani artisti: immaginate quanto possa essere difficile vivere da artista in una cittö dove ci sono altri 3999 come te. E' pið utile andare a visitare quella realtö, annusare le situazioni, per÷ poi tornare a casa e chiudersi nel proprio studio a costruire il proprio lavoro, con l'idea di farlo poi vedere a livello internazionale.

Come si fa, in concreto, a "farsi vedere" all'estero?

Si fotografano i propri lavori, si mette insieme un piccolo catalogo di ci÷ che si ² prodotto e lo si spedisce a tutti i musei internazionali. Basta andare su Internet e digitare su un motore di ricerca la frase "musei d'arte contemporanea" per ottenere l'elenco dei siti legati ai musei nazione per nazione, e in ciascun sito, alla voce "contatti", si trova l'indirizzario dei direttori dei musei e dei curatori. Chiaramente se hai 18 anni e fai l'artista devi avere un po' di umiltö, ² meglio non spedire il tuo materiale al direttore, ma ai uno dei curatori del museo.

E loro rispondono?

Nella nostra esperienza, dopo quattro giorni ti richiamano e ti dicono, ho visto il tuo lavoro, mi ² piaciuto, oppure no. Quasi tutta la gente che ruota attorno ai musei ² competente, e per di pið molto disponibile. Bisogna fasri coraggio e contattarli direttamente, senza esitazioni.

In generale, Internet ² un buon canale di visibilitö per un artista?

E' utile ma molto silenzioso: una sorta di rassegna stampa che serve a chi ha giö sentito il tuo nome e vuole saperne di pið sul tuo lavoro. Ma questo non ² poco. E' come mandare in giro un catalogo virtuale, che fa vedere le tue opere e racconta un pochino chi sei.

 

 

 

 

 

 

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