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248- 06.03.04


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Nassiriya, terzo giorno

Marco Calamai

Quello che segue è un estratto dal saggio "Diario da Nassiriya - Fine di un'illusione" di Marco Calamai, a cura di Marina Boscaino (l'Unità)


13 ottobre

Primo contatto con la realtà irachena. Partecipo alla riunione ufficiale del Consiglio Provinciale Provvisorio, di recentissima nomina. Ci sono proprio tutti: il Comandante in capo della Divisione britannica, il generale Stano, John Bourne (che ho incontrato un momento il giorno prima), alcuni ufficiali inglesi ed italiani, il giovane consigliere politico della CPA, Tommy Bradley (americano, funzionario del Dipartimento di Stato, proveniente dagli uffici Nato di Bruxelles) e i circa trenta membri del nuovo organismo, la versione provinciale del Governo Provvisorio Iracheno di Baghdad.

Bourne, che è stato l’artefice, nel suo ruolo di governatore, del processo che ha portato alla nomina del Consiglio (selezionando e cooptando i singoli membri, a loro volta rappresentativi della complessa realtà sociale e politica della provincia), presiede la riunione parlando direttamente in arabo. Accanto a lui siede il generale inglese con il suo interprete e dietro (mi chiedo se sia casuale questa posizione in seconda fila degli italiani) il generale Stano. La riunione si tiene in un grande locale della centrale elettrica (molto vicina alla base di White Horse), circondata da carabinieri e ingenti mezzi della Sassari.

I consiglieri, circa trenta, sono imam (i sacerdoti islamici), sceicchi, rappresentanti di varie categorie (sindacati, imprenditori, avvocati, giudici, professori) e di alcuni Consigli Municipali. Ci sono anche quattro donne, alcune vestite di nero come in genere avviene nel mondo sciita, tutte comunque con il velo che copre il capo. Gli imam hanno il turbante bianco, gli sceicchi la solita kefiah, alcuni sono vestiti alla occidentale (con giacca e cravatta), altri (la maggioranza) indossano la classica tunica araba.

Fino all’ultimo momento si è temuta una manifestazione di protesta di fronte alla centrale con il rischio che l’evento potesse essere rinviato ad un altro momento. Fatto sta che il tema dominante degli interventi è sopratutto quello della sicurezza. Introduce e coordina la riunione il governatore e parla a lungo il generale inglese che, si capisce subito, è il vero protagonista dell’evento. “Sono tempi difficili, stiamo facendo progressi ma c’è ancora molto da fare... Il vostro ruolo è decisivo, soprattutto per la sicurezza che noi, come coalizione, possiamo garantire solo con la vostra collaborazione”, dice il generale con tono calmo ma fermo.

Interviene una donna: “Si, qui manca la sicurezza e c’è un grande caos. La gente soffre, non è cambiato niente dai tempi di Saddam”. Dice uno sceicco: “Questo Consiglio non è veramente rappresentativo e non ha poteri”. Sostiene un altro consigliere: “Dobbiamo organizzare la giustizia sostenendo l’azione dei magistrati. Ma dobbiamo anche rifornire i mercati di generi alimentari. Rubano le macchine e poi le vendono per la strada, davanti a tutti. Nessuno interviene. Non interviene la polizia e nemmeno gli italiani”. Afferma un altro sceicco: “Dobbiamo fare in modo che anche i partiti religiosi partecipino al problema della sicurezza”.

Prende ancora la parola il generale inglese: “Fin dai tempi della guerra volevate dare vita ai consigli cittadini e ad un Consiglio Provinciale. Credo che abbiamo fatto un passo in avanti. D’altra parte non possiamo affidarvi un potere superiore a quello dei Consigli delle altre province”. E ancora: “Ci dovete aiutare a capire perché vi preoccupa tanto la sicurezza. Dobbiamo lavorare insieme, noi e voi, per affrontare questo problema. Qui in Iraq, ora, c’è finalmente la democrazia. Quindi ci sono le condizioni migliori per collaborare. Sono d’accordo con la vostra proposta di costituire un Comitato per la sicurezza insieme alla CPA e alla Brigata Sassari. Ora la cosa più urgente è consolidare la polizia. Abbiamo già due mila poliziotti nella provincia. La cosa importante è che la polizia locale sia all’altezza del dopo Saddam. E’ giusto intervenire contro i poliziotti corrotti. Per questo è molto importante la collaborazione con la Brigata Sassari”.

Sembra un dialogo tra sordi. Mi rendo conto, d’improvviso, della tremenda distanza culturale che separa gli esponenti del mondo sciita che ho di fronte dai rappresentanti britannici della coalizione. Avverto che il tono deciso e in fondo autoritario dell’inglese non riesce ad intercettare i sentimenti e le preoccupazioni dei consiglieri iracheni, che pure sono stati scelti uno per uno con estrema cura dal governatore di Nassiriya.

Sento, in modo netto, il disagio dei militari italiani che si sforzano in ogni modo di avvicinare la popolazione e che poi, quando ci sono gli inglesi, restano in seconda fila e non prendono la parola. E mi chiedo quale sia il nostro ruolo in questa allucinante realtà, se esista davvero uno spazio “italiano” tra la strategia anglo-americana e le aspirazioni profonde di questo popolo che siamo “venuti a liberare e ad aiutare”.




 

 

 

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