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Caffe' Europa
244 - 10.01.04


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Massimiliano Panarari

Non la solita Mitteleuropa. Accanto a Vienna e Praga, regine incontrastate dell'Europa di mezzo, merita un posto nel nostro immaginario in materia, forgiato dai Magris e dai Ripellino, dalla germanistica Adelphi e dalla slavistica Einaudi, anche un'altra citt÷. Bratislava.
Una capitale pi­ timida e discreta delle due grandi cugine, ma comunque intrigante e affascinante. Una citt÷ segnata da alcune pesanti brutture, eredit÷ dell'insulso prometeismo del socialismo reale - ovvero, la parte cosiddetta "moderna", al di l÷ del maestoso corso del Danubio, solcato dal Ponte nuovo, per la cui "avveniristica costruzione" i burocrati comunisti distrussero l'antica sinagoga e quasi tutto il Quartiere ebraico. Ma anche una piccola metropoli piena di bellezze, fredda, con la neve e spazzata dal vento, come dev'essere una citt÷ in bilico tra Centro e Oriente, dal passato lunghissimo, che ha incrociato Medioevo, Controriforma, Asburgo, e le storie di Impero germanico, Ungheria, Austria e, pi­ recentemente, della Cecoslovacchia.

E mentre la temperatura resta stabilmente sotto zero e gli indigeni e i locali si distinguono a colpo d'occhio dal numero di indumenti pesanti che li soffocano (incredibilmente tanti per i primi, a confronto della leggerezza dei secondi), scorrono sotto i nostri occhi Hrad (il Castello che ospita le principali testimonianze della storia slovacca), e i gioielli di Star│ Mesto: la Torre MichalskÓ, la cattedrale gotica di S. Martino, l'Universit÷ Komensky, la Chiesetta Blu in perfetto stile Sezession, la fontana rinascimentale di Rolando nella Piazza Capitale. Una babele di stili e un dedalo di viuzze che fanno del "cerchio magico" di Bratislava un luogo che, in fondo in fondo, non ha moltissimo da invidiare a quello, ben pi­ noto e "gettonato" di Praga, la sempiterna sorella maggiore e rivale (soprattutto dopo la separazione tra i due paesi).

Passeggiando tra chiese medioevali, e poi barocche, che hanno vissuto la violenza inaudita e per noi ora inconcepibile della guerra di religione tra cattolici e protestanti (gli "scontri di civilt÷" in casa nostra drammaticamente testimoniati dal Museo delle torture alloggiato nell'Antico Municipio) e casin¸ liberty, visitando il Museo dell'Hockey (lo sport invernale in cui la piccola nazione slovacca eccelle, con malcelato orgoglio nazionale), mangiando (non se ne poteva fare a meno...) una fetta di SacherTorte nel bellissimo e molto "Wiener" Kaffee Mayer, sorbendo l'eterna (e impronunciabile) Kapustyzna (una zuppa natalizia ereditata da tempi immemorabili), si ha la sensazione nettissima di cosa significhi il "tempo sospeso" danubiano, la strana miscela di intramontabili reminiscenze e nostalgie continue e di quel tanto di speranza verso il domani (senza dimenticare un po' di ansia - anche la Slovacchia sta per entrare nell'Unione), che contraddistingue gli uomini e le donne che vivono in mezzo al nostro continente. E che si sentono, come e forse persino pi­ di noi, europei. Con meno consumismo - speriamo ancora per un po', sia detto senza alcuna predilezione passatista - di quello che sta snaturando il cuore di tante splendide citt÷ dell'ex Europa dell'Est.
Un'ultima notazione. Come ovunque nel mondo, capita di trovare i nostri connazionali. In citt÷, imperversa qualche banda di italiani "a caccia" di bionde slave - attivit÷ pi­ che legittima, naturalmente (anzi...), ma che conferma, ahinoi, un'antropologia italiana molto da film dei Vanzina. E, per¸, insieme a queste trib­ davvero folkloristiche, passeggiavano anche gruppi non cosĎ "ossessionati", e ppie e famiglie; la conferma del nostro essere un "popolo di navigatori" (sia pur, oggidĎ, di aeroporti).
Per finire (si fa sempre cosĎ, quando si viaggia, no?), una piccola dedica a Renata S., che mi ha fatto da guida in quella citt÷, insieme ad una divertente - come sempre - Lonely Planet della Repubblica slovacca, e ai miei compagni di viaggio.

Chiara Rizzo

Entrate in un'agenzia di viaggi, prendete in mano un qualsiasi depliant su Copenaghen e fin dalle prime righe scoprirete quanto la retorica si sia accanita su questa povera città, incastonandone l'immagine in oziose espressioni da cartolina: la Sirenetta, la città delle fiabe, le mille luci colorate dei mercatini di Natale, le viuzze, le casette. Uno si immagina tetti spioventi e sconosciuti con il cappello da gnomo che ti salutano sorridendo. Conosco una ragazza della mia età che c'è stata davvero, invece, e non in vacanza. Ci ha vissuto per un anno, scoprendo i lati meno appariscenti e più emozionanti di una realtà cosmopolita da vivere, se possibile, con i ritmi stessi della città. Una realtà dalla vitalità autentica, in cui gli odori e i rumori cambiano. La Copenaghen multietnica vive qui, a Christiania, un ghetto in cui l'utopia si realizza, in cui comunità straniere allo stesso tempo integrate e riconoscibili, fuse e non compromesse, sono protagoniste di un esperimento hippy unico per il nuovo millennio. Non solo trasgressione, ma un progetto ardito che con le sue contraddizioni esprime lo spirito di creatività e tolleranza proprio di questa città. Sensazioni che non si raccontano, che si evocano e non si dimenticano.

Francesco Màndica

Ecco la mia top four:

I paesi catari del Rossiglione francese: lungo la provinciale che va da Carcassonne a Foix, i castelli ed i villaggi dell'eresia catara. Poi Lagrasse, Arques e i dintorni di Quillan.

L'isola di Ouessant (Bretagna): per arrivarci, si prende il traghetto da La Conquet, a mezz'ora da Brest.

Spalato in un weekend invernale, lungo i marmi di Diocleziano

East London: da Spitalfield market al quartiere ugonotto, è lì il nuovo melting pot

Paola Casella

Non ci sono mai stata, ma muoio dalla voglia di andare alle isole Aran, a nord ovest dell'Irlanda. Primo, perché sono le vere protagoniste del film L'uomo di Aran di Robert Flaherty, e incarnano perfettamente la rarefazione spaziale della poesia. Secondo, perché Fiorella Mannoia e Massimo Bubola le decantano come una delle meraviglie della terra degli shamrock, e le fanno rimare con "Connemara", dove invece sono stata, e confermo che vale la pena. Terzo, perché l'Irlanda, tutta, è bellissima e struggente, l'ho conosciuta quando avevo 14 anni, durante la mia prima vacanza lontano da casa e dai miei, e lì ho incontrato il primo fidanzatino. Lo so, non sono motivazioni razionali. Ma via, è Capodanno, e poi lo sapete tutti come funzionano queste cose.

Mauro Buonocore

C’è un viaggio che mi piacerebbe fare. Un viaggio che qualcuno ha già fatto, che qualcuno ha già immaginato, che qualcuno ha già raccontato. E’ un viaggio che inizia in Islanda e finisce nelle isole Eolie. Un percorso che attraversa quasi tutto tutto il continente, lo taglia in due da nord a sud, dal bianco dei ghiacci al clima temperato dell’arcipelago siciliano. Un itinerario che penetra nel cuore più nascosto dell’Europa. E già, perché per venire a capo degli accordi mancati, dei patti non rispettati, delle conferenze chiuse con un nulla di fatto, forse bisognerebbe scendere fino a toccare l’anima dell’Unione, forse bisognerebbe provare a vedere se la risposta alle domande sul futuro dell’Ue sono nascoste sottoterra, sotto la crosta delle incomprensioni politiche, dei dispetti reciproci, delle cooperazioni rafforzate e delle maggioranze ponderate o qualificate.

E allora sul biglietto che mi piacerebbe acquistare ci vorrei vedere scritto Viaggio al centro della Terra e, così come ha immaginato Jules Verne nel 1864, vorrei partire dal cratere di un vulcano islandese e, sulle orme del professor Lidenbrock, di suo nipote Axel e della guida Hans, inoltrarmi tra meraviglie e sorprese, tra lo spettacolo invisibile che si mette in scena nelle profondità del pianeta. E alla fine vorrei essere risputato fuori dalla bocca di un altro vulcano, dalla parte opposta del punto di partenza, e ritrovarmi seduto sulla terra lavica di Stromboli. Allora forse avrei capito un po’ di più, allora forse mi sarebbe più chiaro il rapporto che lega gli ingranaggi della politica alla realizzazione di un’idea che vive da secoli nella cultura e nel pensiero degli europei. Ma probabilmente non basta un Natale a compiere questo viaggio, e non sarà l’arrivo dell’anno nuovo a sciogliere i dubbi. E se proprio un racconto di fantascienza non basta per venire a capo dei giochi della politica, alla fine, questo sì, avremo solleticato l’immaginazione e avremo letto un bel libro.

 


 

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