CaffèEuropa.it si è trasferito su Reset.it

Caffe' Europa
244 - 10.01.04


Cerca nel sito
Cerca WWW
Riti d’Europa
Chiara Rizzo


Il Natale è da sempre la festa dei bambini, si sa. I più piccoli sono in tutto il mondo i protagonisti – nonché vittime – degli ultimi giorni dell’anno. Chi di voi ricorda con imbarazzo le terribili cene della Vigilia di tanti anni fa, quando era costretto dai genitori a declamare in piedi vicino all’albero (vestito in modo improbabile, tanto che risultava difficile distinguere l’essere umano dall’abete addobbato) assurde poesiole sulla neve e le renne di fronte a un sorridente parentado che non aspettava altro che l’esibizione finisse per sedersi a tavola? Chi si sarà riconosciuto in simili situazioni può smettere di lamentarsi. In molti paesi d’Europa, le tradizioni tipiche di questa festività costringono i membri della famiglia a performance forse ancora più accapponanti.

In Bulgaria, per esempio, il rito della Sooroovachka impone ai più giovani di “percuotere” tutti i propri parenti con un bastone ricavato da spighe di granturco decorate di palline per augurare loro ricchezza, salute e felicità e perché ogni loro desiderio si realizzi nell’anno venturo. Non solo: ogni fortunata vittima deve regalare dei soldi al bambino per comprare la buona sorte. È inoltre tradizione mangiare un pane fatto in casa in cui al momento dell’impasto è stata nascosta una moneta. All’inizio della cena, il più anziano ne offre una fetta a ogni invitato. Chi trova il pezzo con il soldino, se non muore soffocato per averlo accidentalmente ingerito, ha davanti a sé un anno di favolosi successi. Non si sparecchia fino alla mattina dopo, per assicurarsi che nella casa regni sempre l’abbondanza.

In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa dell’Astro: finché in cielo non compare la prima stella non si può iniziare a mangiare. Il tavolo è tassativamente coperto da una tovaglia bianca sotto la quale viene posto del fieno, ed è molto diffusa l’usanza di lasciare un posto libero per i cari scomparsi, così che possano simbolicamente riunirsi ai parenti nei festeggiamenti. La cena è praticamente una lotta per la sopravvivenza: ogni istante può portare con sé la condanna definitiva. Intorno al tavolo dev’essere assolutamente seduto un numero pari di invitati, o qualcuno di loro morirà l’anno seguente. La Vigilia è una ricorrenza di famiglia, per cui porta sfortuna cenare con gente che non ne fa parte. Il numero delle portate dev’essere dispari (preferibilmente nove o undici), altrimenti dimenticatevi soldi e gravidanze per il futuro. Come ciliegina sulla torta, una volta finito di mangiare, i commensali devono rimanere tutti seduti a tavola e alzarsi all’unisono a un segnale del padrone di casa. Il malcapitato che bruci gli altri sul tempo anche di una frazione di secondo, morirà entro il Natale successivo.

Più disteso, invece, il Natale della Finlandia, patria riconosciuta di Babbo Natale che, secondo la tradizione, risiederebbe all’interno di una montagna lappone chiamata Korvatunturi (la leggenda più suggestiva dota la cima di tre orecchie che permettono di ricevere forti e chiare le richieste dei bambini di tutto il mondo). I piccoli finlandesi, in qualità di connazionali di una tale celebrità, meritano un trattamento di favore. La sera di Natale, mentre tutti gli altri bambini del mondo aspettano i regali addormentati nei loro lettini, il simpatico vecchietto li va a trovare direttamente a casa prima di cena (chiaramente si tratta di una controfigura, via quella smorfia di invidia dalle vostre facce!). Chiede loro se sono stati bravi – domanda non particolarmente intelligente. Chi mai risponderebbe “No, sono stato un disastro!” con il pacchetto già in mano? – e, mentre i suoi assistenti distribuiscono i doni, racconta i particolari del suo viaggio dalla Lapponia. Per ringraziarlo si canta una canzoncina, e poi via verso le altre case sparse per il mondo.

In Svezia è particolarmente sentita, quasi più del Natale, la festa di Santa Lucia. In questa occasione la figlia maggiore della famiglia indossa una tunica bianca con cintura rossa e porta (coraggiosamente!) sulla testa una corona con delle candele accese. Per la notte di Natale, tocca soffrire un po’ anche ai più piccoli: le mamme riempiono le loro culle di paglia per farli dormire come Gesù. In Germania le festività natalizie iniziano l'11 di novembre, giorno di San Martino: i bambini sfilano per le strade con lanterne costruite da loro, per illuminare il percorso del Santo. In coincidenza con l'avvento si costruiscono ghirlande che vengono arricchite, nelle quattro settimane precedenti il Natale, da candele (una ogni domenica). In Danimarca, nel periodo dell’avvento, i bambini si travestono da folletti per giocare scherzi ai propri familiari. L’albero viene decorato di bandiere e si beve un vino speziato di uvetta e mandorle, simbolo di prosperità. Il dolce tipico è una torta di riso. Se ne lascia una fetta anche per Julnisse, un elfo dispettoso che vive nelle canne dei camini e il cui spirito viene solitamente identificato con il gatto di casa, per convincerlo a proteggere la famiglia tutto l’anno.

In Francia, Gesù Bambino nasconde i regali nelle scarpe dei bambini. Si prepara la galette des rois (torta dei re), dentro la quale si nasconde una figurina di gesso verniciato detta la “fava”. Al momento della distribuzione, il più giovane deve nascondersi sotto al tavolo e smistare le porzioni nell’ordine che vuole lui. Le fette vengono tagliate con la torta coperta da uno strofinaccio in modo che, se il coltello incontra la fava, chi taglia non possa sapere in che porzione si trova la statuetta e quindi barare. La tradizione vuole che ci sia una porzione in più del numero esatto degli invitati: è la “porzione del povero”. Ai nostri giorni nessuno viene più a bussare alla porta per chiederla, ma in passato succedeva. Quando tutti hanno la loro fetta si mangia. Chi trova la fava è il re. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato e si beve in suo onore. Il re sceglie la propria regina e si dà inizio alle danze. A Londra, a Trafalgar Square, viene allestito ogni anno un enorme albero di Natale, dono dalla Norvegia. Durante la seconda guerra mondiale, il re di Norvegia Haakon, dopo l’occupazione del paese da parte dei tedeschi, fu esiliato in Inghilterra. Ogni anno, per tutta la durata dell’esilio, i soldati norvegesi rischiavano la vita per portargli un abete, in modo che potesse festeggiare il Natale con un simbolo della sua amata terra. Da allora, la tradizione è stata mantenuta in segno di ringraziamento. Ah, i canti natalizi sono una consuetudine di origine britannica (adesso finalmente sapete a chi dare la colpa).

In Spagna, si osserva ogni anno la tradizione delle Hogueras: sono dei falò allestiti in strada. La gente ci salta sopra, come protezione simbolica contro le malattie. A portare i regali sono i Re Magi che visitano di persona (si fa per dire, come per il Babbo Natale finlandese) orfanotrofi e ospedali. Un’altra consuetudine originale, ma stavolta delle Repubblica Ceca, è quella di tagliare un ramo da un albero di ciliegio e metterlo nell’acqua, in una stanza della casa. Se fiorisce prima di Natale è segno di buona fortuna e vuol dire che l’inverno sarà breve. Nei villaggi austriaci, nello stesso periodo si organizza una simpatica "corrida": viene liberato un maialino e chi lo prende in braccio sarà fortunato. Il 5 dicembre è il giorno di Krampus, uno spirito maligno pieno di peli, gli occhi iniettati di sangue e i denti aguzzi che si aggira scampanando e trascinando catene per le strade. Adulti e bambini di Strasburgo lo inseguono e bersagliano di palle di neve. Brutti momenti per lo sventurato che recita la parte, ma chi descrive il rito ne parla come di un evento “goliardico e scherzoso”, che serve solo a rammentare ai piccoli di essere buoni (dopo averli fatti sfogare con uno sconosciuto). In Grecia, ogni giorno da Natale a Capodanno, la casa viene benedetta con l’acqua santa da un membro della famiglia per proteggerla dai Killantzaroi, degli gnometti combina-guai che vivono al centro della Terra ma si divertono a entrare nelle abitazioni dalle canne fumarie per far venire il colpo della strega alla gente, far cagliare il latte e altre amenità del genere. Per tenerli lontani, in questo periodo il camino deve restare acceso notte e giorno.

Saranno stravaganti, saranno divertenti, saranno originali, odiosi o inutili. Ma riti e tradizioni per le feste natalizie non mancano in nessun angolo del mondo, e i paesi dell’Unione non fanno eccezione: a ciascuno il suo.




 

Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci il vostro punto di vista a
redazione@caffeeuropa.it