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244 - 10.01.04


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Viaggio in Dalmazia
Martina Fornasaro


Alessandro Marzo Magno
Il Leone di Lissa
Il Saggiatore, 224 pagine, 15 euro



Leggere e viaggiare: non sono in fondo la stessa cosa? Ecco allora il mio consiglio natalizio: un comodo tour per la Dalmazia.

Un lungo viaggio da Cres sino a Korcula - ovvero da Cherso sino a Curzola - sulle orme di quello narrato in Viaggio in Dalmazia da Alberto Fortis, abate illuminista originario di Padova che, nel 1774, annotò i ricordi delle sue molte esplorazioni nei 'domini da mar' della Serenissima. Oltre duecento anni dopo, un altro veneto, Alessandro Marzo Magno, questa volta un vero veneziano (anche se da molti anni costretto ad abitare a Milano per lavoro - è il responsabile della sezione esteri del Diario - e a passare tutti i suoi week end a Trieste dove raggiunge ogni venerdì sera la sua famiglia), ripercorre con Il Leone di Lissa (Il Saggiatore) lo stesso itinerario attraverso alcune città e le principali isole che compongono la Dalmazia (1.185 di cui, oggi, ne sono abitate soltanto 66) per raccontarci e descriverci le genti, i luoghi e la storia di una regione europea così vicina ma così sconosciuta.

"Fascismo:20 anni. Comunismo:45 anni. Nazionalismo:10 anni. Il totale fa circa l'aspettativa di vita media di un europeo d'oggi", racconta Marzo Magno, "In questo periodo gli eventi politici hanno reso l'Adriatico un mare sempre più largo e l'incomprensione tra le due sponde sempre più profonda. La Dalmazia faceva parte a pieno titolo di un mondo mediterraneo in cui il mare univa, più che dividere, e in cui gli abitanti delle isole e delle città costiere si sapevano esprimere in due lingue".

"Gli esodi del dopoguerra, poi il conflitto dei Balcani hanno reso più distanti le sponde. La nostra perdita di memoria ha fatto il resto", commenta nella prefazione al libro un altro giornalista esperto di Europa dell'Est, Paolo Rumiz, inviato di Repubblica: "Dalmazia. L'altra costa. Lo stesso mare. Il mare dell'Intimità. Nitida. Vicinissima. Nelle belle giornate di bora talvolta la vediamo. Da Ancona, Lignano o dalle Tremiti. Eppure non ne sappiamo niente. La invadiamo ogni estate, in barca o via terra. Ma resta una Terra Incognita, più che al tempo della Grande Venezia o dell'Austria-Ungheria".

Di Cres l'autore sottolinea il giallo del lago di Vrana, un mistero rimasto irrisolto come ai tempi dell'abate Fortis. Il lago è bellissimo: una macchia di blu intensissimo in mezzo al verde che degrada sino alle sue rive. Le sue acque trasparentissime e pulitissime alimentano l'acquedotto di tutta l'isola. Ma nessuno ha ancora capito da dove arrivi tutta questa quantità di acqua perché a Cherso non scorre neanche un piccolo ruscello e la raccolta di pioggia o apporti di acqua sotterranea non possono giustificare le dimensioni del lago.

A Veglia (in croato Krk, la sola isola dalmata collegata alla terraferma da un ponte), invece, Marzo Magno ci racconta di Tonìn Luzina, l'unico ex panettiere al mondo che, sotto la sua cucina, protetto da una stuoia, possiede "un autentico mosaico romano in bianco e nero che raffigura due delfini e un tritone". Ma proprio qui è stata anche ritrovata "quanto di più croato si possa trovare in Croazia": la Bascanska Ploca, la Pietra di Baska, la più antica lapide in glacolitico, il primo alfabeto slavo conosciuto, elaborato, sembra, da Cirillo e Metodio, gli stessi monaci bizantini che dettero vita all'alfabeto cirillico.

Ma la Dalmazia è anche natura: dura, bellissima, selvaggia, sassosa, arsa dal sole e profumata dal mare e dalla salvia: "Pago è quanto di più simile alla penisola arabica si possa trovare nell'Adriatico", assicura l'autore: "Al mattino presto, con il sole basso, i rilievi brulli che sovrastano il mare si tingono di rosa, come nel Sinai. Quando il sole si alza, diventano ocra e il paesaggio assume tutte le caratteristiche di quello semidesertico. (...) Per trovare un po' di alberi bisogna andare negli uliveti attorno a Lun, altrimenti ci si deve accontentare di ginepri, cardi, timo e salvia. Tanta, tantissima salvia: così tanta da profumare l'aria, da tingere intere porzioni della superficie rocciosa e accidentata di Pago di quel verde tra il grigio e il blu tipico di questa pianta, da dare al latte delle pecore un aroma tutto particolare che rende l'assaggio del formaggio di Pago un'esperienza mistica".

E la Dalmazia è anche la sua gente: uomini e donne spesso biondi, "alti, slanciati, piuttosto belli. Sono allegri e cordiali, amano il canto (gli struggenti canti dalmati) e il buon vino. E' gente di mare, quindi abituata a contatti con il mondo (..)"

Il link al libro:

www.saggiatore.it

 



 

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