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244 - 10.01.04


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Cenone a base di nemico?
Elisabetta Ambrosi


Terry Dear, Martin Brown,
L’immonda storia del mondo,
Salani editore, 2003, pp. 95, euro 14.



Da parecchio tempo ormai, il Natale non è più una festa buonista, ma unicamente molto consumista. Non sarà comunque inutile, credo, consigliare come lettura delle feste un libro che è l’antitesi del buonismo, e che – soprendente! – si trova nelle librerie nel settore riservato ai bambini e ai ragazzi. Utile anche consigliarlo qui, in una rivista che si occupa di temi europei, perché di Europa parla molto. Il libro, scritto da due inglesi, si chiama L’immonda storia del mondo, e racconta – con feroce ironia camuffata da beffarda ingenuità – tutte le violenze perpetrate nella storia, attraverso fumetti, giochi, e quiz.

Apre il libro la figura di Giorgino il Genio, ovvero Georg Friedrich Hegel, che con sguardo rassegnato pronuncia la frase “Noi non impariamo niente dalla storia”. Hegel ricompare alla fine del libro, e – sornione – dice “Ve l’avevo detto! Non impariamo nulla dalla storia”. Però gli autori, in un finale un po’ meno cattivo e più pedagogico del resto del testo, ribadiscono che, d’altra parte: “noi pessimi umani possiamo imparare qualcosa dalla brutta storia! Prendete i romani. Crocifiggevano, gladiatorizzavano e circhizzavano la gente. Ma oggi non si fa più. E sapete perché? Perché sui romani è stata scritta un sacco di brutta storia. La gente era scioccata. E tanti altri nella storia ci hanno scioccati, dai villosi vichinghi che facevano a pezzi i monaci indifesi, ai nauseanti nazisti che hanno mandato al macello milioni di persone innocenti perché erano della razza sbagliata. Quando i popoli imparano dalla brutta storia, allora le cose cambiano DAVVERO”.

Un po’ riconfortati da queste parole, guardiamo quali sono i capitoli del testo più interessanti, ammesso che si posa usare questo aggettivo.

Stasera cinema, Il Gladiatore

Sorvoliamo sul capitolo Crudeli cacciatori, di cui segnaliamo il simpatico diario scolpito nella pietra di un bambino, datato Croazia, 70.000 ac. (scusandone l’anacronismo circa l’uso della scrittura): «Caro diario. Oggi avevamo fame. Abbiamo ucciso alcuni della tribù e li abbiamo cucinati. Mi è paciuto spaccare le ossa per succhiare il midollo. Al mio papà piace di più il cervello. Erano buoni, ma mi mancheranno gli amici arrostititi, i compagni cucinati e i parenti precotti».

Dopo il capitolo Ciniche città, in cui si narra della costruzione dei primi agglomerati urbani («perfetti per farsi rubare il borsellino e finire morti ammazzati», commentano gli autori, notando come le cose non siano cambiate poi radicalmente), si passa a quello sugli egizi (Terribili tombe), nel quale troverete un gioco che invita a indovinare se alcune abitudini molto bizzarre siano veramente esistite o meno (si scopre ad esempio che è falso che in India, durante il Medioevo, quando nasceva un bambino alla madre venivano tagliate due dita della mano. Infatti, era piuttosto la zia più anziana del bambino che doveva andare al tempio per adempiere a questo appassionante rito).

Attraversando rapidamente L’orribile oriente, dove si trova però un test per scoprire la propria attitudine alla tirannia, si arriva alla Rivoltante Roma, dove un manifesto pubblicizza un «bello spettacolo sanguigno per tutta la famiglia», e dove si ricorda però che la lotta tra animali e tra animali e uomini non è stata una prerogativa dei romani: la nazista Ilse Koch si divertiva a chiudere un prigioniero al giorno in una gabbia con un orso e un’aquila, tanto per fare un esempio.

Nel capitolo sui Bestiali Barbari ci si delizia con le pratiche di quelli che, non a caso, hanno poi fatto sì che il loro nome designasse gli atti più inumani (segnaliamo ad esempio il «puré di monaci»). Nello stesso capitolo, troviamo una intelligente presa in giro delle regole di guerra, mano mano modificate nel corso della storia. In una vignetta un soldato dice sorridendo all’altro: «Dopo di te, vecchio mio», e l’altro, spara, ringraziando l’altro per la cortesia. Come se la guerra possa essere regolata dal bon ton!

In Cattivi Cavalieri, Raymond D’Aguiliers, di ritorno dalla crociata del 1090, racconta in intervista della rivista «Cavaliere Oggi» le sue prodi imprese, mentre in Terrificanti Torture si racconta della migliore tecnica, utilizzata da Chiesa e Stato, per far finalmente sputare il rospo a chi ha pensava di tenersi tutto per sé.

Al capitolo Supersacrifici, dove vengono descritti i riti compiuti in Sudamerica prima dell’arrivo degli europei, fanno da controcanto i capitoli Eccessivi Esploratori (su Cortès e dintorni), e quello Crudi Criminali, dove si parla dei pirati e delle loro allegre scorribande e della deportazione di schiavi dall’Africa («Immaginate di giocare nei campi con le vostre sorelline. All’improvviso appaiono degli sconosciuti, vi braccano e vi gettano in catene in una scura, sporca, fetida nave affollata fino all’inverosimile»).

Finalmente ai giorni nostri

Eccoci all’800, il secolo degli operai delle fabbriche (e non che quelli delle campagne se la passassero meglio, specificano gli autori). Spazzacamini morti per malattie ai polmoni, donne e bambini al lavoro nelle miniere. Per fortuna che una legge del 1844 stabilì che i bambini tra gli otto e i tredici anni non potessero lavorare più di sei ore e mezza al giorno! A pag. 78, una ricetta, eventualmente da provare, descrive il pasto domenicale dell’operaio inglese inizi ottocento: mezza testa di manzo spellata e bollita. Sempre nello stesso capitolo, si può giocare al gioco da tavola Slum Street, dove si avanza rispondendo correttamente alle domande. Ad esempio, arrivati alla casa di Isabelle Wilson, bisogna indovinare in quanti letti dorme una famiglia di nove persone. La risposta corretta è due, anche se si ricorda che di figli la famiglia Wilson ne aveva avuti ben più di sette, solo che tutti erano morti fin da piccoli. E così via fino al traguardo.

Infine, arriviamo al Novecento. Nel capitolo Grevi guerre, il paragrafo «Come ti addestro il pupo» ricorda le tecniche per tramutare un ragazzo in un diligente nazista. E, parlando dello sterminio degli ebrei, si ricorda come d’altra parte, i massacri degli ebrei non sono certo una caratteristica tipica del Novecento. I cristiani, ricordano gli autori, usavano ammazzare gli ebrei ben mille anni prima di Hitler, con la scusa che gli ebrei avevano ucciso Gesù. Ma Gesù non era ebreo?

Correda il libro una tabellone finale con su disegnati tutti i Malvagi Maligni della storia, «cinquanta brutti ceffi» tipi non piacevoli da incontrare. Tra di essi, tanto per citare i più europei, Dracone, il legislatore greco del VII secolo che faceva giustiziare le persone per il minimo crimine, Alessandro Magno, Attila, Basilio Bulgaroctono, imperatore bizantino che accecò 14.00 prigionieri di guerra, Tomas de Torquemada, Robespierre, e la mitica coppia Hitler e Stalin. Il secondo, concludono gli autori, sebbene sia stato uno dei più grandi assassini della storia, vinse la seconda guerra mondiale «e il mondo chiuse un occhio».
Che un libro per bambini valga più di mille dibattiti storiografici?

 



 

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