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243 - 27.12.03


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La metà oscura della borghesia

Carlo Lucarelli con Paola Casella


E' difficile tenere dietro a Carlo Lucarelli, autore di saggi, romanzi gialli e racconti (in libreria attualmente ci sono la raccolta Il lato sinistro del cuore, per Einaudi Stile Libero, ma anche la riedizione di Autosole per Rizzoli), conduttore televisivo (Mistero in Blu, reintitolato poi Blu Notte, il programma di indagini sulla storia criminale d'Italia - e mezza Italia ancora parla dello speciale La Mattanza. Dai silenzi sulla mafia al silenzio della mafia - che ci tiene incollati al video persino il sabato sera - a proposito, sabato 13 si parla del Caso Mattei), sceneggiatore di film, fumetti e videoclip, fondatore del Gruppo 13 che riunisce i giallisti emiliano-romagnoli (come lui, che è di Parma e vive in provincia di Bologna), commediografo, cronista di nera, docente di scrittura creativa alla scuola "Holden" e nel carcere "Due Palazzi" di Padova.

Caffè Europa però è riuscito ad agguantarlo al volo per chiedergli conto della sua dichiarata passione per Georges Simenon.

Come si inserisce Simenon nell'ambito della letteratura europea?

Come un meastro, del noir in particolare, e della letteratura in generale. Simenon è stato un anello di congiunzione fra il genere noir e la letteratura classica, e ha introdotto un modo di raccontare storie gialle anche da un punto di vista psicologico. Nell'ambito dell'elite culturale francese era considerato un personaggio difficile, con un passato discusso e in effetti per certi versi discutibile: io però preferisco valutare un autore più per i libri che scrive che per il modo in cui viveva.

E' vero che il genere giallo è uno strumento che si presta al commentario sociale?

Attraverso il giallo si possono raccontare un sacco di cose, è come una lama affilata che taglia attraverso la realtà, e lo fa in modo talmente disturbante che i gialli sono stati per anni, e per certi versi sono ancora, libri che la gente legge un po' di nascosto. Simenon era maestro nel raccontare la società francese del suo tempo, ma soprattutto scavava nella geografia dell'anima. La somma di queste due capacità è un ritratto dall'interno della metà oscura della borghesia francese di provincia, che vale ancora per la borghesia provinciale di ogni luogo.

In che cosa consiste la modernità di Simenon?

Nella lingua, e nella capacità di analisi dei personaggi e della società: la Parigi di adesso non è quella di allora, ma i problemi e le dinamiche restano gli stessi. Prendiamo ad esempio il personaggio di Maigret: rischiano di passare di moda le sue rappresentazioni televisive e cinematografiche - in Italia, ad esempio, il Commissario Maigret è Gino Cervi, un grande attore che però adesso ci sembra un volto del passato. Ma in sé Maigret è intramontabile, perché rappresenta fondamentalmente la metafora dell'uomo che cerca: in questo senso, un erede di Ulisse. Il Simenon romanziere poi è diventato un classico, ha raggiunto un'autorità letteraria che nessuno gli potrà più togliere. E le buone storie raccontate bene, ricche di personaggi interessanti, non passano mai di moda.

Come mai la scrittura di Simenon si presta così tanto al mezzo cinematografico?

Il giallo in generale ha bisogno di una trama, di una successione di eventi molto forte, e questo costituisce un'ottima base per una sceneggiatura. Fin dall'inizio della storia del cinema c'è stata una forte commistione, quasi una sorta di complicità, fra film e letteratura noir, dove l'uno nutre l'altra e viceversa. La Francia poi, anche letterariamente parlando, ha una cultura molto visiva.

Chi sono, secondo lei, gli eredi di Simenon?

Non mi pare ce ne siano, perché lui era davvero un autore a sé. Comunque in Italia direi Camilleri, lo scrittore che più si avvicina ai ritmi della narrativa di Simenon.

Esiste secondo lei una cultura europea, della quale Simenon fa parte?

Quantomeno, esiste un giallo europeo, che si differenzia ad esempio da quello americano perché è molto più umano e molto meno scientifico, e perché mostra attenzione alle ragioni di tutti. In generale, credo che la letteratura europea sia legata da un comune sentire, si muova su un terreno condiviso di sensibilità e di valori - ad esempio un certo modo di intendere la democrazia e la funzione dello stato.


I link:


Uno dei siti dedicati a Carlo Lucarelli


Il sito del programma Blu Notte



 

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