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242 - 13.12.03


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Storie di tutti i giorni

Giorgia Perla


La vita di un tassista, a volte, può scorrere su strade davvero pericolose. Rajai è un giovane autista di minibus, uno come tanti, potremmo dire, con l’unica differenza di essere palestinese, e di percorrere ogni giorno la tratta Gerusalemme-Ramallah, per 3 shekel a corsa, lungo i viottoli di montagna di un territorio tra i più martoriati del mondo, col rischio costante di imbattersi in posti di blocco a ‘sorpresa’.

Ogni giorno Rajai gioca a scacchi con la morte, inizia la sua partita la mattina, quando sale sul suo bus, quando si chiude dietro la porta di casa senza sapere se mai la riaprirà. Ad un certo punto la luce si accende, Rajai scompare e il sipario si abbassa.

Era solo un film.

O quasi: perché quel film ci racconta una storia e una vita vere. Ford Transit, di Hany Abu-Assad, è un documentario, uno dei tanti che saranno presentati a Firenze dal 29 novembre al 4 dicembre nel corso della 44esima edizione del Festival dei Popoli. Cinque sale per più di cinquanta titoli che arrivano da ogni parte del mondo (Argentina, Birmania, Cile, Cina, Georgia, Israele, Yemen e così via).

La rassegna si articola in diverse sezioni: il Concorso Internazionale e Italiano, le due Sezioni Tematiche "Madame l’Eau - Storie d’Acqua" e “Fotografia, cinema, video”, le selezioni Il Presente Documentato, della quale fa parte il film di Abu-Assad, Filmare la Musica, Filmare il Teatro, Cinema & Arte, e infine Benvenuti in Europa, dedicata ai paesi dell’Est, in occasione del loro prossimo ingresso nell’Unione. Quest’anno, Benvenuti in Europa concentra le sue attenzioni sulla Polonia.

Tanti paesi, tante donne, uomini bambini, ognuno con una storia da raccontare, dalla guerra, che in Erkennen und Verfolgen (Guerra a distanza) di Harun Farocki, si trasforma in un macabro videogioco, all’evolversi del movimento dei girotondi, raccontato da Wolfgang Achtner nel suo La Primavera dei Movimenti, (è interessante nel film la presenza di Nanni Moretti che, in una lunga intervista in esclusiva, spiega i motivi della sua presa di posizione in politica); dall’acqua come in Madame l’Eau (La Signora Acqua) di Jean Rouch o A Guerra de Água (La guerra dell'acqua) di Licínio Azevedo, e ancora il consumismo, in Surplus: Terrorized into Being Consumers, l’abusivismo edilizio, in L’Esplosione, senza dimenticare la sezione dedicata all’arte.

A questo proposito ci saranno due momenti davvero interessanti: lunedì 1 dicembre alle 17.30 all'interno della sezione pratense del festival, “Filmare il teatro”, la proiezione di Lolita-sceneggiatura di Ariella Beddini, nella sala grande del Teatro Metastasio. La regista, specializzata in documentari di spettacolo, si è assunta il compito di "documentare" la riduzione teatrale del capolavoro di Nabokov, che ha la regia del maestro del teatro italiano Luca Ronconi. Martedì 2 dicembre al Cinema Alfieri Atelier, alle 19.30 verrà invece proiettato il film sulla vita personale e professionale di Robert Capa, dal titolo Robert Capa in Love and War (Robert Capa in amore e in guerra) di Anne Makepeace.

Presidente della giuria del Concorso Internazionale del Festival è il regista Emanuele Crialese, noto in Europa e negli Stati Uniti per Respiro, che insieme a un prestigioso gruppo di colleghi - il regista polacco Krzysztof Lang, la sceneggiatrice francese Marie-Pierre Duhamel e il giornalista siriano Salah Sermini - dovrà premiare il migliore fra i 15 documentari selezionati, che comprendono i lavori di maestri come il danese Jørgen Leth e preziose testimonianze storiche come The Revolution Will Not Be Televised, resoconto del tentativo di colpo di stato in Venezuela teso a rovesciare il governo di Hugo Chavez, raccontato in tempo reale.

La giuria nazionale, della quale fanno parte Sergio Frosali, storico e critico cinematografico, Giovanni Maria Rossi, Presidente della Cooperativa L’Atelier e Pietro Clemente, docente di Antropologia Culturale dell’Università di Firenze, sceglierà invece il Miglior documentario Italiano, fra i lavori di firme prestigiose come Gianni Celati e Giovanni Piperno.

L'“evento speciale” della rassegna, ci aspetta domenica 30 alle ore 15 all’Auditorium Stensen, con De fem benspaend (Le cinque condizioni) di Jørgen Leth e Lars von Trier, già apparso in concorso a Venezia: si tratta del remake di un documentario che Leth aveva realizzato nel 1967, The Perfect Human, sulle azioni quotidiane di un uomo.

Non potevano mancare le testimonianze sulla guerra in Irak: da Baghdad on/off del regista iracheno Saad Salman, ad Al-Jazeera Exclusive (Esclusiva Al-Jazeera) di Ben Anthony fino a Camera Gun (Francia-USA, 2003) di Lech Kowalski. Storie che vorremmo continuare a conoscere sempre e solo attraverso un vetro e che purtroppo a volte, con la forza di un ciclone, senza preavviso ci crollano addosso, quasi a ricordarci che tutto questo non è un film, che le lacrime non sono artificiali, il sangue non è sintetico e le bombe esplodono sul serio.


Per informazioni:

FESTIVAL DEI POPOLI
tel. 0039 055 244778 - Fax 0039 055 241364
Email: fespopol@dada.it
www.festivaldeipopoli.org


 

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