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237 - 04.10.03


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La sfida dell'alterità

Monique Veaute


Monique Veaute è Direttore generale ed artistico della Fondazione Romaeuropa, ideatrice del Romaeuropa Festival, giunto alla sua diciottesima edizione. Il festival si svolge dal 20 settembre al 30 novembre presso i teatri Valle, Argentina e Palladium, l'Auditorium Parco della Musica e il Centro Sociale Brancaleone di Roma.

Gli artisti sono sempre stati il nostro punto di partenza e di riferimento, e sempre di più anche noi lo diventiamo per loro. Cercano di debuttare nelle nostre date, chiedono aiuto per trovare partner o distribuzione in Italia e all’estero, ci chiedono di organizzare casting per nuovi progetti e sostegno per le loro produzioni. E noi abbiamo spesso un vero problema di scelta. Fabrizio Grifasi, che lavora alla programmazione, mi dice sempre: “Potremmo fare dieci festival; cosa scegliamo?”.

Certo non si può resistere a Peter Sellars che, entusiasta del Palladium anche nella sua funzione di Teatro dell’Università, vuole presentarvi il suo Artaud: per questo verrà una settimana a Roma a tenere un corso per gli studenti, come fa da anni al’UCLA. Perché della guerra – argomento di Per farla finita con il giudizio di Dio – non si può non parlare... E come non seguire nel suo folle percorso alla ricerca della rappresentazione della Tragedia Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio? Solo Romeo può raccontare l’epopea che rappresenta la creazione dei diversi episodi attraverso tutta l’Europa. Arriva a Roma, in esclusiva per il l'Italia, il settimo episodio, dopo il sesto al Festival d’Autunno di Parigi in ottobre. Come non accogliere la famiglia di Alain Platel nel suo generoso e esuberante sguardo sulle piaghe del nostro mondo, per il quale Sidi Larbi Cherkaoui ha scelto il tema della fede?

Sono, queste, vecchie conoscenze che ritroverete al Romaeuropa 2003: non potevamo dire di no a nessuno di loro, perché sono i simboli della necessità di rappresentare spettacolo, perché i loro spettacoli insegnano emozionando, divertono raccontando la complessità delle cose, ci aiutano a fare di Roma e dell’Italia, un vero centro di spettacoli per i giovani. E ridanno allo spettacolo la sua identità di luogo di dibattito. Questo eclettico insieme di artisti, la famiglia Romaeuropa, si è già arricchita lo scorso anno di un nuovo, prezioso membro: si tratta di Alessandro Baricco. Ad entrambi piacciono le scommesse, e sul fronte delle sfide difficili lui non ha paura di niente. Baricco sta riadattando l’Iliade; forse il primo grande testo della letteratura occidentale che parla di guerra. Terrà la prima lettura a Villa Medici il 21 settembre, con la complicità artistica di Richard Peduzzi.

Fra le novità di quest'anno, Deborah Warner e Fiona Shaw, che mettono in scena in un testo di Jeanette Winterson, la celebre scrittrice inglese. Una delle più grandi interpretazione della Medea che ho visto è stata realizzata proprio dalla Warner con Fiona Shaw: quelle immagine sono ancora impresse nella mia memoria. Presenteranno a Roma un’opera sull’amore via Internet; la scenografia ricorda Matrix ed è uno spettacolo pieno di sorprese che affronta la questione dell’identità: chi e come si ama dentro l’anonima rete?


Di identità in identità: siamo tutti cosi sicuri di riconoscere l’identità di chi ci risponde al telefono quando si prenota un volo negli Stati Uniti? Il gruppo dei Builders Association ed i motiroti sono andati a vedere di chi erano le voci di Joey e di Phoebe e li hanno scovati a Bangalore, in india, sede dei call center statunitensi, dove operatori locali imparano lingua, accenti, e tic americani. Acculturazione diremmo noi; ma Alladeen mette in scena un complesso scambio nella mente dei protagonisti, visibile su due schermi, fra l’America in versione sit-com Friends e l’India alla moda di Bollywood. I motiroti realizzeranno anche una serata speciale al Brancaleone: sono un gruppo straordinario ed assolutamente particolare.

Keith Khan, di famiglia indo-pakistana emigrata a Trinidad e art director del carnevale giamaicano di Nothing Hill, e Ali Zaidi hanno organizzato per Sua Maestà la Regina d’Inghilterra le grandi parate in occasione del Great Jubileum e della riunione dei Ministri dell’Economia del Commonwealth. Entrambi sono rappresentativi di una nuova generazione di artisti per i quali nazionalismo è una parola obsoleta, internet e globalizzazione il pane quotidiano (motiroti significa pane caldo sia in indiano che in caraibico) e l'identità il vero, stimolante e quasi divertente, dilemma.

William Yang, nato in Australia, è invece figlio d’emigrati cinesi. Il suo spettacolo racconta la ricerca di un identità, la sua, in parallelismo con l’emarginazione degli aborigeni, e l’identità di una terra australiana ormai occidentalizzata. È una sensibile narrazione sulla povertà e l’amicizia, una biografia fotografica di grande poesia, alla Bruce Chatwin.

Dal mondo porteremo anche musicisti e cantanti che vengono dal Pamir: vi posso assicurare che è una terra dimenticata da tutti, senza strade, senza cibo, solo immensi altipiani a tremila metri fra le montagne dell’Himalaya. Il Pamir è la parte nord est dell’Afghanistan, al confine fra Cina, Khirghizia, Pakistan: regno delle tribù, valle di passaggio degli ultimi nomadi. Porteranno le loro storie antiche e le loro musiche, perché adesso ricominciano a vivere e a creare dopo anni di guerra. Anche se probabilmente ci sarà difficile comprendere i loro riferimenti culturali, direi volentieri con Levi-Strauss che “è assurdo dichiarare una cultura superiore ad un'altra, sono uomini”. I cantastorie del Pamir sono grandi artisti e vale la pena di scoprire altri modi di fare musica.

Ancora più ad est, nel nord dell’India Mira Nair e l’Ifad hanno permesso a Dinaz Stafford di realizzare un film su un villaggio di agricoltori che tenta di salvare un sapere ed una pratica tradizionale legate ad un’arte di vivere senza farsi sopraffare dalla cultura dominante. Sono voci senza rimpianto, ma interrogative, quelle dei figli della globalizzazione.

Immaginatevi di entrare in metropolitana a Roma, o Parigi, e di uscire a Johannesburg: la proporzione di bianchi e neri è solo un po’ diversa – forse non troppo, almeno per Parigi. È ciò che Giovanni Lindo Ferretti e Giorgio Barberio Corsetti mi hanno raccontato del loro spettacolo musicale. M’interessa molto Giovanni Lindo Ferretti, un artista che sa stupire, anche con il nome del suo ultimo gruppo, “Per Grazia Ricevuta”; e poi con il suo cantare l’Ave Maria, con il suo sentirsi africano e nomade, dopo esser stato leader dei CCCP.

La presenza italiana è particolarmente importante quest’anno: ho già citato Baricco, Castellucci, Corsetti e Ferretti. Ci saranno anche Stefano Benni, con Paolo Damiani e Giorgio Rossi con un progetto sugli amori impossibili, ispirato alla Lolita di Nabokov. L’idea da cui è partito Benni per la sua Lolita mi ha convinto subito: Stefano mi ha parlato dell’amore della moglie di un corsaro per un verme. Amare l’alterità è veramente una sfida.

Il link:
Il sito del Romaeuropa Festival
www.romaeuropa.net



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