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236 - 20.09.03


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Regole semplici per una storia comune

Karl von Schwarzenberg con Nina Fürstenberg


Karl Schwarzenberg, figura politica influente della nuova Europa allargata, che avrà il baricentro un po’ più a Est, è un intellettuale mitteleuropeo, nato a Praga, e divide la sua vita tra la città di origine e Vienna; è stato consigliere di Vaclav Havel; pubblica il settimanale di cultura “Respekt”. Lo abbiamo intervistato sulla Costituzione europea e la disputa sui “valori”.

La Costituzione europea sarà probabilmente approvata nei prossimi mesi. Qual è la sua opinione circa il tema del richiamo a valori culturali o religiosi che alcuni vorrebbero inserire più esplicitamente nel preambolo?

Non credo che esistano valori definibili come specificamente europei, mentre esistono certamente valori reali, universali. Sono piuttosto la cultura, le tradizioni, ed i modelli di comportamento a definire l’Europa, e tutto ciò di cui l’Europa può essere fiera. L’insieme di regole e di comportamenti si sono sviluppati proprio nei periodi di mezzo, di tregua, tra le sanguinose guerre civili e le rivoluzioni, e sono nati dal riconoscere che il rispetto per le concezioni e i valori altrui è una questione di sopravvivenza. La grande conquista europea è stata la capacità di chiamarsi letteralmente a raccolta e di darsi un insieme di regole - in base al quale non solo convivere ma sopratutto vivere insieme - in un continente con una pluralità di religioni, lingue e nazioni senza precedenza. Cosi ritroviamo già tutte le strutture dei valori nelle importanti regole belliche. Seguiva l’elaborazione del diritto internazionale, dello ius gentium. Con la pace di Westfalia, si trovò un accordo nel senso di un rispetto reciproco. Oggi il cliché dei valori rischia di gettare a mare le regole apprese con tanta fatica, e di riportarci indietro, ad un’epoca di ideologie.

Dunque, coscienza delle tradizioni culturali invece che fissazione di valori?

La nostra tradizione culturale si fonda davvero su quattro colline: il Sinai e il Golgota da un lato, e l’Acropoli e il Campidoglio dall’altro. E’ a partire da queste fonti primarie, e dopo naturalmente anche da altre, che oggi possiamo sviluppare una coscienza ed un pensiero europeo. Le fondamenta comuni del pensiero europeo sono state anche influenzate dall’Islam, dai valori della Riforma e della Controriforma, ed infine dagli ideali dell’Illuminismo, della Rivoluzione Francese, per arrivare fino alle grandi ideologie del XX secolo. E anche se tutto questo fa parte delle basi stesse del nostro comune pensiero europeo, ciò non significa più, e da tempo, che esista quella categoria di specifici valori comuni europei alla quale oggi si fa tanto volentieri riferimento. Io sono figlio del XX secolo, e se penso alla prima e alla seconda guerra mondiale, all’evoluzione della guerra civile spagnola o alla guerra civile nella ex-Jugoslavia, ai campi di concentramento di Auschwitz, mi chiedo chi può dirmi in buona coscienza che questi “valori europei” possano effettivamente essere proposti come modello per una futura Costituzione. Credo si tratti di parole vuote, e anche molto irrealistiche.

La ricerca di valori è dunque una falsa partenza?

Sì, io la penso così. E’ un tentativo, copiato all’America, di esprimersi in maniera politically correct. Ma naturalmente questa ricerca di valori viene in parte anche utilizzata come una copertura, allo scopo di riuscire ad inserire nella futura costituzione europea dei contenuti politici molto mirati, che possono essere ricondotti a chiarissimi interessi politici. La discussione sugli interessi appartiene naturalmente alla natura della politica, ed è anche importante che i diversi gruppi di interesse siano rappresentati ufficialmente. Però, la discussione politica dovrebbe essere più onesta. Molto più ragionevole sarebbe una Costituzione molto breve, non caricata da un eccesso di valori. Invece di voler ad ogni costo mantenere fissi in eterno gli attuali bisogni e conquiste, dovremmo fare della costituzione ciò che essa dovrebbe essere in base alla propria natura: un insieme di regole di base per la discussione politica. Vale a dire, chiare, semplici linee-guida, che sia davvero possibile seguire, senza troppe concezioni sociali, o confessionali, o politiche, che hanno poi come conseguenza il fatto di essere troppo vincolate ai tempi, e troppo rigide. Il risultato è che questo genere di costituzione deve poi essere continuamente rielaborato, perdendo così di credibilità. In America la costituzione si fonda su poche e semplici regole, ed è questo che l’ha tutelata.

La questione religiosa nella costituzione europea ha portato a grosse discussioni.

La formula sopra citata delle quattro colline corrisponde senza dubbio alla verità storica, e rende inutile una discussione sulla tradizione spirituale. Se dovessi scegliere una definizione che, di nuovo, corrispondesse ad un solo gruppo e che fosse una tipica questione di opinione, si finirebbe subito per inficiare il dibattito sulla costituzione. Ma deve essere chiaro che, naturalmente, tutto il pensiero europeo è permeato dal confronto con la chiesa, e ciò vale allo stesso modo per la Riforma così come per il marxismo, che sarebbe impensabile senza le basi giudaico-cristiane.

Quali tradizioni culturali e quali regole di comportamento caratterizzano l’Europa?

Le tradizioni culturali che si sono sviluppate in Europa comprendono naturalmente gli ambiti più vari. Ad esse appartiene soprattutto la centralità dell’uomo, l’umanesimo, e la concezione che tutti gli esseri umani sono fratelli e godono degli stessi diritti. Altre idee di fondo, come l’uguaglianza di fronte alla legge o il concetto del diritto dei popoli, si sono sviluppate in Europa in epoca moderna, ad esempio il riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti di tutti gli Stati, e l’idea stessa della libertà della scienza, in senso moderno; tutte queste tradizioni culturali sono state sviluppate in Europa, ed è evidente che esse non possono essere accettate subito e necessariamente da altre culture.

Poco tempo fa, la Repubblica Cèca, in un referendum, si è espressa in favore della propria entrata nella UE. Cosa significa questo per un paese che ha recuperato la propria indipendenza solo dieci anni fa?

Ovviamente per molti è un problema, e lo dicono chiaramente. D’altro canto c’è però il dato di fatto che questo paese si sente ormai come una componente naturale dell’Europa. Alla maggior parte dei cèchi risulta molto lontana la concezione – di casa in Francia e in Germania – di uno Stato federato, comune, che ‘cresce insieme’. La loro idea di un’Europa comune si avvicina piuttosto a quella della Gran Bretagna, o a quella di alcuni paesi scandinavi. Si dovrebbe riuscire a non rendere Bruxelles troppo potente e, in conclusione, rimanere indipendenti.

(traduzione dal tedesco di Laura Bocci)


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