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235 - 06.09.03


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Il governo dell'Europa

Marta Rovagna

Sandro Gozi, Il governo dell’Europa, Il Mulino, pp.223, Euro11,36

“L’Europa è una delle storie di successo del nostro tempo” ha detto Romano Prodi. Certamente gli Stati europei stanno realizzando un’impresa storica, costruendo un’integrazione politica senza precedenti, in continuo sviluppo e basata su un sistema del tutto originale e insolito rispetto alla tradizione occidentale. L’importanza dell’Unione Europea è da individuare anche nella possibilità che il Vecchio Continente si è dato di tornare protagonista negli affari mondiali presentandosi come un unico corpo istituzionale e politico al tavolo di chi decide la guerra o la pace.

Gozi descrive in questo libro le principali caratteristiche del modello politico europeo, corredando la trattazione degli organismi fondanti dell’UE con quella dei più recenti sviluppi istituzionali. L’Unione, che vive in questo momento una fase molto delicata della sua storia, stretta fra la necessità di riformare singole istituzioni e quella di dare un nuovo volto all’intero sistema, è analizzata tenendo conto dei principali problemi attuali: l’introduzione dell’euro, l’allargamento dei confini a Sud e ad Est con la prospettiva di una difficile integrazione di nuovi paesi e società, la recente crisi istituzionale nata dalle dimissioni collettive della Commissione Europea.

Ma che cos’è l’Unione europea? Come interagiscono le sue istituzioni, di cosa si occupa, come sono ripartite le funzioni legislative e esecutive nel sistema comunitario?

L’UE non è uno Stato e come tale non si basa sulla tradizionale separazione dei poteri, e questa assenza determina in sede europea l’inesistenza di qualsiasi distinzione fra legge e regolamento. La distribuzione dei poteri segue uno schema triangolare nel quale il Consiglio, in cui sono rappresentati i Governi degli Stati membri, il Parlamento e la Commissione interagiscono sulle realtà per le quali sono chiamati ad esprimersi; si assiste di fatto ad una commistione di poteri.

Al triangolo iniziale si sono aggiunte progressivamente nuove forme di cooperazione e istituzioni: la Banca Centrale Europea che gestisce la politica monetaria in modo indipendente; la cooperazione del Parlamento europeo con i parlamenti nazionali (COSAC, Confederazione delle Commissioni per gli Affari Esteri) che rende effettivo il processo di democratizzazione inizialmente solo indiretto e formale; il Comitato delle regioni, sensibile alle istanze di tutte le rappresentanze delle diverse regioni degli Stati membri; la cooperazione di Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) che mira a creare una mentalità europea anche su punti tradizionalmente legati al concetto di sovranità statale come il sistema penale.

Il governo della moneta viene esercitato in base ad un modello integrato, gli altri aspetti invece sono ancora fortemente influenzati da classici elementi intergovernativi, anche se la speranza è che si sviluppino in modo originale, nella linea di tutta l’Unione. Gozi parla evidentemente del Trattato che ha sancito la struttura a “pilastri” dell’UE: il Trattato di Maastricht riflette i due metodi che sono da sempre alla base della struttura comunitaria: l’integrazione comunitaria e la cooperazione intergovernativa. Dove non arrivano le strutture pensate per funzionare a nome di tutti i Paesi membri ci sono commissioni che si occupano di mettere a confronto i rappresentanti dei diversi Stati sui temi più importanti.

L’entrata in vigore di un altro trattato fondamentale, quello di Amsterdam, ha contribuito a rendere più “costituzionale” e democratica l’UE, attraverso il rafforzamento e l’estensione dei poteri del Parlamento Europeo.

La dettagliata e completa analisi di Gozi si conclude con il tema più scottante: il futuro dell’Unione Europea, la sua estensione, le nuove esigenze e le nuove competenze che dovrà acquisire. L’autore aderisce alla tesi di coloro che si augurano un’Europa costituita da un “nucleo duro” composto dagli Stati fondatori che si occuperanno di sviluppare ulteriormente le attuali forme di coordinamento e cooperazione. Attorno a questo nucleo più integrato si collocheranno quegli Stati che non si ritengono ancora pronti per un’integrazione completa a causa delle loro condizioni politiche e monetarie.

Occorre soprattutto che l’Unione, allargandosi, maturi anche una propria identità politica e approfondisca un sistema di valori alla luce dei quali valutare se e come continuare.

 

 

 

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