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235 - 06.09.03


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Non c’è Europa senza un’anima

Mauro Buonocore

Furio Cerutti, Enno Rudolph (a cura di), Un’anima per l’Europa. Lessico di un’identità politica, Edizioni ETS, pp. 274, Euro 16

“Dare un’anima all’Europa significa far emergere in un continuo dibattito pubblico i valori, i principi giuridici e i fini politici che meglio esprimono le ragioni per le quali stiamo costruendo una nuova entità politica”. Con questa frase, colta dal capitolo introduttivo di Un’anima per l’Europa. Lessico di un’identità politica, Furio Cerutti, che con Enno Rudolph ha curato il volume, apre la lettura a un elemento essenziale della costruzione dell’Unione europea.

Idea cardine del libro è che la realizzazione di un’entità politica passa necessariamente per la via dell’identità. Ogni governo democratico non può dirsi tale, sostengono gli autori, finché i cittadini non sono in grado di guardare a se stessi come a individui che fanno parte di una collettività, di un insieme di cittadini rappresentati da quel governo. Non si può parlare, insomma, di Ue finché gli europei non sono in grado di guardare a problemi politici, sociali, economici, finanziari con gli occhi consapevoli di cittadini dell’Unione.

Il libro si presenta come una raccolta di saggi che indicano un percorso verso l’identità, o meglio, che lavorano alla ricerca di strumenti che possano aiutare a costruirla. Per costruire si parte dalle fondamenta, e anche il lavoro degli autori segue la stessa strada, iniziando a fornire ai lettori il lessico, la terminologia e i concetti base sui quali poggiare il progetto dell’identità europea. I capitoli, firmati da specialisti di materie giuridiche, politiche, economiche e storiche di respiro europeo, passano in rassegna i termini che ci aiutano a capire che cosa voglia dire sentirsi cittadini dell’Europa.

Dalle strutture burocratiche alle questioni della cittadinanza, dalla giustizia alla politica estera fino a un excursus storico dei tentativi di costruire una coscienza europea, il percorso continua fino alle ultime pagine del volume, dove è ospitato un utilissimo glossario che raccoglie i termini tecnici e i nomi delle maggiori istituzioni dell’Unione.

Segnata la strada, però, questa si presenta irta di ostacoli che mettono in pericolo il cammino della comprensione. Quando si parla di identità, di sentimento comune di una collettività, è facile scivolare nei terreni dei nazionalismi, dei particolarismi, delle identità che si fanno sinonimi di contrapposizione e di ostilità, oppure di apologie e trionfalistici entusiasmi per l’Europa e gli europei. Ma questo non è certo il caso del libro che abbiamo sotto gli occhi.

Sin dalle prime pagine Cerutti è molto chiaro nel tracciare una separazione netta ed essenziale tra due tipi diversi di identità. Da una parte c’è l’identità culturale, quella fatta di tradizioni e di storia, quella della lingua nazionale; un’identità di questo tipo non potrà mai riguardare l’Ue, perché L’Europa “non si avvia ad essere un melting pot di culture”, non ci sarà mai unificazione culturale e linguistica. L’identità di cui ha bisogno l’Unione è di tipo più leggero (soft, dice Cerutti), strettamente politico, un’identità che riguarda la dimensione del policy-making, della scelta di decisioni che risolvano problemi che siano avvertiti, dalle istituzioni e dai cittadini, come questioni autenticamente europee, che si possano trattare solo nell’ambito dell’Ue.

Non c’è Europa senza un’anima, dunque, senza un opinione pubblica che affermi le idee di persone che si esprimono in quanto cittadini dell’Unione. Non c’è identità politica senza la realizzazione di un demos, di una coscienza collettiva che sappia creare una “conversazione degli europei tra loro”.

 

 

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