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232 - 19/07/03


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Un'idea per la cultura europea
Anna Maria Rimoaldi con Paola Casella

Il Premio Strega Europeo è nato quest'anno, in occasione del Semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, sotto l'egida del Ministero degli Affari Esteri e della città di Roma. Una sfida accolta con entusiasmo dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci che cura l'organizzazione del Premio Strega, e che in quattro e quattr'otto ha dovuto sottoporre al vaglio di una giuria d'eccezione, composta da un gruppo di scrittori italiani che si sono aggiudicati il premio in passato, i lavori di sette fra i più interessanti scrittori europei contemporanei, dallo spagnolo Bernardo Atxaga all'irlandese John Banville, dal francese Franz-Olivier Giesbert all'olandese Harry Mulisch , per cui già si parla di premio Nobel.

Anna Maria Rimoaldi, direttrice della Fondazione Bellonci, ci racconta il tour de force del primo premio italiano dedicato alla letteratura europea.

Come è nata l'idea del Premio Strega Europeo?

Tutto è partito da una richiesta del Ministero degli Esteri: una volta tanto un funzionario si è fatto promotore di una bellissima iniziativa in occasione del Semestre italiano all'Unione - un omaggio della letteratura italiana alla letteratura europea. Veltroni ha accolto con gioia questa iniziativa: del resto proprio a Roma è stato firmato il Trattato del '57, che fondava il primo nucleo dell'Unione europea.

Come si sono svolte le selezioni dei concorrenti al premio?

Innanzitutto bisogna precisare che il Ministero degli Esteri ci ha contattato solo una decina di giorni prima della consegna del premio, quindi uno dei principali criteri di selezione è stato la disponibilità degli autori a partecipare alla cerimonia di premiazione: si sa che per gli autori stranieri le apparizioni vengono stabilite con molto anticipo, anche di mesi. Così ci siamo rivolti a quelli fra i grossi editori, che già lavorano con noi tutto l'anno, che stampano libri europei e abbiamo chiesto loro di contattare i loro migliori scrittori per verificare che potessero venire alla premiazione. Non abbiamo imposto agli editori un limite numerico, e la loro selezione è stata di sette candidati. Le case editrici hanno pagato il soggiorno degli autori a Roma, mentre il Ministero ha pensato al biglietto d'aereo.

E per quanto riguarda la composizione della giuria?

A votare dovevano essere venti premi Strega, ma purtroppo sono stati solo 19, visto che Giuseppe Pontiggia è venuto a mancare proprio in questi ultimi giorni. Si è trattato di Alessandro Barbero, Alberto Bevilacqua, Ferdinando Camon, Manlio Cancogni, Pietro Citati, Vincenzo Consolo, Umberto Eco, Ernesto Ferrero, Raffaele La Capria, Giorgio Montefoschi, Claudio Magris, Dacia Maraini, Margaret Mazzantini, Stanislao Nievo, Michele Prisco, Carlo Sgorlon, Enzo Siciliano, Domenico Starnone e Sebastiano Vassalli. L'unica nostra indicazione era quella di tenere in particolare considerazione gli autori dei paesi in procinto di entrare a far parte della UE. Credo che sulla scelta del vincitore, il cittadino italiano di origine bosniaca Predrag Matvejevic', abbia pesato molto il suo impegno europeo.

Come è stata accolta dal pubblico del Premio Strega questa novità "europea"?

Con un entusiasmo che ha superato le nostre aspettative: all'ultimo minuto, abbiamo dovuto operare una selezione per decidere chi potesse entrare nella sala dove si è svolta la cerimonia. La cultura italiana ha molto il senso dell'unità europea, del resto è un concetto che risale a Mazzini e al Risorgimento.

Come mai in Italia non si è pensato prima a un premio di questo genere?

Per la verità ci sono stati dei tentativi in passato, ma sono sempre falliti, e comunque parliamo di tanti anni fa, quando il libro straniero in Italia non aveva grande successo, e gli unici non-italiani che vendevano da noi erano gli americani. Dopo la cerimonia di consegna del Premio Strega Europeo gli editori presenti mi dicevano invece che ormai si sta verificando un'inversione di tendenza rispetto al passato: gli autori europei in Italia vanno meglio degli americani, cominciano a trattare temi che interessano i nostri lettori e a costruirsi un loro pubblico.

Pensate di riproporre il premio il prossimo anno?

Non credo. Preferirei che venisse invece istituito un premio europeo che coinvolgesse tutti i paesi dell'Unione e soprattutto gli istituti di cultura italiana presso ciascun paese. Si potrebbero ipotizzare tante giurie di 50 persone ciascuna, composte, come quella del premio Strega, da rappresentanti del mondo culturale più vario, dal musicista al pittore allo scrittore al professore universitario al critico al giornalista. Alle giurie si farebbe leggere il gruppo di libri candidati dai singoli paesi - uno per nazionalità - tradotti nella lingua di ciascuna giuria: anche solo a livello di lettura, sarebbe un risultato enorme, un bel tentativo di divulgazione culturale. Il premio potrebbe essere assegnato ogni anno in una città europea diversa - Roma, Londra, Parigi, Bruxelles. E si potrebbe trasmettere la cerimonia in Eurovisione.

Che cosa, secondo lei, può favorire la nascita di un'identità europea?

La risposta, dal mio punto di vista, è scontata: la cultura. Antonio Maccanico, il presidente della Fondazione Bellonci, ha detto nel corso della premiazione che a unire l'Europa viene prima la cultura, poi la politica o l'economia.


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