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232 - 19/07/03


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Presidente, che toppata!
Daniele Castellani Perelli

Berlino. Negli anni Trenta Roma e Berlino, complice una comunione d'intenti e d'ideologie, formavano un solido asse basato sull'amicizia e sulla stima reciproca dei propri leader. Mussolini aveva indicato la strada ad Hitler, tanto che quest'ultimo era costretto ad ammettere che "forse la camicia bruna non sarebbe mai nata, se non vi fosse mai stata la camicia nera". Il regime nazista volle celebrare la terribile amicizia attraverso la costruzione dell'Ambasciata italiana, la quale, come fu scritto, sarebbe dovuta essere la più bella di Berlino. Tuttavia la Germania non nascondeva una certa diffidenza verso l'alleato, e Hitler stesso rimpianse di essersi affidato ad un popolo tanto debole ed infido. Mutatis mutandis, nelle ultime due settimane è riapparso nel mondo tedesco quel misto di apprezzamento e diffidenza che già contraddistingueva i rapporti italo-tedeschi cinquanta anni fa.

Ricostruiamo le ultime due settimane. La riapertura della vecchia Ambasciata è stata l'occasione per saggiare lo stato dei rapporti tra i due paesi. I due Presidenti, Ciampi e Rau, hanno consolidato un'intesa già ampiamente testimoniata dalla celebre visita compiuta lo scorso anno dal Presidente tedesco a Marzabotto, un'intesa che non è solo "diplomazia" e che fa parlare i due ad una sola voce su temi come l'Europa ed il Medio Oriente. Il rapporto tra i due esecutivi è invece molto teso. Sono lontani i tempi in cui De Gasperi e Adenauer lavoravano di comune accordo alla costruzione dell'Europa. Oggi la diffidenza è totale, e la stampa tedesca è all'avanguardia negli attacchi europei a Silvio Berlusconi, il "Padrino", secondo la dura copertina di Der Spiegel.

La Spd aveva annunciato battaglia, e battaglia è stata già il primo giorno dell'insediamento della presidenza italiana, con la nota dura polemica tra il socialdemocratico Martin Schulz e il presidente Berlusconi. La stampa ha parlato di "tumulto" e "clamore" per l'infelice accostamento tra Schulz ed il "kapò" nazista. La Frankfurter Allgemene Zeitung, tanto per citare un quotidiano conservatore, ha ripreso le parole dello spagnolo Baron, che aveva augurato una "bella figura" alla presidenza italiana. "Keine", cioè nessuna, "Bella Figura", ha scritto la Faz, mentre i telegiornali non solo hanno dato molto risalto alla notizia, ma hanno anche voluto ascoltare, non a caso, le reazioni di Cohn-Bendit e di Hans-Goert Poettering.
Il primo era stato sbandierato dalla stampa italiana come esempio di politico di sinistra senza pregiudizi verso Berlusconi. Il secondo è uomo della Cdu e addirittura capogruppo del Ppe, e solo due giorni prima aveva ammonito i critici del premier italiano a non portare polemiche italiane sul palcoscenico europeo. Ebbene entrambi hanno censurato duramente l'intervento di Berlusconi, ed il loro volto tradiva una delusione mista a disprezzo.

C'è certo un pregiudizio anti-italiano che accomuna la classe dirigente tedesca, francese ed inglese. E' un sentimento trasversale, che è motivato anche dalla storica inaffidabilità bellica dell'Italia, dalla riottosità del popolo italiano alla legge e dalla fastidiosa esperienza delle Cancellerie occidentali che, dal dopoguerra, non si sono mai trovati davanti gli stessi omologhi italiani per più di due-tre anni. Questo sentimento persiste, ed è certo legato ad un senso di superiorità nei confronti della nostra democrazia. Ma quello che ci interessa capire è: a chi è diretto questo anti-italianismo? Un po' è rivolto al popolo e un po' ai politici in generale, tanto che ha trovato motivo d'essere anche durante i quattro governi dell'Ulivo. Ma la situazione oggi è radicalmente mutata. Il popolo italiano è ancora visto con sospetto, ma stavolta soprattutto in quanto elettore di Berlusconi. Non è assolutamente una questione di colore politico: Bush e Blair, Chirac e Schroeder rappresentano solide alleanze trasversali, e per rimanere alla Germania va ricordato che il socialdemocratico Schoreder va più d'accordo oggi con i francesi che ai tempi di Jospin. Non è nemmeno un fatto di alleanze internazionali, perchˇ fu il filoamericano Aznar a promuovere la lettera di solidarietà agli Stati Uniti in risposta all'iniziativa franco-tedesca, ma nessuno Spiegel d'Europa dedicherebbe al leader spagnolo una copertina sprezzante come quella che il settimanale tedesco ha regalato al Presidente del Consiglio italiano.

Se oggi insomma l'Italia è sotto i riflettori di tutta Europa lo si deve s“, in piccola parte, ad un certo sotterraneo e generico antiitalianismo, ma in gran parte all'uomo Silvio Berlusconi e al suo duplice "peccato originale", un conflitto d'interessi che lo rende di una iperpotenza sconosciuta alle democrazie occidentali e un italianissimo fastidio verso la giustizia e verso lo Stato. La stampa tedesca ed europea in generale ha ripreso ad attaccarlo sull'onda dell'approvazione del "Lodo Schifani", e Giuliano Amato sperava probabilmente di evitare tutto ciò quando chiedeva che fosse Gianfranco Fini, in quanto membro del Presidium giscardiano, a presiedere il semestre italiano. Certo anche in quel caso Der Spiegel si sarebbe inventato una copertina immaginifica, alludendo al fascismo e riproponendo dunque in altra salsa quel pregiudizio anti-italiano. Ma sarebbe stato un comportamento manifestamente scorretto e c'è da credere che gli altri organi d'informazione europei non avrebbero alimentato la polemica. Nessuna polemica infine avremmo avuto se il centrodestra si fosse affidato a uomini come Fazio o Casini, che ci si augura ben presto possano insidiare la leadership berlusconiana.

I giornali tedeschi non hanno riservato al popolo italiano il trattamento che, ad esempio, tanta stampa americana ha riservato pochi mesi fa ai francesi, apostrofati con epiteti offensivi e volgari. La Frankfurter, quotidiano conservatore, si è concentrata sulla questione giustizia, riportando prima con rilievo la notizia della domanda sul "Lodo Schifani" posta qui a Berlino da una studentessa ad un imbarazzato Ciampi, e ospitando poi un articolo di Antonio Di Pietro sui guai giudiziari di Berlusconi. La Sueddeutsche Zeitung ha titolato, in italiano, "Attenzione, Europa" e ha criticato non solo la mancata risoluzione del conflitto d'interessi, ma anche le modalità "private" con cui il premier italiano gestisce la politica estera, come quando "invece che nei luoghi ufficiali, riceve gli altri capi di governo nella sua sontuosa villa in Sardegna". Die Zeit ha parlato di "regime" e ha scritto: "Egli ha sfruttato senza vergogna il suo potere per i suoi interessi personali". Il settimanale ha invocato una sorta di ingerenza, perchˇ "ciò che succede in Italia è politica interna dell'Europa": "Il silenzio dei governi europei sul caso Berlusconi non è solo scandaloso. E' miope e pericoloso". "Come vorranno in futuro gli Europei - ha concluso Die Zeit - impartire agli altri paesi lezioni di Democrazia, Libertà e Stato di diritto, se loro tollerano in silenzio, a casa propria, Berlusconi?".

I giornali italiani che hanno scambiato l'antiberlusconismo dei giornali europei con un più generico antiitalianismo lo hanno fatto o per propaganda o per cercare di riportare la giusta calma in un momento tanto delicato, per non essere insomma tacciati, come accade spesso, di "tradimento della patria". Ma nonostante un pregiudizio di fondo nei nostri confronti persista, l'Italia rimane a Berlino il paese europeo più amato, come dimostra il recente successo delle giornate della cultura italiana, la copertura mediatica della riapertura dell'Ambasciata, la diffusione della nostra lingua presso i giovani tedeschi, le vacanze toscane di Schroeder e Fischer o il profondo rispetto che circonda uno dei tanti italiani di qualità che ci rappresentano nel mondo, quel Claudio Abbado che oggi guida la Filarmonica di Berlino che fu di Herbert von Karajan. Silvio Berlusconi, durante il semestre europeo, verrà giudicato dai risultati, come è stato scritto e come è giusto. Ma resta il fatto che, come scrive Die Zeit, "i governi europei si vergognano". La Cdu oggi ad esempio in Germania tace, e non difende l'autorevole compagno del Ppe. Ci fosse Casini, ci fosse Fini, il semestre italiano non partirebbe in salita, il cittadino italiano all'estero non dovrebbe sorbirsi questo umiliante bombardamento mediatico, e i tedeschi che abbiamo intervistato qui a Berlino non ci direbbero, con sincero dispiacere, "Schade, Italien". "Che peccato, Italia".


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